VIMINALE: SONO 169 I SIMBOLI ACCETTATI. FUORI QUELLI “CIVETTA”

simboli partiti

Il Viminale ha concluso l’esame dei simboli elettorali depositati nei giorni scorsi in vista delle politiche del 24 e 25 febbraio. Sono 169 i simboli accettati, 34 quelli ricusati (vale a dire che i loro depositanti hanno un arco temporale di 48 ore per modificarli o sostituirli), 16 quelli bocciati (in quanto ritenuti carenti della documentazione necessaria per partecipare alla competizione elettorale). Il tutto su un totale di 219 contrassegni partitici depositati: un dato numerico in aumento rispetto alle ultime politiche del 2008, quando furono accettati 153 simboli su 181, ma che lascia insuperato il record dell’annata ‘94, quando ad essere ammessi furono ben 304 simboli.
Tra promossi, bocciati e rimandati, però, alla prossima tornata elettorale di febbraio ce ne sarà comunque per tutti i gusti. Si parte infatti dai simboli dall’aspetto un po’ più classico, fino ad arrivare alle liste “Dimezziamo lo stipendio ai politici”, “Movimento Bunga Bunga” e “Io non voto”, solo per citarne alcune tra le più curiose ammesse dal Viminale.

Sotto la voce “ricusati” compaiono le cosiddette liste civetta, ovvero i doppioni: è il caso del clone del simbolo del “Movimento 5 Stelle” di Grillo, depositato dall’ex grillino Danilo Foti, e di quelli che copiavano i simboli del premier uscente Mario Monti (“Monti presidente per l’Europa”), del magistrato Antonio Ingroia (“Rivoluzione Civile”) e della lista Grande Sud. Ricusato anche il simbolo della Lega Nord, che aveva al suo interno i nomi di “Maroni” e di “TreMonti” con la “M” maiuscola: la Lega ha già fatto sapere che ripresenterà il simbolo, modificando il nome di “Tremonti”.
In particolare il caso-clone del Movimento di Beppe Grillo aveva provocato una reazione molto dura da parte del comico genovese, che aveva minacciato di non voler partecipare alle elezioni se la “copia” del suo simbolo fosse stata accettata. Come è sua abitudine, Grillo si era scagliato preventivamente contro il ministro dell’Interno, annunciando una battaglia all’ultimo colpo in caso di ammissione del contrassegno elettorale che avrebbe frodato il Movimento. Ma la sua teoria complottista alla fine si è rivelata inutile, quanto mai inappropriata: il ministero dell’Interno, infatti, ha deciso giustamente di non ammettere la lista che copiava il M5S. Che sia la volta buona che l’ex comico la smette di sbraitare?!