VALORIZZARE LA FUNZIONE DOCENTE PER UNA VERA RIFORMA DELLA SCUOLA

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È difficile valutare una riforma da una conferenza stampa. Gli slogan sono una cosa, le norme approvate un’altra. Perciò, il giudizio sulla “buona scuola” non può che essere provvisorio, in quanto, come dice giustamente Michele Ainis, fra l’annuncio di una nuova legge e la sua effettiva pubblicazione passano, in genere, tempi molto lunghi e variazioni molto ampie in termini di contenuti.
Però, gli annunci non possono rimanere senza commento. Anche perché in questo caso sono annunci che suscitano grandi perplessità.
Renzi dice che, con la riforma, finiranno le classi pollaio. E la ministra Giannini che la parola chiave è l’autonomia scolastica. 
In attesa di leggere l’articolato e di poter esprimere  un giudizio più meditato, possiamo fissare alcuni punti.
Le classi pollaio non scompaiono dando ai presidi il potere di decidere l’assegnazione dei docenti, ma dando, ai presidi o ad altri, le risorse necessarie per aumentare gli organici.
Le classi di 30 o 35 alunni non sono una scelta perversa delle Direzioni scolastiche regionali, sono la conseguenza inevitabile dei tagli all’Istruzione degli ultimi anni.
Per risolvere il problema, è sufficiente tornare indietro e riaccreditare al MIUR i fondi che gli sono stati scippati.
Poi, che sia la Direzione regionale o i Dirigenti scolastici, o altra entità a decidere non credo sia particolarmente importante.
Importante è, invece, che le scelte siano ancorate a criteri oggettivi, trasparenti e predeterminati. Altrimenti, la discrezionalità diventa arbitrio. Se ai Presidi verrà data la facoltà di scegliere “ad libitum”, è facile ipotizzare che nella categoria alligneranno, accanto a tanti ottimi dirigenti, tanti piccoli baroni che, al pari, o forse peggio, di quelli universitari, faranno il bello e il cattivo tempo, con il solito seguito di clientele, favoritismi, abusi, denunce e inchieste e con effetti devastanti sulla residua credibilità della istruzione pubblica.
In secondo luogo, l’autonomia di cui parla la ministra Giannini è un concetto vuoto in nome del quale sono state fatte le peggiori riforme della scuola degli ultimi trenta anni.
Quello che è importante non è l’autonomia scolastica, ma è l’autonomia della funzione docente che è una cosa seria e che è stata sempre più svilita dai governi, di centrodestra e di centrosinistra, con un progressivo deterioramento del livello qualitativo degli studi.
Su questo punto, dalle notizie che sono state rese note, la riforma potrebbe segnare un grave, ulteriore degrado per il sistema educativo nazionale.
Trasformare il Dirigente scolastico in un superman sul quale concentrare tutti i poteri è la scelta peggiore che si potesse fare. Sia perché è finalizzata a comprimere lo spazio di autonomia dei docenti che sono la vera spina dorsale della scuola, sia perché va a rafforzare aree di attività quali gli adempimenti burocratici, le funzioni amministrative, i progetti, le riunioni che nulla hanno a che vedere con l’insegnamento, che dovrebbe essere il vero e unico “cuore” della istituzione scolastica.
D’altronde, non a caso, governo, ministri e presunti esperti pongono l’accento sul ruolo manageriale del dirigente scolastico che, secondo le speranze di chi ha ideato questa riforma, dovrebbe essere capace di reperire finanziamenti aggiuntivi necessari per accrescere l’efficienza della scuola.
Il che, potrebbe, anche, essere condivisibile, purché non vada a detrimento della didattica e, quindi, evitando di coinvolgere gli insegnanti, che hanno una funzione alta da cui dipende il futuro della società,  migliorare il livello culturale dei propri allievi e che andrebbero valutati per questo e non per l’abilità nel riempire scartoffie, presentare progetti o fare da supporto al preside nelle attività amministrative. 
Il giudizio finale è, comunque, sospeso, in attesa di conoscere il provvedimento in tutti i dettagli. Spesso, le “slide” sono migliori delle norme. Ma, ci sono casi in cui si verifica il contrario. Anche perché, fortunatamente, si tratta di un disegno di legge e i passaggi parlamentari potrebbero aiutare a migliorare il progetto.
Non conforta, però, l’assenza di interventi da parte delle associazioni di categoria più rappresentative. Finora ha preso una posizione forte solo l’ANIEF, un’organizzazione minore che si è già imposto alla attenzione della pubblica opinione, risolvendo, con un ricorso alla Corte di Giustizia della UE, il problema dei precari, una delle vergogne nazionali, su cui i sindacati tradizionali non avevano sollevato alcuna obiezione.
E, poi, c’è il Papa che ha levato la sua voce autorevole in favore degli insegnanti, vittime di una ingiustizia, in quanto fanno un lavoro bellissimo e sono malpagati.
Mentre il governo ha minacciato di tagliare anche gli scatti di anzianità, ultimo presidio di una categoria che è collocata ai gradini più bassi della scala retributiva rispetto agli altri lavoratori in Italia e agli altri insegnanti in Europa. 
L’istruzione deve avere al centro la funzione docente. Il resto è sovrastruttura. Una riforma che valorizzi le sovrastrutture non è una riforma, è una spinta alla involuzione che potrebbe dare un colpo ulteriore alla qualità del sistema scolastico pubblico italiano.