URGENTI LE MISURE CONTRO LA DISOCCUPAZIONE E PER LA STAFFETTA GENERAZIONALE

Nello Formisano

Il governo Letta sembra deciso a marciare senza tentennamenti sulla strada della lotta alla disoccupazione giunta ormai a livelli pericolosi per la stessa convivenza civile.
Entro il mese di giugno dovrebbero essere adottati i primi provvedimenti.
Sono allo studio misure strutturali per il mercato del lavoro, quali il taglio del cuneo fiscale e una totale esenzione per favorire la nuova occupazione, soprattutto nel Mezzogiorno, dove intere generazioni rischiano di essere estromesse da ogni attività lavorativa.
Ma gli effetti più immediati sono affidati all’operazione staffetta generazionale che potrebbe portare risultati rilevanti sul piano dell’occupazione, anche nel persistere di una congiuntura sfavorevole.
Noi, da anni, auspichiamo che si avviino iniziative su questo fronte e siamo soddisfatti che, finalmente, il governo si stia muovendo in tal senso.
Però, i tempi stringono ed è necessario rendere operativi i provvedimenti in tempi brevissimi. La Francia che ha una situazione occupazionale molto più favorevole della nostra ha già messo in atto il meccanismo da alcuni mesi.

Perché l’iniziativa abbia successo è necessario, però, che si attivino tutte le procedure allo studio in questi giorni, utilizzando sia il pensionamento flessibile, con una riduzione contenuta del trattamento previdenziale, che il cosiddetto part time pensionistico, vale a dire il passaggio al part time per gli ultimi anni di lavoro, con la fiscalizzazione dei contributi figurativi in modo da evitare qualsiasi penalizzazione a livello pensionistico.
È necessario, inoltre, che lo Stato partecipi direttamente quale datore di lavoro all’iniziativa, sì da offrire anche ai dipendenti pubblici la possibilità di lasciare anticipatamente l’attività lavorativa.
Secondo previsioni attendibili, stanziando un miliardo e mezzo si potrebbero creare circa duecento mila posti di lavoro, un risultato straordinario, considerato il trend che ha avuto negli ultimi anni la dinamica occupazionale.
Tra l’altro, se è vero che il numero complessivo dei giorni di lavoro non aumenterebbe a seguito di una misura del genere, in quanto si tratta di una semplice redistribuzione, è anche vero che gli effetti macroeconomici potrebbero essere rilevanti.
L’aumento dei lavoratori a tempo indeterminato, infatti, avrà certamente una ricaduta significativa  sui consumi e, soprattutto, sui consumi durevoli, che i giovani non possono permettersi fino a quando sono  precari, con riflessi sulla domanda e sulla produzione complessiva, non quantificabili preventivamente ma certamente ragguardevoli.
Rileviamo che contro questo provvedimento si è messo in moto un massiccio apparato lobbystico-tecnocratico con una serie di argomentazioni palesemente inconsistenti.
Il top è stato raggiunto dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro che, evidentemente indotta da ambienti italiani, ha sentenziato “I lavoratori giovani non devono prendere il posto di quelli più anziani nel mercato del lavoro e il governo dovrebbe individuare altri mezzi a sostegno dell’occupazione giovanile”.
Una affermazione di carattere dogmatico, dal significato, peraltro, ambiguo, senza alcuna motivazione, che dimostra solo che probabilmente l’ILO non conosce, se non in via mediata, il mercato del lavoro italiano e non conosce i provvedimenti che il governo ha in animo di adottare.
Siamo certi che l’Esecutivo non si farà condizionare dalla campagna mediatica che potrebbe ripartire a seguito di questa presa di posizione.
Le misure in programma sono le uniche che possono dare una risposta nel breve periodo. La ripresa arriverà solo fra alcuni mesi, non prima dell’inizio del 2014, e non è affatto sicuro che porterà una inversione di trend anche sul fronte della occupazione.
I nostri giovani aspettano una risposta subito, risposta che, tra l’altro, come abbiamo dimostrato, porterà benefici a tutta l’economia.