UN PAPA ENERGICO CHE RIFORMI LA CURIA

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                                                                                      L’OPINIONE

di Nicola Tranfaglia
Ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università di Torino

Le dichiarazioni di Dino Boffo, il giornalista cattolico, che è stato a lungo direttore del quotidiano dei vescovi, l’Avvenire dal 1994 al 2009, quando fu attaccato da Vittorio Feltri, allora direttore del Giornale che denunciò la presunta omossessualità di Boffo, salvo poi ritrattare e chiedere scusa per quel che aveva scritto. 
Boffo, un giornalista a lungo vicino a Comunione e Liberazione, ha auspicato ieri che “tutti i credenti, facendo tesoro del magistero e della rinuncia di Benedetto XVI concorrano a porre fine a una gestione del potere che può scandalizzare gli ultimi e gli umili” e che la Santa Sede si liberi  “del vizio infame delle lettere anonime senza firma e senza mittenti.”

Le dichiarazioni sono esplose come una bomba all’interno della vigilia di un conclave che si terrà intorno al 10 marzo e che appare, come le elezioni politiche italiane come un vento difficile da decifrare in anticipo ma rendono esplicita una situazione di grave crisi della Chiesa cattolica divisa tra opzioni molto diverse sul successore di Ratzinger e nello stesso tempo percorsa dai veleni sparsi a piene mani in questi anni su vicende che non sono degne dei miliardi di fedeli che seguono la fede cattolica e credono,come io stesso credo alla volontà del papa tedesco di dimettersi in anticipo di fronte alla impossibilità di porre fine allo scandalo in cui si mescolano le pratiche di pedofilia presenti in molte diocesi e le accanite lotte per il potere economico del Vaticano dentro e fuori la Curia e tra i cardinali più vicini, almeno ipoteticamente, al soglio. È ormai chiaro che i tre autorevoli cardinali Herranz,Tomko e De Giorgi che dovranno consegnare al pontefice il dossier sulla situazione attuale e gli scandali che continuano a caratterizzarla negli Stati Uniti e in Irlanda (si tenga presente che i cardinali americani sono oggi undici, una forza notevole, che arriva al dieci per cento, per l’elezione del successore di Ratzinger) stanno agitando il mondo cattolico e dalle periferie arrivano a Roma appelli e invocazioni per escludere dal conclave il primate di Irlanda, Sean Brady, che non avrebbe denunciato un sacerdote pedofilo, l’arcivescovo di New York, Timothy Dolan, che deve difendersi dai rilievi degli avvocati di 350 delle 570 persone che subirono abusi a Milwaukee e che lo accusano di non aver fatto molto per individuare e punire i responsabili e soprattutto di aver occultato (anche in un fondo per la gestione dei cimiteri) una parte del patrimonio della diocesi (120 milioni di dollari) che andava invece messo a disposizione delle autorità pubbliche dello Stato che avevano deliberato una serie di indennizzi a favore delle vittime.
E infine l’arcivescovo Roger Mahony, ex arcivescovo di Los Angeles, che-a quanto pare-avrebbe coperto alcune decine di casi di pedofilia nella sua diocesi.
Insomma, dagli scandali in corso, la delegazione americana non appare nella luce migliore e la crisi appare profonda.
È facile dire che, dopo la perdita del potere temporale, l’autorità della Chiesa cattolica sui fedeli o possiede un forte accento sacro e spirituale o corre il rischio di svanire e questo è un prezzo che la Chiesa non è in grado di pagare di fronte a un pontefice che si dimette consapevole di non riuscire a riformare e di una curia cardinalizia profondamente divisa e incapace di autoriformarsi.