UN GOVERNO PER CONTRASTARE LA RECESSIONE E RILANCIARE LO SVILUPPO

Nello Formisano

Sarà una crisi lunga e difficile e sarebbe un esercizio non utile tentare di prevederne l’esito fin d’ora.
Però, l’avvio è stato positivo, in quanto sono stati fissati i punti per muoversi nella giusta direzione.
In una fase complessa in cui la credibilità dei partiti è giunta a livelli molto preoccupanti la bussola di ogni decisione non può non essere  il raccordo con il corpo elettorale. Non per un banale calcolo di convenienza ma perché i partiti rappresentano i cittadini ed è funzione primaria della politica dare risposte alle esigenze che essi esprimono.
Il risultato elettorale più eclatante è l’affermazione di un nuovo soggetto politico, il Movimento 5 Stelle, che ha raccolto circa il 25 per cento dei suffragi.
Il dato dimostra, al di là delle valutazioni politiche che, ovviamente, sono le più disparate, che una parte rilevante della pubblica opinione ha scelto quel soggetto come veicolo per manifestare i propri orientamenti. Il che non significa che le idee di Grillo vadano accolte in modo acritico, sia perché il venticinque per cento è, comunque, una minoranza, sia perché le motivazioni alla base della scelta dell’elettorato potrebbero essere non coincidenti o non coincidenti in toto con le idee del movimento.
È evidente, infatti, che, almeno in parte, alla base del voto non c’è tanto una propensione per le soluzioni proposte da Grillo, quanto un profondo disagio per la crisi economica in atto e per i suoi riverberi sul piano sociale.
La coalizione di centrosinistra e il Partito Democratico non devono inseguire Grillo, bensì individuare linee politiche e proposte programmatiche che  consentano di avviare a soluzione quei problemi, gravissimi, la cui sussistenza ha portato alla esplosione del fenomeno 5 Stelle.

Il dibattito, quindi, non deve essere incentrato sul rapporto con Grillo bensì su una attenta analisi delle ragioni che hanno indotto tanti italiani a votare per il suo movimento.
In questa ottica le decisioni della direzione del Partito Democratico indicano che c’è piena consapevolezza della gravità della situazione e dell’urgenza di individuare percorsi idonei ad uscirne.
L’assemblea ha detto un fermo e inequivocabile no a qualsiasi intesa con il PDL, intesa  che sarebbe inaccettabile per i cittadini che si riconoscono nel centrosinistra, ma sarebbe, soprattutto,  rovinosa per l’Italia. L’evasione fiscale, la corruzione, la legalità, al momento della discesa in campo di Silvio Berlusconi, erano problemi soprattutto di carattere etico. Oggi, dopo venti anni nei quali Berlusconi ha condizionato gli indirizzi della politica con la sua forza parlamentare e con le sue televisioni, costano 180 miliardi all’economia nazionale e sono diventate vere e proprie emergenze che soffocano il processo produttivo e creano ostacoli insormontabili allo sviluppo.
Se si aggiunge che il Cavaliere è considerato un pericolo per la stabilità dell’Italia e dell’Europa dalle Istituzioni UE, dai mercati e dalle cancellerie europee di centrodestra e di centrosinistra appare evidente che affidargli un ruolo nel futuro Esecutivo o nella maggioranza parlamentare sarebbe deleterio per il Paese.
La Direzione, inoltre, ha detto sì al programma di Bersani che, se attuato, potrebbe avviare un nuovo corso in politica e in economia.
Certo, non sarà facile il percorso di questo inizio di legislatura. Però negli otto punti ci sono impegni chiari e precisi sulla base dei quali il Partito Democratico e il Centrosinistra possono riprendere su basi più concrete il dialogo con i cittadini.
Si parte dai problemi reali, dall’uscita dalla recessione e dalla lotta alla disoccupazione e si indicano i primi punti di una politica industriale che manca da anni, con una particolare attenzione per la green economy.
Ci sono, poi, tutti gli altri temi che sono sul tappeto da tempo e che potrebbero avere una funzione determinante nel rilancio dell’economia.
E ci sono il conflitto di interesse, i diritti e la riforma della politica, materie che fanno parte della cultura tradizionale del Centrosinistra.
È un terreno comune con Il Movimento 5 Stelle su cui si può sicuramente costruire un programma di un Esecutivo che dovrebbe governare almeno fino alla primavera del 2014, anche perché alcune riforme sono di carattere costituzionale e richiedono la doppia lettura.
Ora, però, bisogna fare un passo ulteriore. Trasformare gli otto punti in proposte di legge. E presentarle subito, senza attendere le consultazioni per la formazione del nuovo governo.
Proposte aperte, ovviamente, che offrano ai parlamentari, ai partiti e ai cittadini dei testi base che rappresentino l’ossatura delle riforme e che potranno essere arricchiti con i suggerimenti di quanti si riconoscano in questa linea politica.
Nessuno può sapere quale sarà la risposta di Grillo a una tale iniziativa. È possibile che ritenga di verificarne la percorribilità, ma è anche possibile che  decida per un no pregiudiziale.
In tal caso, però, sono convinto che molti elettori del Movimento avrebbero difficoltà a comprendere una posizione rinunciataria e/o strumentale, finalizzata palesemente a sfruttare le difficoltà dell’Italia e degli italiani per accrescere i propri consensi elettorali.