UN GOVERNO DI PROGRAMMA PER DARE UNA RISPOSTA AI PROBLEMI URGENTI DEI CITTADINI

BERSANI-TABACCI - VENDOLA

Mai come questa volta le elezioni sono state un autentico terremoto. Non c’è più la tradizionale divisione fra centrodestra e centrosinistra, ma il Parlamento è diviso fra quattro schieramenti, tre dei quali di dimensioni sostanzialmente simili, almeno in termini di voti popolari.
La governabilità è molto difficile, in quanto gli italiani hanno detto tanti no, ma non hanno detto nessun sì.
Hanno detto no a una riedizione del governo Berlusconi, in quanto, pur con una rimonta ragguardevole, il centrodestra  perde il 18 per cento dei suffragi rispetto a cinque anni fa.
Hanno detto no alla riconferma di Mario Monti che registra il fallimento del suo tentativo di ribaltare  i rapporti di forza con il Cavaliere e di dare all’Italia una destra europea.

Hanno detto no alla politica di austerità  e ai vincoli UE con i voti dati a Berlusconi e a Grillo, che, sommati, sono la maggioranza assoluta del corpo elettorale.
Non hanno detto sì a un governo di centrosinistra in quanto la coalizione guidata da Bersani si attesta sul 30 per cento e, pur essendo lo schieramento più votato sia alla Camera che al Senato, potrebbe governare solo alleandosi con uno dei competitori.
L’alleanza più naturale sarebbe quella con Monti che, però, non è sufficiente per raggiungere la maggioranza in Senato.
Rimangono due strade. Un’intesa con il PDL e una qualche forma di collaborazione con il Movimento 5 Stelle.
L’alleanza con il PDL sarebbe teoricamente possibile, anche perché il governo Monti è fondato già su una alleanza PD – PDL, con l’aggiunta residuale dell’UDC.
Il problema, però, non è il PDL ma Berlusconi, la cui presenza in una posizione di rilievo istituzionale è diventata, ormai, improponibile.
Il Cavaliere ha fatto terra bruciata attorno a sé. Ormai è impresentabile per i mercati, per l’opinione pubblica internazionale, per le cancellerie europee.
E non gioverà certamente a migliorarne l’immagine una campagna elettorale i cui punti di forza sono stati il complotto della Bundesbank e delle banche tedesche contro l’Italia, e l’uscita dall’euro o, in alternativa, la cacciata della Germania dalla moneta unica, nonché promesse fantasmagoriche in materia fiscale.
Un accordo organico con il Movimento 5 stelle è altrettanto impraticabile sia perché è Grillo a non volerlo, sia perché non si sa cosa voglia il suo movimento.
La protesta che esso esprime può essere anche un fatto positivo, purché ci sia qualcuno che la incanali nella giusta direzione.
Questo qualcuno non può certamente essere Grillo che ha la funzione di megafono di una massa eterogenea unita solo nella contestazione contro un disagio ai limiti della sopportazione per una situazione economica insostenibile.
Il Centrosinistra potrebbe trasformare la protesta in un programma di governo in quanto, a differenza degli altri partiti, ha una struttura sul territorio per dialogare con i cittadini ed ha un retroterra culturale e politico per dare risposte alle loro legittime istanze.
Certo, la situazione è difficile e le soluzioni non sono semplici. Però, un percorso si può trovare mettendosi in sintonia con le attese degli elettori, anche di quelli che hanno cercato in Grillo un portavoce, per quanto improbabile, del loro profondo malessere.
L’errore di Monti, tipico di un Esecutivo tecnico è stato di calare le soluzioni dall’alto, facendo tra l’altro, errori strategici come quello di avere concentrato la propria azione solo sulla finanza ignorando la produzione e l’occupazione, nonché strafalcioni  veri e propri, imperdonabili per un Esecutivo di professori  come, ad esempio, quello sugli esodati che lascia una pesante eredità al nuovo Parlamento.
Bisogna, invece, partire dal basso, dalle esigenze del popolo e individuare le soluzioni idonee a dare risposte adeguate a una situazione che è al limite dell’esplosione sociale.
Bisogna intervenire sulla economia reale, indicando una prospettiva non solo agli imprenditori e ai lavoratori penalizzati da una recessione lunghissima, ma anche ai mercati  che, proprio nella mancanza di crescita, vedono il principale elemento di debolezza del nostro Paese.
Poi, bisogna affrontare il debito. Altra grande colpa di Monti è di non avere, nemmeno, avviato iniziative in questo campo che è fondamentale per ridurre la nostra dipendenza dalla speculazione finanziaria.
E, infine, l’evasione fiscale e la corruzione che non sono più problemi etici ma rappresentano un vero e proprio nodo di ordine macroeconomico. Anche in questi settori è necessaria una politica concreta, senza spettacolarizzazioni inutili tipo Cortina, stando attenti a concentrarsi sulla grande evasione, in modo da creare consenso sociale  su un tema che è cruciale per il nostro sistema economico.
Forse su questi punti – oltre che sui temi politicisti tipo la riforma elettorale che, però, non parlano alla pancia dei cittadini –  si può costruire un governo che raccolga una maggioranza sufficiente senza intese predeterminate, con l’impegno a conquistare i consensi giorno per giorno e provvedimento per provvedimento sia in Parlamento che nel Paese.
Un esercizio faticoso che, però, sarebbe utile alla classe politica anche per cercare, nel confronto continuo con il corpo elettorale, una nuova legittimazione di fronte alla opinione pubblica.