RAPPORTO SVIMEZ 2016: I DATI SONO POSITIVI, MA, AL MOMENTO, È DIFFICILE VALUTARE SE SI TRATTA DELL’AVVIO DI UNA CRESCITA STRUTTURALE

SVIMEZ

Il Rapporto SVIMEZ 2016 sull’economia del Mezzogiorno verrà presentato il 10 novembre a Roma, ma già nel mese di luglio sono state pubblicate corpose anticipazioni.
Secondo i dati resi noti finora, il 2015 è stato un anno positivo per il Sud, con un aumento del PIL dell’1 per cento e un incremento dell’occupazione dell’1,6 per cento.
Verrebbe, così, invertito un trend negativo che durava da ben 7 anni. 
Il risultato non può non essere visto con interesse, anche se appare almeno eccessivo titolare, come ha fatto qualche giornale, “Il Sud riparte”.
È vero che l’aumento dell’1 per cento è superiore alla crescita dell’Italia che si è fermata a + 0,7, ma appare difficile trarre da questo solo dato conclusioni di ordine strutturale.
I fattori che potrebbero avere influenzato il risultato sono tanti e molti di essi hanno un carattere congiunturale. Il che dovrebbe indurre a non sopravvalutare quello che rimane, al momento, un numero grezzo, isolato, di cui soltanto disponendo di altri dati si potrà valutare il significato.
In attesa di conoscere, nella sua interezza, il Rapporto 2016, si può ipotizzare un’analisi sulla base dei pochi elementi a disposizione.
Il primo punto è che si è registrato un considerevole aumento degli occupati  (+ 1,6%), ancora più apprezzabile, se si considerano le tradizionali performances delle regioni meridionali nel mercato del lavoro.
Ma questo risultato, probabilmente, è stato influenzato dagli incentivi che il governo ha generosamente offerto ai datori di lavoro nell’anno 2015 per le assunzioni a tempo indeterminato. Incentivi che non sono stati riconfermati per il 2016, se non in misura molto più modesta, per cui è verosimile prevedere che per l’anno in corso si registreranno numeri meno favorevoli. 
È anche da considerare che, almeno in parte, non si tratta di nuova occupazione, bensì di emersione di lavoro nero. Risultato, anche questo, positivo sul piano sociale, ma molto meno significativo su quello strettamente economico.
Secondo le anticipazioni della SVIMEZ avrebbero  contribuito a determinare la fase espansiva anche una eccellente annata agraria e un buon andamento del turismo, anche a causa del terrorismo che ha spostato flussi di viaggiatori dalle aree a rischio della sponda sud del Mediterraneo alle località più tranquille del nostro Mezzogiorno.
Va anche tenuto presente che negli ultimi sette anni di recessione il Sud ha perduto 13 punti di PIL. Recuperarne uno non è un risultato particolarmente esaltante.
Solo analizzando la dinamica 2016 e quella del prossimo anno potremo valutare se quello del 2015 è un episodio, oppure è l’inizio di una inversione di tendenza.
È certo, tuttavia, che, se si vuole tentare di consolidare la crescita, sono necessari investimenti massicci, pubblici e privati, di cui, al momento, non c’è alcuna traccia  nei documenti ufficiali di politica economica.