SUL RICONOSCIMENTO GIURIDICO DEI PARTITI ASPRO DIBATTITO FRA PD E MOVIMENTO 5 STELLE

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L’ennesimo battibecco tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle passa per il nuovo disegno di legge depositato al Senato sui partiti politici. Il testo, che ricalca una norma simile già presentata da Pierluigi Bersani nella scorsa Legislatura, vede ora come primi firmatari Anna Finocchiaro e Luigi Zanda, e mira a regolamentare la partecipazione dei partiti alle consultazioni elettorali. I democratici assicurano che il nuovo disegno di legge depositato al Senato non è da intendersi come un provvedimento anti-Grillo; ma di fatto il nuovo testo, qualora dovesse diventare legge a tutti gli effetti, colpirebbe eccome i cinque stelle.
Vietare la partecipazione alle competizioni elettorali a qualsiasi soggetto privo di personalità giuridica: vale a dire a tutti quei soggetti non registrati e non dotati di uno Statuto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che dovrà indicare obbligatoriamente gli organi dirigenti dello stesso soggetto, le loro funzioni, un collegio sindacale composto da revisori dei conti e l’attribuzione a una società di revisione iscritta all’albo speciale, che certifichi i bilanci e garantisca la massima trasparenza. Analogo ragionamento per l’accesso al finanziamento pubblico. 

È questo il punto cardine del ddl presentato al Senato dai due esponenti del Partito Democratico.

Fin qui tutto normale e condivisibile. Lo scopo della legge dovrebbe essere quello di favorire una maggiore democrazia e trasparenza interna alle formazioni politiche. Non lo è però per il M5S, consapevole del fatto che così come si presenta, privo di uno Statuto e di una regolamentazione giuridica interna, non avrebbe le credenziali d’accesso ad una futura consultazione elettorale. Proprio per questo il ddl a firma Finocchiaro – Zanda ha subito innescato la rabbia e le polemiche dei parlamentari stellati, che ancora una volta passano all’attacco del Pd, quando invece la soluzione sarebbe molto più semplice: mettersi in regola, dotarsi di uno Statuto regolare e riformare la struttura del Movimento. Va da sé però che questo non consentirebbe più a Grillo di dare quell’impronta dittatoriale che ha contraddistinto il Movimento dalla sua nascita ad oggi.