SINGOLARE TESI AVANZATA DAL CORRIERE: LE PENALIZZAZIONI PER L’APE NON VERREBBERO RIDOTTE PER EVITARE ADESIONI ECCESSIVE.

Corriere della Sera
Il dibattito sulla previdenza è costellato, da sempre, di errori, di interpretazioni anomale, di pareri in libertà. Ricordiamo le perle più clamorose: la ministra Fornero che non si era accorta che la sua riforma avrebbe creato gli esodati ; la Ragioneria dello Stato che sovrastima sistematicamente il costo delle salvaguardie, senza che nessuno chieda conto di tali, ripetute previsioni errate che provocano rigidità e, quindi, costi impliciti per i conti pubblici; i tanti presunti esperti che sostengono, ovviamente per assioma, che l’allungamento dei termini per la pensione non toglie lavoro ai giovani.
Ma un articolo come quello apparso sul Corriere della Sera dell’1 ottobre in merito all’APE merita il primo premio per la singolarità della tesi esposta. Sostiene l’articolista che la penalizzazione per chi ricorrerà all’anticipo della pensione sarà del 5,8 per cento. E fin qui nulla di strano.
Ma la sorpresa arriva quando si passa alla motivazione. Secondo il giornalista, stando ai conti, ci sarebbe lo spazio per una penalizzazione più bassa, ma il governo non avrebbe intenzione di offrire condizioni più favorevoli per evitare che un successo dell’operazione possa portare a una riduzione significativa del numero degli occupati. In pratica, si chiederebbero più soldi a chi aderisce all’APE per il timore che una adesione elevata danneggi le statistiche dell’occupazione. 
Ovviamente, si tratta di una indiscrezione, di una ricostruzione di opinioni anonime, per cui potrebbe anche trattarsi di una boutade. Ma la fonte è autorevole e porta a credere che dietro la notizia ci sia almeno un fondamento di verità. 
La tesi che emerge dalla notizia è molto grave, in quanto, se confermata, significherebbe tre cose.
Che contro l’APE è in atto un boicottaggio dall’interno e che gli stessi ambienti che preparano il provvedimento stanno studiando clausole per depotenziarlo e ridurlo a una operazione di basso profilo e di ridotto interesse. 
Che qualche personaggio autorevole che lavora dietro le quinte in uno dei ministeri che stanno lavorando all’APE considera più importante del successo le statistiche sull’occupazione.
Che l’Esecutivo non ha previsto un piano per la sostituzione, totale o parziale, dei pensionandi con neo assunti. 
Il che dimostra che è vero quanto abbiamo sostenuto fin dall’inizio. La debolezza del progetto è nella mancanza di una visione globale che permetta di valutare e di utilizzare gli effetti  della operazione ai fini del rilancio dello sviluppo. 
Peraltro, se il piano prevede solo esodi e non nuove assunzioni, tutti i discorsi sui costi fatti in questi mesi sono viziati in radice, in quanto, almeno per il settore pubblico, andrebbero conteggiati non solo i maggiori stanziamenti per il sistema previdenziale ma anche i risparmi sul fronte delle retribuzioni. 
E non è escluso che il tutto non si traduca addirittura in una riduzione di oneri per le casse dello Stato.