SENTENZA PENSIONI. DOPO LA CORTE COSTITUZIONALE LA POLEMICA COLPISCE L’AVVOCATURA DELLO STATO

Pensionati

Spiace doverlo ammettere ma hanno ragione coloro che, sempre più numerosi, non leggono più i giornali. La causa di questa disaffezione, giunta ormai a livelli patologici, non è, come si tenta di far credere, la diffusione di Internet. È da ricercare, invece, nella convinzione generale che i giornali non hanno più alcuna funzione. 
I giornali sono nati come libere tribune al servizio dei cittadini per difenderne i diritti contro il potere costituito, per mettere a fuoco i problemi che affliggono la società e per proporre e approfondire le possibili soluzioni. 
Oggi, invece, i giornali non sono più parte della soluzione ma sono parte del problema.
Sono scritti male, sono pieni di errori, sono, soprattutto, nella maggior parte dei casi al servizio del potente di turno. 
In questi giorni la stampa è, tutta, all’attacco della Corte Costituzionale che ha riconosciuto con una sentenza coraggiosa e ineccepibile i legittimi diritti dei pensionati. 
La Corte ha motivato la sua decisione in quattordici pagine ricche di dottrina, di precedenti, di argomentazioni giuridiche particolarmente dotte e articolate. 
Ma, nessuno si è preoccupato di illustrare e spiegare tali motivazioni. I giornalisti che hanno parlato della sentenza, nella stragrande maggioranza, non l’hanno nemmeno letta. 
Siamo stati gli unici a pubblicare il testo integrale che è ancora consultabile sul nostro sito. Nessun altro giornale ha ritenuto doveroso dare ai propri lettori la possibilità di leggere la pronuncia nella sua interezza. Siamo passati da “I fatti separati dalle opinioni”, celebre slogan dei giornali più avanzati degli anni ’60 a “Le opinioni senza i fatti” che sembra la prassi in voga oggi.
È stata una gara indecorosa a mettere sotto accusa la Corte, rea di avere difeso i pensionati contro le violazioni di diritti costituzionali da parte del governo senza tenere conto degli effetti della sentenza sul bilancio dello Stato. 
Sarebbe sufficiente leggere gli articoli della Costituzione per capire che è una accusa ridicola. L’art. 81 riguarda governo e Parlamento, non la Corte Costituzionale che ha una funzione specifica, pronunciarsi sulla legittimità degli atti aventi forza di legge.  La teoria della “cooperazione fra organi dello Stato”, di cui qualcuno ha parlato a sproposito deve consistere non nel confondere le funzioni, ma nell’adempiere, ognuno al proprio ruolo istituzionale in modo corretto e coerente con la disciplina vigente, nel rispetto del principio della separazione fra i poteri.
Invece, la Consulta, per avere adempiuto con rigore al dettato della Costituzione, è stata oggetto di attacchi violenti e strumentali al limite dell’eversione. Attacchi gratuiti che nascono dalla volontà di compiacere l’Esecutivo. 
Perché meravigliarsi, poi, se i pensionati, come altre categorie, decidono di non leggere più i giornali. 
Ma, fino a quando sono giornalucoli o giornalisti che brillano per ignoranza o per superficialità “nulla quaestio”.
Stupisce, invece, che un foglio prestigioso come il Corriere della Sera e uno dei suoi commentatori più autorevoli, Sergio Rizzo, attacchino l’Avvocatura dello Stato perché non avrebbe evidenziato, al fine di evitare una pronuncia sfavorevole, l’impatto della decisione sui conti del Tesoro.
Sergio Rizzo dovrebbe sapere che in un giudizio contano le argomentazioni giuridiche, non le cifre prodotte dai contabili della Ragioneria o dell’INPS. Cifre che, peraltro, non sono di alcuna affidabilità, come dovrebbero sapere tutti, dopo il balletto di numeri sugli esodati che dura, ormai, da anni e che la stessa Fornero ha portato come attenuante dei suoi incredibili errori.
Ma, dal momento che al peggio non c’è mai fine, nell’articolo di Rizzo c’è un’altra perla. “Vi immaginate, scrive Rizzo, un collegio arbitrale con un avvocato dello Stato che deve giudicare una causa fra una impresa privata e lo stesso Stato difeso da un avvocato dello Stato, e prende una decisione contraria allo Stato? Non è fantascienza. È successo davvero, evidentemente grazie a una clamorosa confusione di regole. Mentre è fin troppo chiaro che non dovrebbe succedere affatto”.
Dal momento che la sintassi del periodo incriminato non è molto ortodossa spieghiamo ai lettori il significato della frase. Secondo Sergio Rizzo gli avvocati dello Stato chiamati a far parte di un collegio arbitrale dovrebbero prendere decisioni favorevoli allo Stato, non perché lo Stato abbia effettivamente ragione ma perché sono dipendenti dello Stato. 
Non sappiamo quale sia la formazione culturale di Sergio Rizzo. 
Per la cultura giuridica italiana, alla quale intendiamo restare fedeli, un componente di un collegio arbitrale decide secondo diritto, sia che si tratti di un avvocato dello Stato, sia che si tratti dell’avvocato di un soggetto giuridico privato.
Nel nostro mondo e nella nostra tradizione culturale gli avvocati dovrebbero essere al servizio della giustizia, non del proprio datore di lavoro. 
Così come i giornalisti dovrebbero essere al servizio della verità, senza alcun condizionamento da parte della azienda editoriale da cui dipendono e degli interessi, delle opinioni e dalle posizioni politiche che essa esprime.
Se questa regola fosse rispettata, probabilmente, i lettori si riconoscerebbero molto di più nelle opinioni  e nelle battaglie dei giornali, con riflessi positivi sulle vendite e sui conti economici del settore.