SERGIO MATTARELLA SARÀ UN PRESIDENTE AUTOREVOLE E INDIPENDENTE IN CONTINUITÀ CON GIORGIO NAPOLITANO

Nello Formisano

L’elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica segna un punto alto di svolta nella storia della legislatura.
Il neo Presidente ha tutti i requisiti per essere un eccellente Capo dello Stato.
Anche i più critici verso Renzi devono ammettere che il Presidente del Consiglio ha condotto un’operazione perfetta e ha ottenuto un risultato di grande rilievo in una situazione tutt’altro che facile.
Mattarella sarà, con certezza, considerata la sua formazione culturale e politica, un garante intransigente delle regole della democrazia e del rispetto dei principi costituzionali.
Il rigore della migliore tradizione cattolica si coniuga in lui con una formazione giuridica di grande spessore, qualità essenziali per un guardiano ideale delle Istituzioni.
La sua statura morale testimoniata da un percorso quarantennale nella prima e nella seconda repubblica senza essere sfiorato da dubbi o ambiguità e il consenso ottenuto ne fanno un Presidente di indiscussa autorevolezza, immune da ogni sospetto di debolezza verso amici e avversari e, anche, verso gli artefici della sua elezione.
Il senso dello Stato che lo contraddistingue lo porterà a tutelare le prerogative del Quirinale che sono fondamentali negli equilibri costituzionali, così come ricevute in eredità da Giorgio Napolitano, con il quale, pur nella difformità di percorso politico, si pone in linea di continuità istituzionale.
La sua elezione è una eccellente notizia per l’Italia e per gli italiani. È il trionfo della politica nobile, nella quale al centro ci sono i cittadini e in cui non c’è spazio per lobby e per gruppi di potere più o meno nascosti e più o meno legittimi.
La nomina di Mattarella rappresenta, anche, un indubbio successo per Matteo Renzi, successo non facile da conseguire, visto che raramente nella storia della Repubblica il candidato del Presidente del Consiglio o del partito di maggioranza relativa è riuscito a varcare la soglia del Quirinale.
Renzi, per ottenere questo successo, ha rinunciato alla suggestione di proporre un candidato a lui vicino o, comunque, un personaggio debole. Ha scelto, invece, un uomo al di sopra delle parti che ha unificato il Partito Democratico e tutto il Centro-Sinistra, ma si è imposto, per la sua storia personale e per la sua autorevolezza politica e culturale, anche agli altri gruppi parlamentari, non esclusa la stessa Forza Italia, nell’ambito della quale è stato non marginale il consenso al neo eletto e il dissenso contro la linea di netta opposizione dettata dai vertici del movimento.
Il Premier ha avuto il coraggio di divincolarsi dall’abbraccio del Patto del Nazareno, scelta inevitabile in quanto Berlusconi avrebbe voluto, come al solito, confondere la politica con le sue vicende personali e una scelta istituzionale di altissimo profilo con improbabili e improponibili compromessi di bassa lega, come nomine e decisioni di esclusiva competenza del futuro Capo dello Stato.
Le vicende della elezione potrebbero avere ripercussioni in sede parlamentare, in particolare sulla legge elettorale e, soprattutto, sulla abolizione del bicameralismo perfetto, in quanto è probabile che l’ex Cavaliere reagirà tentando di rinegoziare il proprio sostegno al percorso delle riforme costituzionali.
Ma anche questo potrebbe essere un fatto positivo. Un dibattito più ampio e partecipato su una  riforma epocale che segnerà l’evoluzione della democrazia italiana nei prossimi decenni non è da considerare una inutile dilatazione dei tempi decisionali.
La velocità è necessaria in altri campi. Quando si tratta di incidere sui diritti dei cittadini e sugli equilibri fra le istituzioni tempestività è sinonimo di valutazioni ponderate, non di frettolosità e di unilateralità.
Un’ultima notazione. L’elezione di Sergio Mattarella è una sconfitta dell’antipolitica. Il Movimento 5 Stelle ha dimostrato ancora una volta la sterilità di una linea fondata su no aprioristici e su scelte velleitarie e immotivate.
La politica è capacità di dialogo e di riflessione senza posizioni apodittiche e pregiudiziali, avendo sempre come bussola il bene della nazione e non gli interessi del proprio partito. I milioni di cittadini che hanno votato per i seguaci di Grillo certamente non saranno soddisfatti dell’operato dei propri “portavoce”.