SANITÀ LOMBARDA E TANGENTI. IN MANETTE FABIO RIZZI, BRACCIO DESTRO DI ROBERTO MARONI

roberto maroni

Non ci sono tangenti nel sistema sanitario lombardo, che è un sistema sano”: era il 20 ottobre 2015 quando il governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni, pronunciava queste parole, minacciando querele per chiunque avesse osato ipotizzare il contrario. 
Sono trascorsi appena quattro mesi da quello scorso 20 ottobre e la Sanità lombarda finisce ancora una volta sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati. 
Un nuovo terremoto giudiziario colpisce la Regione Lombardia, e soprattutto la Lega Nord, e guarda caso proprio nell’ambito della Sanità.
Dopo Mario Mantovani e Massimo Garavaglia, rispettivamente vicepresidente e assessore in Regione Lombardia, rinviati a giudizio con l’accusa di corruzione, concussione e turbativa d’asta, è la volta di un altro fedelissimo di Roberto Maroni. Si tratta di Fabio Rizzi, consigliere regionale della Lega e presidente della commissione Sanità (meglio noto come l’autore della riforma sanitaria di Maroni), finito in manette con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa d’asta e riciclaggio.
Sono in tutto ventuno le persone arrestate con questa accusa nell’ambito dell’indagine denominata “Smile”. Si tratta dell’ennesima inchiesta sulla Sanità lombarda e ancora una volta si ha a che fare con le tangenti versate da imprenditori a politici e funzionari pubblici per l’aggiudicazione di appalti. La vicenda ruota intorno a un vero e proprio sistema corruttivo che, secondo le indagini, sarebbe stato messo in piedi da un gruppo imprenditoriale per condizionare una serie di appalti pubblici, banditi da diverse aziende ospedaliere della Lombardia, per la gestione di servizi odontoiatrici, con l’obiettivo di aggiudicarseli. Le indagini, che vertono su un giro d’affari per oltre 400 milioni di euro, ruotano intorno alla società “Odontoquality”, con sede ad Arcore, di proprietà dell’imprenditrice e medico Maria Paola Canegrati (anche lei arrestata),  diventata la sostanziale “monopolista” del settore grazie all’aggiudicazione di pressoché tutti gli appalti. Secondo l’indagine, per mettere insieme il suo “sistema”, Canegrati si sarebbe appunto assicurata i favori di  Rizzi, al quale in cambio sarebbe stata finanziata la campagna elettorale per le regionali del 2003 e sarebbero state corrisposte tangenti in contanti con l’intermediazione di un soggetto accusato di riciclaggio.