NUOVO SENATO. IL CORRIERE DELLA SERA FA CONFUSIONE FRA REFERENDUM CONFERMATIVO E REFERENDUM CONSULTIVO.

Corriere della Sera

La sciatteria dei giornali è diventata un vero problema per la democrazia italiana. Molti quotidiani, da un lato disinformano alla luce del sole, dall’altro sono scritti talmente male, pieni di imprecisioni e di errori di grammatica e di sintassi, che disincentivano dalla lettura, con la conseguenza che l’opinione pubblica è tributaria della informazione “grossier” della televisione nazionalpopolare, nonché, peggio ancora, delle bufale diffuse su Internet.
È sufficiente aprire un giornale e leggere i titoli di prima pagina per capire che l’autorevolezza del passato è un lontano ricordo.
Però, il Corriere della Sera è il più prestigioso giornale italiano. Dovrebbe essere la Treccani dei quotidiani. E una volta lo era.
Invece, accanto ad articoli discutibili, a tesi palesemente partigiane, a interviste sdraiate ci sono, adesso, anche sul giornale di Via Solferino, errori da matita blu, che non possono trovare alcuna giustificazione.
Prendiamo il Corriere della Sera di domenica, 28 giugno.
Maria Teresa Meli, uno dei più autorevoli notisti di politica interna, pubblica “Il retroscena” di politica interna, un mix di osservazioni, notizie e frasi virgolettate del Presidente del Consiglio sulla riforma del Senato.
Ebbene, in un articolo che è il più importante della giornata almeno per la politica interna, c’è uno strafalcione abissale. Per ben due volte la Meli scrive che la riforma costituzionale sarà sottoposta a referendum consultivo nello stesso giorno delle amministrative del prossimo anno.
È sufficiente avere fatto il primo anno di giurisprudenza o avere dato uno sguardo fuggevole all’art. 138 della Costituzione o ricordare i precedenti delle riforme costituzionali di Berlusconi e del centrosinistra degli anni scorsi per sapere che il referendum a cui vengono sottoposte le riforme costituzionali è confermativo, non consultivo. 
La differenza è fondamentale. La riforma targata Berlusconi, pur approvata dal Parlamento, non è mai entrata in vigore perché fu respinta nel referendum confermativo del 2006.
Confermativo significa che è il popolo che ha l’ultima parola, come è giusto che sia. Il referendum consultivo, che peraltro non è previsto dalla nostra Costituzione, è tutta un’altra cosa.
La Meli, ad aggravare il caso, non solo ripete due volte il concetto. Ma in uno dei due punti riporta una frase tra virgolette che, dal contesto dell’articolo, sembrerebbe da attribuire al Presidente del Consiglio o a un suo collaboratore.
Al posto di Renzi quereleremmo immediatamente la Meli e il Corriere per diffamazione aggravata. Diffamazione che ci sarebbe tutta, anche se il virgolettato si riferisse a dichiarazioni di un collaboratore del Premier. Infatti, gli italiani avrebbero il diritto di pensare che un Presidente che sceglie collaboratori così ignoranti non è molto affidabile. 
Ma, in ogni caso, è poco affidabile il Corriere della Sera, che fino a qualche tempo fa’ era il giornale di riferimento della borghesia italiana.