RIFLESSIONI SULLA SINISTRA E SUL PAESE

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L’OPINIONE
di Nicola Tranfaglia Ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università di Torino

É difficile non essere preoccupati oggi per i destini dell’Italia giunta oggi ad oltre  centocinquanta anni dalla sua nascita come stato-nazione. 
L’aspetto centrale su cui  siamo d’accordo con l’attuale capo del governo italiano, Enrico Letta, è la necessità di una sempre più forte integrazione dell’Europa con due obbiettivi di fondo: il compimento dell’Europa politica come, a questo punto, anche la tedesca Angela Merkel, seguendo il primo ministro francese Hollande, sembra finalmente inclinare; l’approvazione di una legge elettorale decente, in grado di combattere efficacemente il molto diffuso voto di scambio che si pratica nel nostro paese.
Su questi obiettivi concorda apertamente anche Walter Veltroni che ha appena pubblicato un sobrio pamphlet critico (E se noi domani.L’Italia e la sinistra che vorrei, Rizzoli.20013,12 euro) verso le vistose incertezze del partito democratico prima e dopo le elezioni del febbraio 2013, che peraltro ne preparano, tra non molto tempo, delle altre quando le larghe intese, intraprese tra i due maggiori partiti presenti in parlamento, si troveranno ad affrontare temi di fronte a cui sarà molto difficile trovare una soluzione comune.
Temi che riguarderanno non solo e non tanto la legge elettorale ma piuttosto la politica economica da intraprendere, l’avvenire delle nuove generazioni, i modi per superare l’immobilismo creato dall’ultima fase dell’Italia populista, l’atteggiamento verso il ceto medio a pezzi e le masse lavoratrici devastate dal governo Monti.

Non sarà facile uscire dalla palude in cui siamo e Veltroni (che sembra più attivo ora di quando era in parlamento, né la cosa mi stupisce essendoci stato anch’io, sia pure per poco) si rende conto con chiarezza, sia dei pericoli di una sinistra divisa e incerta dopo le numerose sconfitte incontro alle quali è andata negli anni scorsi, sia della massima incertezza del paese che continua ad essere diviso sia dal punto di vista territoriale – il divario Nord-Sud è cresciuto piuttosto che diminuire negli ultimi anni- che da quello politico e culturale, con le scuole e le università in gravi difficoltà e un sistema di media devastata dai conflitti di interesse e per molti aspetti inadeguato a fornire agli italiani l’informazione di cui avrebbero bisogno.
Non vorrei apparire troppo pessimista ma, girando l’Italia a far conferenze o a presentare i miei libri, mi capita di trovare nelle nuove, ma anche nelle vecchie generazioni, un senso di incertezza e di smarrimento che non sembra in nessun modo diminuire né di fronte ai voti di fiducia in parlamento né di fronte alla prospettive che prima o poi si presenteranno di nuovi scontri elettorali.
Si dirà che gli italiani non sperano più di liberarsi della “casta” dei politici che resta ancora al potere e non risolve i problemi più gravi o che la sinistra, inadeguata e troppo incerta, non fa il lavoro che gli italiani le chiedono. Ma è questo davvero il problema o siamo di fronte a scelte di fondo e non sappiamo in quale direzione andare?
Ed è soprattutto l’antipolitica guidata in questi mesi da Grillo che non risponde alle richieste essenziali del popolo italiano o il problema è ancora più grave e rinvia di necessità a mutamenti di fondo come il mutamento del sistema politico e, ad esempio, l’adozione del semipresidenzialismo che anche Veltroni propugna nel suo scritto e che a chi scrive sembra di per sé  non inaccettabile ma tale da richiedere molte altre misure sul testo costituzionale di cui non sentiamo per ora parlare?
Di fronte a un complesso di scelte che si presenta complesso, é necessario che il rinnovamento della politica sia rapido e metta al lavoro le migliori energie del paese. Ma questo avverrà o tutto sarà lasciato a classi dirigenti che in questi anni si sono dimostrate per molti aspetti incapaci di privilegiare il merito e la competenza piuttosto che l’amicizia o peggio? Staremo a vedere, con una certa trepidazione.