RENZI PREPARA LA RIFORMA DELLA RISCOSSIONE. COLPIRE LA GRANDE EVASIONE, FISCO AMICO VERSO I CONTRIBUENTI ONESTI

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Passata l’ubriacatura politicista, gli osservatori  si chiederanno perché il governo  abbia rallentato sulla strada della riforma più attesa, il “jobs act”, per concentrare l’attenzione su problemi istituzionali che, pur essendo importanti, non occupano il primo posto nelle preoccupazioni degli italiani.
I provvedimenti per rivitalizzare il mercato del lavoro erano stati preannunciati da Renzi quando ancora a Palazzo Chigi c’era Enrico Letta.
Invece, ancora oggi, i decreti relativi sono lontanissimi dall’approvazione, dispersi nelle sabbie mobili delle procedure parlamentari e dei contrasti fra le forze politiche.
Ma, ora, il Presidente del Consiglio ha l’opportunità di avviare un’altra riforma che potrebbe avere un impatto rilevante sulla crisi della nostra economia e, nel contempo, incontrare il favore pressoché unanime dei cittadini, la riforma della riscossione.
Su questo fronte il governo sembra avere imboccato la direzione giusta. Gli uffici del Ministero dell’Economia sono già al lavoro.Il principio al quale si ispirerebbero è talmente banale che sembra incredibile non sia stato mai applicato in passato. 
Gli errori formali e le piccole infrazioni non daranno più luogo a vessazioni. Al di sotto dei 2.000 euro saranno costituiti dei mini ruoli per i quali le azioni di recupero saranno molto più soft rispetto al passato e l’Agenzia si potrà concentrare soprattutto sui grandi evasori.
La svolta è a 180 gradi in quanto, finora, c’era un esercito di controllori impegnati a verificare piccole evasioni, errori formali, addirittura i 730, con uno spreco di risorse senza alcuna giustificazione.
Distrarre in compiti marginali e poco redditizi personale che avrebbe potuto essere utilizzato molto più proficuamente è stata una scelta che ha provocato un duplice danno allo Stato.
Ha comportato un indebolimento della lotta all’evasione. Il che, considerata la situazione delle finanze pubbliche, è già una scelta meritevole di condanna senza appello.
Ma, ancora peggio, ha creato un clima di sfiducia nella politica fiscale diffondendo la sensazione che tutti i cittadini, anche quelli rispettosi delle leggi, potessero essere oggetto di inutili e defatiganti verifiche e accertamenti. 
Questa, d’altronde, è stata una costante dell’Agenzia delle Entrate, fino a questo momento. Anche il redditometro è stato presentato come uno strumento di controllo diffuso che avrebbe potuto portare ad accertamenti di massa su milioni di cittadini anche per piccoli importi.
Sembra quasi che i responsabili si divertissero a provocare un fenomeno di solidarietà collettiva intorno ai contribuenti infedeli, diffondendo il messaggio che il fenomeno riguarda tutti gli italiani.
Ovviamente, sappiamo tutti che la linea idonea a combattere l’evasione è esattamente quella opposta.  Concentrare l’ attenzione sulle fasce alte di contribuenti infedeli e ricercare un ampio consenso popolare con un fisco amico dei cittadini che sia inflessibile contro la vera evasione  e sia indulgente sugli errori formali.
Le somme sottratte al fisco sono, ormai, giunte a 120 miliardi di euro annui. Non si recuperano cifre del genere perseguendo il contribuente che ha sbagliato a contabilizzare le ricevute della farmacia o il negoziante che ha venduto caramelle ai bambini senza fare lo scontrino. Così come non si recuperano con le sceneggiate tipo Cortina che sembrano finalizzate al solo scopo di dimostrare che si sta facendo qualcosa.
Ci sono 300 miliardi di euro di tasse non pagate già accertati. Equitalia ha recuperato solo 10 miliardi, il 3 per cento. Cosa ancora più grave, ha recuperato il 40 per cento delle somme sotto i 1000 euro e solo il 2 per cento delle evasioni superiori ai 500 mila euro.
Sono cifre che, da sole, sarebbero sufficienti a risolvere i problemi della nostra economia ed è incomprensibile l’indifferenza sul tema della classe politica. 
È urgente un’iniziativa a livello governativo e parlamentare, anche mediante la istituzione di una Commissione di inchiesta,  per imprimere una svolta sia sul piano della gestione che su quello normativo . 
Renzi ha una grande occasione per realizzare un duplice obiettivo, incidere positivamente sulla economia e fare incetta di grandi consensi nella pubblica opinione.
C’è da sperare che non si lasci condizionare dalle scorie del passato e rottami tutti coloro, politici e burocrati, che sono responsabili, per colpa o per omissione, dell’incancrenirsi di tale situazione. È l’unica strada per vincere la battaglia per la giustizia fiscale che è la premessa essenziale per la rinascita, economica, morale e politica del Paese.