RENZI CONTRO MERKEL E HOLLANDE. È NECESSARIO COSTRUIRE UNA LINEA ALTERNATIVA DI POLITICA ECONOMICA DELL’UNIONE EUROPEA.

Matteo-Renzi

Matteo Renzi

Lo scontro che si è consumato al Consiglio straordinario dei capi di Stato e di governo di Bratislava era prevedibile, anche se ci si sarebbe aspettati che gli schieramenti in campo fossero diversi.
Solo pochi giorni fa, al vertice di Atene dei paesi euro mediterranei (a cui, peraltro, era assente la Spagna), era stata fissata una linea comune e sottoscritta la Carta di Atene, documento che chiedeva una svolta sui migranti e sulla crescita.
Quella riunione ha provocato una spaccatura all’interno dell’Unione. L’incontro si era conclusa da poche ore quando è cominciato il fuoco di sbarramento da parte di autorevoli esponenti della CDU.
Prima Manfred Weber, Capogruppo a Strasburgo del Partito popolare europeo, poi, Wolfgang Schauble hanno sparato a zero, non solo sulle conclusioni ma anche sui partecipanti all’incontro con un linguaggio che è eufemistico definire poco diplomatico. Weber ha dato degli “irresponsabili” a Renzi e Hollande e li ha accusati di farsi manipolare da Tsipras. Schauble è stato sarcastico “dai vertici dei socialisti non esce mai niente di intelligente”.
Evidentemente, la consapevolezza di avere spinto l’Unione in un vicolo cieco rende ipersensibili alle critiche i politici tedeschi.
In effetti, ad Atene, per la prima volta, alcuni Stati dell’Europa mediterranea hanno stabilito una posizione comune sui temi economici. Senza aggredire nessuno e senza lanciare accuse a chi ha la responsabilità delle scelte fallimentari della UE negli ultimi dieci anni, hanno elaborato una proposta politica alternativa, l’unica che può permettere ai ventisette di uscire dalla crisi. Come ha sottolineato il Ministro dell’Economia Padoan, la dichiarazione comune approvata dal vertice evidenzia la necessità di una nuova politica economica che, pure nel rispetto dei vincoli di bilancio, privilegi gli investimenti e lo sviluppo quale motore per riportare la crescita in Europa.
Ma la reazione furibonda di Berlino ha prodotto i suoi effetti. 
A Bratislava Hollande è stato solidale con la Merkel, indebolendo pesantemente lo schieramento euro mediterraneo, e dimostrando che non è sufficiente una dichiarazione comune per creare un fronte che ridimensioni la Germania e riporti l’Unione alle origini, quando il metodo democratico era alla base di ogni decisione e il rispetto delle esigenze dei popoli era la stella polare della politica comunitaria.
Renzi ha fatto bene ad alzare i toni per far comprendere che non sarà sufficiente qualche contentino per ricucire. E bene ha fatto ad evidenziare che il surplus commerciale tedesco è una violazione degli accordi comunitari più grave degli sforamenti dei paesi in deficit. Più grave in quanto il surplus tedesco danneggia gli altri Stati, mentre gli sforamenti del deficit sono violazioni delle regole che non comportano alcun danno per i partners comunitari.
Però il gesto di rottura del nostro premier ha un valore solo se è il primo passo di una linea politica coerente che porti a costituire un fronte organico per una linea completamente diversa da quella imposta all’Unione dai tedeschi e dai loro alleati. 
Una linea che comporterà necessariamente accese polemiche e scontri aspri. Forse è giunto il momento di approfondire vicende oscure come il caso Grecia, un problema modesto, relativo a una economia che rappresentava meno del 2 per cento del PIL dell’Unione, che si poteva risolvere in tempi rapidi, con oneri trascurabili per i partners europei e con sacrifici accettabili per il popolo ellenico e che, invece, è stato gonfiato con decisioni suicide e incomprensibili che hanno causato danni rilevanti all’Unione, agli Stati aderenti e ad Atene. Con un parallelo arricchimento di speculatori e avventurieri, favoriti anche da dichiarazioni improvvide di responsabili istituzionali che non hanno fatto danni più gravi solo perché nel momento più difficile ci fu una ferma reazione di Mario Draghi, l’unico grande statista europeo degli anni 2000.
Parafrasando Schauble, i politici tedeschi del dopo unificazione non hanno mai dimostrato molta intelligenza, a qualunque partito appartengano. Ma anche un politico che non è un’aquila sa bene che la linea del rigore, in una fase di congiuntura negativa, non è una scelta intelligente. È singolare che una considerazione di tale evidenza, sulla quale convengono i governi di tutto il mondo, sfugga all’Esecutivo tedesco.