RELAZIONE DELLA RETE DEI COMITATI DEGLI ESODATI AL MINISTRO DEL LAVORO

Esodati in piazza
Sig. Ministro, buongiorno! Anzitutto la ringraziamo per averci concesso questo incontro, in risposta alla nostra richiesta. Sono Angelo Moiraghi e in questa sede sono stato chiamato come portavoce della “Rete” a leggere questo intervento. E’ la prima volta che il Ministro del Lavoro ci risponde da quando, sono ormai quasi 2 anni, chiediamo un confronto. 
Sappiamo che il tempo di questo incontro non può esaurire un argomento così socialmente devastante e così civilmente ingiusto, ma ovviamente contiamo che il dossier (“Drammi individuali e disagio sociale: La Riforma Fornero delle Pensioni”) inviato con la richiesta d’incontro sia stato da Lei e dai suoi collaboratori esaminato in profondità e con attenzione, nello spirito di chi vuol comprendere davvero di quale gravità sia stata la rottura del “patto” compiuta dallo Stato e che il Presidente Letta ha detto, già nel suo programma, di voler RIPRISTINARE!! 
Pertanto siamo disponibili a rispondere a tutte le domande in merito, ora o successivamente a questo incontro, ma per non togliere tempo alla discussione non lo illustreremo qui nella sua totalità, ma soltanto in quelli che sono i più macroscopici rilievi in esso contenuti, sia rispetto all’evidente illegittimità Costituzionale individuata anche in studi sindacali e legali (ma già riscontrata dall’ex presidente della Camera Fini nel maggio 2012) sia rispetto all’ingiustizia palese censurata dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 822/1998, fondamentale per l’interpretazione dell’aspetto della sicurezza sociale in materia di  previdenza. 
Questa sentenzia infatti che modifiche normative in ambito previdenziale “non possono .. arbitrariamente incidere sulle situazioni sostanziali poste in essere da leggi precedenti, frustrando così anche l’affidamento del cittadino nella sicurezza pubblica che costituisce elemento fondamentale ed indispensabile dello Stato di diritto” e che “sono di ordine secondario le altre ragioni, quali il conseguimento di gettito..”, e conclude che “……non possono effettuarsi riforme o conseguire risultati a danno di categorie di lavoratori in genere, ed in specie di quelli che sono prossimi alla pensione o sono già in pensione.”  
E le norme introdotte hanno proprio il “vulnus” riconosciuto ormai da TUTTI di non aver previsto alcun periodo  transitorio per la loro entrata a regime, necessità  chiaramente conseguente alla sentenza.
In questa ottica la prima cosa da affermare è che la data di inizio di tale transitorio non può essere che quella di approvazione dell’art.18 della legge 111/2011 poiché questo,  insieme all’art. 1 comma 20 della  legge 148/2011 (del 14/9/2011), e all’art. 24 della legge 214/2011 (del 6/12/2011) DEVONO essere considerate un unicum legislativo, essendo praticamente coevi. Per tale motivo,  nell’individuazione dei soggetti  da salvaguardare NON deve in alcun caso trovare applicazione né l’adeguamento per l’aspettativa di vita né l’adeguamento dell’età delle donne a quella degli uomini per la maturazione della pensione di vecchiaia, previsti invece nella L. 214. Se così non fosse continuerebbe a perpetrarsi un comportamento discriminatorio, soprattutto di genere verso le donne che, sommando tra loro gli effetti penalizzanti delle leggi 111/2011 e 148/2011 sopra menzionate, impedirebbe di fatto a tantissimi soggetti di raggiungere il diritto al pensionamento con le vecchie norme, come previsto dalle salvaguardie, con ritardi del pensionamento fino a 12 (dodici) anni. 
Per l‘eliminazione di ulteriori gravi discriminazioni si segnala infine la necessità di fare sempre riferimento  alla  data di “maturazione del diritto” e non alla data di “maturazione della decorrenza”.  Infatti  tipi di pensione diversi  hanno durata delle finestre di attesa erogazione diverse.
In questa sede, rinviando comunque al dossier, vogliamo evidenziare alcune urgenti correzioni di rotta che la Legge deve intraprendere nell’immediato per ricomprendere nelle deroghe lavoratori ingiustamente esclusi dalle salvaguardie.
A cominciare da quella relativa ai lavoratori in mobilità ordinaria per i quali, sempre nell’ottica del transitorio, non si può assolutamente ammettere alcuna giustificazione nel discriminare, non si sa bene in base a quale principio legittimo, chi  con le vecchie norme non riesce a maturare i requisiti pensionistici entro la fine della mobilità. Restano così fuori dalla salvaguardia molti di coloro che si sono sacrificati per salvare il posto di lavoro ad altri lavoratori più giovani che altrimenti sarebbero stati i primi ad essere licenziati, oppure coloro che vivono in situazioni territoriali ove la mobilità in deroga non è erogata, e tutto questo nonostante le firme di garanzia dello Stato sugli accordi fatti entro il 31/12/2011! 
E vogliamo anche conoscere il principio giuridico secondo cui per l’ammissione alle salvaguardie si distinguono gli accordi sottoscritti ai sensi della L. 223/91 (cfr. art. 4 commi 5-6-7-15 e art. 5 commi 1-4) in sede Governativa da quelli sottoscritti in sede locale o regionale! La Legge 223/91 non fa alcuna differenza circa il rappresentante dello Stato che sottoscrive l’accordo!!! Le Regioni o le Direzioni Provinciali non sono forse istituzioni dello Stato? Eppure il D.L. 95/2012 art. 22, convertito con L. 135/2012, opera brutalmente questa discriminazione, colpendo lavoratori in mobilità ordinaria di aziende come Ansaldo, ex-Carrefour, Alenia ed interessando interi  territori  quali l’Emilia, la Lombardia, il Veneto, la  Campania ed altri ancora! 
Aspetti di illegittimità devono chiaramente essere additati anche per l’intera definizione delle salvaguardie previste per i Contributori Volontari, non solo rispetto all’attesa della Sicurezza Sociale citata nella sentenza sopra menzionata,  ma anche laddove si viola unilateralmente ed “a posteriori” un contratto previdenziale sottoscritto tra Stato e Cittadino  le cui rate di premio sono quasi totalmente state incassate!! Un tale principio, infatti risulta chiaramente riconosciuto dallo stesso Stato nelle sue precedenti normative con le Leggi 243/2004 e  247/2007, in rispetto a quelle che sono le prerogative dell’istituto della Contribuzione Volontaria! Non si capisce perché con la L. 214/2011 tale principio sia stato completamente ignorato!!! 
Inoltre le limitazioni temporali e quelle relative al reddito conseguito, inserite per molte categorie nei D.M. attuativi delle salvaguardie, sono illogiche e discriminatorie. Infatti si pretenderebbe che un lavoratore, Contributore Volontario o Esodato o licenziato, in ogni caso disoccupato, debba rinunciare o abbia dovuto rinunciare a reddito temporaneo (contratto a tempo, a progetto, altro) ovvero abbia anche dovuto rinunciare ad un “precario sostentamento”!! Ciò è assurdo e contraddittorio!! 
Infine, pur apprezzando che con il D.L. 201/2013 anche i licenziati senza accordo vengono riconosciuti meritevoli di salvaguardia, rileviamo il perdurare di una logica riduttiva sotto il profilo numerico e discriminatoria, perché a differenza di quanto accade per le altre categorie, per costoro la risoluzione del rapporto di lavoro anteriore al 1° gennaio 2009 non dà titolo alla salvaguardia, dalla quale sono escluse ad esempio persone che maturerebbero il diritto a pensione già nel 2013 ma sono state licenziate nel 2008. Chiediamo quindi da un lato che la salvaguardia sia garantita a tutti coloro che, anche in eccedenza alle 6.500 unità, siano in possesso dei requisiti stabiliti dal DL 201/2013, dall’altro che, con ampliamento del contingente, essa sia estesa anche ai licenziati prima del 1 gennaio 2009.
Quelli sopra riportati sono solo gli esempi normativi più macroscopici e numericamente significativi ma bastano a dimostrare la giustezza della richiesta, indicata nel nostro dossier a pag. 11, espressa dai 2 requisiti che devono individuare le persone meritevoli di salvaguardia:
1. Non essere più occupati al 31.12.2011 per avvenuta risoluzione contrattuale a qualsiasi titolo, oppure avere entro quella data sottoscritto accordi collettivi o individuali che come esito finale prevedano il futuro irrevocabile licenziamento. 
2. Maturare il requisito pensionistico con le previgenti norme entro il 31.12. 2018. 
 
Da 2 anni ci battiamo affinché le iniquità della “riforma Fornero” vengano eliminate ed in questa lotta abbiamo dato energia e disponibilità attraverso gli “sportelli esodati” sparsi sul territorio a Roma, Milano, Torino, Livorno, Parma ed altre città per dare assistenza alle persone, ricevendone un monitoraggio diretto della situazione sociale. Possiamo dunque assicurarle che è completamente irreale affermare che “non ci sono urgenze nel risolvere la situazione degli esodati” come è capitato di sentire anche ultimamente da vari esponenti politici e di governo: gli interventi legislativi a macchia di leopardo che si sono succeduti hanno lasciato, anche tra i soggetti delle categorie ricomprese nelle deroghe, intere platee di persone non salvaguardate!! Le risorse potranno anche essere  scarse, signor Ministro, ma un Governo si distingue per le sue scelte e la sua trasparenza, e non già mancando  alla parola data davanti al Paese alle persone e alle loro famiglie, alle quali lo Stato ha già negato illegittimamente il beneficio del Patto sociale sottoscritto!! E’ INACCETTABILE scegliere di utilizzare le poche risorse disponibili dando priorità alla cancellazione totale dell’IMU a solo vantaggio dei cittadini più abbienti, così come é inaccettabile, per chi ha pagato tutto e sempre il dovuto allo Stato, l’azione di salvataggio delle società di gestione di giochi online dalla condanna per una macroscopica evasione fiscale accertata dalla GdF, condonando loro  ulteriori 2 MLD di euro dopo averne già cancellati quasi 90 !! Con somme simili a disposizione non staremmo qui a parlare del nostro dramma!! 
Ma proprio sull’aspetto delle risorse Le vogliamo evidenziare quelle che sono ulteriori misure che devono essere realizzate da parte degli Enti che fanno capo al suo Ministero e da Lei direttamente, in grado di poter risolvere  immediatamente la situazione di disperazione di tantissime persone!!
Vogliamo iniziare da quelli che sono aspetti che possono essere subito risolti amministrativamente e che possono liberare risorse nel capitolo di spesa previsto per le salvaguardie, poiché si tratta di poste contabili già previste da altre leggi dello Stato che non sono MAI state abrogate.
 
Per i lavoratori in mobilità lunga (L. 223/1991 art. 4-24 e 7 commi 6 e 7) la copertura finanziaria per gli stessi era prevista all’art. 1 comma 1189 dalla legge 27 dicembre 2006 n. 296 (finanziaria 2007) . Pertanto le risorse per i 3460 lavoratori in mobilità lunga, in applicazione dell’art. 24 comma 14 della L.214/2011, non devono gravare sui  fondi stanziati da tale Legge, bensì su quelli già previsti da altra fonte legislativa pienamente “vigente”. Le risorse stanziate per questi lavoratori possono quindi essere recuperate per altri soggetti meritevoli di salvaguardia!!!
 Del pari per i Contributori Volontari autorizzati entro il 20/7/2007 continua a valere, non essendo stata abrogata,  la legge 247/2007 che, modificando la data prevista dal comma 8 dell’art. 1 della L. 243/2004, decreta che per i lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione  continuano ad applicarsi “le disposizioni in materia di pensionamenti di anzianità vigenti prima della data di entrata in vigore” di quella legge.  Addirittura dovrebbero essere applicati ad essi i criteri vigenti prima della cosiddetta riforma “Maroni” del 2004!! Il Legislatore, a suo tempo, sembra pienamente condividere il principio da noi prima espresso che  riconosce giustamente illegittimo il cambio di un contratto in essere!! 
Ed ancora, occorre sanare amministrativamente la grave situazione generata, da questo Ministero con l’ eccesso di potere compiuto con il DM 1 giugno 2012, nei confronti ad esempio della categoria di lavoratori in mobilità ordinaria. La L. 214/2011 art. 24 comma 14 lettera a) prevedeva, infatti, il solo requisito che gli accordi fossero stati sottoscritti entro il 4/12/2011 e non disponeva  il possesso dell’ulteriore requisito relativo alla data di cessazione. E’ necessario pertanto che il Suo Ministero, interpretando correttamente il principio di non retroattività,  disponga che, almeno fino alla data di pubblicazione in G.U. del D.L. 95 del 6/7/2012 che ha introdotto tale limitazione, i requisiti richiesti per questi lavoratori siano SOLO quelli previsti dall’art. 24 comma 14 della L. 214/2011. 
Infine richiediamo con forza l’emanazione tempestiva del Decreto Ministeriale relativo a quanto disposto,  dall’art.12 comma 5-bis della Legge 122/2010, a sostegno del reddito venuto a mancare a causa del prolungamento della “finestra pensionistica”, per i soggetti non ricompresi nei 10.000 tutelati da questa legge. Il decreto, come previsto dalla legge, va riferito  al 30/04/2010 in termine di data di sottoscrizione dell’accordo sindacale, e non in termine di data di cessazione dal lavoro come arbitrariamente stabilito dal decreto relativo all’anno 2012, cosa che ha  privato del sostegno molti soggetti meritevoli.   
A tale riguardo ci permettiamo di suggerire una proposta: per l’immediata soluzione di questo problema riteniamo realizzabile un intervento del sistema creditizio (p.e. della Cassa Depositi e Crediti) in anticipazione delle somme utili per la copertura finanziaria del decreto, cosa che permetterebbe al ministro di emanarlo immediatamente e di restituire in seguito le somme anticipate !! Siamo certi che provvederà nell’immediato per far cessare tale vergogna!!  
Anche per i soggetti in mobilità ordinaria che, pur non maturando il requisito pensionistico a causa dell’applicazione dell’aspettativa di vita, sono stati inclusi nelle salvaguardie   é necessario che il Ministero formalizzi l’intervento a carico del Fondo per l’Occupazione e la Formazione (FSOF) a copertura dell’impegno di spesa necessario per il prolungamento del trattamento di mobilità   come richiesto da tempo dall’INPS   in modo da far cessare anche tale incertezza.
Riteniamo anche necessario che il Ministro intervenga sollecitamente per ripristinare la corretta applicazione della legge in due casi nei quali l’INPS sta operando arbitrariamente. Il primo caso riguarda la legge 243/2004 (cosiddetta “opzione donna”), la quale stabilisce che in via sperimentale, fino al 31 dicembre 2015, possano accedere al trattamento pensionistico di anzianità lavoratrici di età pari o superiore a 57 anni se dipendenti e a 58 se autonome che abbiano un’anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e optino per una liquidazione della pensione secondo il sistema contributivo. Sebbene la riforma pensionistica abbia con esplicito riferimento lasciato inalterata questa statuizione, l’ INPS ha invece collocato al 31 dicembre 2015 non più la maturazione dei requisiti ma il conseguimento del trattamento pensionistico, di fatto escludendo dal beneficio dell’opzione donna un elevato numero di lavoratrici. Il secondo caso riguarda il comma 15-bis, art. 24, legge 214/2011 per il quale, l’INPS limita arbitrariamente i destinatari della norma a coloro che erano ancora in attività lavorativa al 28/12/2011 ed inoltre pretende di voler illegittimamente applicare l’adeguamento per la speranza di vita successivamente alla maturazione del requisito pensionistico.
Ancora un’ultima questione che ci viene dettata dal nostro essere sul territorio a supporto dei soggetti colpiti da questo dramma. Abbiamo cercato di ottenere risposte ed una corretta interlocuzione, nei rispettivi ruoli, con l’INPS. Abbiamo osservato che tale esigenza viene dall’INPS evitata o, peggio ancora, aggirata. Vorremmo invece poter avere risposte dall’INPS per consentire di supportare migliaia di persone che si rivolgono ai nostri sportelli. Siamo certi che Lei potrà intervenire presso l’INPS per consentirci un canale di comunicazione e di confronto fruttuoso.
In conclusione,  convinti delle nostre ragioni, chiediamo al Governo, tramite la sua persona e la sua funzione:
1. Che nell’immediato sia proposta ed approvata dal Governo una norma di un solo articolo che abbia valore di  “clausola definitiva”, affermando il “Principio generale degli aventi diritto a salvaguardia” per gli esodati, così da impegnare anche nel futuro le  Legislature ed i Governi garantendo l’allargamento delle salvaguardie mediante il rifinanziamento annuale del “fondo” previsto dal comma 235, art.1. della legge 228/2012. Tale norma dovrà definire che lo Stato si impegna a salvaguardare tutti i soggetti le cui caratteristiche corrispondono al principio definito dai due requisiti riportati nel dossier distribuito e illustrati a pagina 11 ultimo capoverso, che si riportano integralmente di seguito: 
a. Non essere più occupati al 31.12.2011 per avvenuta risoluzione contrattuale a qualsiasi titolo, ovvero avere entro quella data sottoscritto accordi collettivi o individuali che come esito finale prevedano il futuro licenziamento.
 
b. Maturare il requisito pensionistico con le previgenti norme entro il 31.12.2018.
2. La disponibilità ad assumere formale impegno per il reperimento delle risorse, con priorità assoluta, affinché la PdL 727 (e le collegate PdL 224, 387, 946, 1014, 1045, 1336, attualmente in esame in Comm.  Lavoro per essere unificate, come confermato nel nostro incontro con la commissione del 16 Maggio u.s.) possa essere approvata con urgenza entro l’anno in corso. Chiediamo pertanto che il Governo, a dimostrazione di voler mantenere la parola data in Parlamento, non solo non osteggi una simile azione parlamentare (come avvenuto anche nella scorsa legislatura per la PdL 5103), ma la “sponsorizzi” interagendo anche con la Ragioneria Generale dello Stato affinché non si verifichi, come già è capitato, che venga calcolata una spesa con criteri non congrui rispetto a quelli utilizzati in altre situazioni, quali il risparmio previdenziale ottenuto con la L.214/2011, facendo sospettare un comportamento politico da parte dell’Organo Tecnico. L’approvazione di questa PdL, oltre a rispecchiare la reale immagine che il Governo vorrà dare di se, rappresenta il reale avvio a soluzione del dramma delle famiglie ostaggio della disperazione e dell’ impotenza generata dall’iniqua riforma pensionistica.
Signor Ministro, fin qui le nostre osservazioni, le nostre proposte e le nostre istanze che lasciamo agli atti di questo incontro, ma ora vorremmo sentire da lei come  intende muoversi il Governo per dimostrare che lo Stato vuole davvero ripristinare il patto violato di cui ha parlato il Presidente del Consiglio Letta nel suo discorso programmatico! Decine di migliaia di famiglie attendono con ansia di capire quale sarà il loro futuro.
 
Grazie per l’attenzione.