PROPOSTA DI LEGGE DI NELLO FORMISANO SULLE BANCHE POPOLARI. SALVAGUARDARE LA BIPARTIZIONE DEL SISTEMA CREDITIZIO FRA SOCIETÀ PER AZIONI E BANCHE COOPERATIVE

Nello Formisano

La proposta di legge dell’On. Nello Formisano che pubblichiamo è il naturale complemento della riforma delle banche popolari proposta dal governo  con il D.L. n. 3 del 24 gennaio 2015 che ha imposto la trasformazione in società per azioni delle banche con un attivo superiore agli otto miliardi di euro.
In realtà, il decreto legge del governo pecca di mancanza di organicità. Non c’è alcuna argomentazione che giustifichi l’obbligo di trasformazione in SpA per alcune banche, se non una generica teoria che “grande è bello”, teoria che, ovviamente, non ha alcun fondamento scientifico.
Lo stesso parametro scelto, “un attivo superiore agli otto miliardi di euro” appare casuale e arbitrario senza che sia stato preceduto da uno studio sistemico del settore e delle interrelazioni fra banche e sistema produttivo. Così come altrettanto arbitrario appare il limite dei duecento milioni di patrimonio che, sembra, sarà applicato alle BCC che vorranno trasformarsi in SpA. 
Nel disegno dell’Esecutivo, quindi, la bipartizione del mercato del credito fra grandi banche, costituite sotto forma di SpA al servizio delle grandi aziende e banche regionali costituite sotto forma di società cooperative al servizio delle piccole e medie imprese è solo una ipotesi. Il Decreto Legge non esplicita questo modello e non enuncia le ragioni della scelta in favore della forma SpA. 
Il timore è che alla base della riforma ci sia la teoria che la banca è un’impresa come le altre, omettendo di considerare che si tratta, invece, di un servizio pubblico, il cui funzionamento  è cruciale per l’intero sistema economico. 
Ricordiamo che il credito è un mercato regolamentato, il cui accesso è sottoposto ad una autorizzazione della Banca d’Italia, in cui la vita delle aziende è sottoposta a vincoli, controlli e direttive continui e penetranti da parte della Vigilanza. Una banca non è né un albergo, né una industria siderurgica che operano in mercati liberi in cui è ammesso qualunque operatore che abbia le risorse finanziarie e le capacità imprenditoriali  per avviare una attività.
Va, peraltro, ricordato che i grandi gruppi bancari italiani sono controllati, di fatto, da fondazioni a cui la proprietà delle banche fu trasferita a titolo gratuito dallo Stato con una operazione di privatizzazione a ricavo zero che non ha precedenti nella storia del nostro Paese e, probabilmente, in nessun  altro paese ad economia avanzata.
La nostra tesi, non conforme a quella dominante, è che un sistema bancario efficiente non deve tendere a massimizzare i profitti ma deve, soprattutto, garantire i finanziamenti alla economia reale, ovviamente previa corretta selezione delle aziende che abbiano un idoneo merito creditizio. Una banca che realizzi altissimi profitti investendo i propri depositi in titoli quotati a New York o a Tokio verrebbe meno alla propria funzione e sarebbe da commissariare immediatamente per avere trascurato gli obblighi connessi alla autorizzazione. Invece, una banca che abbia il bilancio in pareggio ma assicuri un sostegno adeguato al sistema produttivo e alle famiglie, è una banca che rispetta la funzione economica per la quale è stata costituita e autorizzata.
In tal contesto è necessario che il sistema bancario sia differenziato, con una articolazione fra grandi e piccole banche, fra società per azioni e società cooperative, fra multinazionali e banche legate al territorio, perché solo la coesistenza di soggetti diversi per mission, per dimensioni e per forma giuridica consente di assicurare un flusso di finanziamenti adeguato al sistema produttivo che, come è noto, è anche esso, ampiamente diversificato. (Ettore Nardi)
 
PROPOSTA  DI  LEGGE
d’iniziativa del deputato Nello FORMISANO
  
Modifiche al Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1 settembre 1993,n.385, concernenti l’autorizzazione all’attività bancaria
 
ONOREVOLI COLLEGHI! — La presente proposta di legge è finalizzata a completare il piano di ristrutturazione del sistema creditizio avviato con il decreto-legge sulle Banche popolari, 24 gennaio 2015, n. 3, convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge 24 marzo 2015, n. 33, che ha imposto la trasformazione delle banche popolari che superino 8 miliardi  di euro  di attivo  in società per azioni e che prefigura una bipartizione del mercato creditizio in due aree:
1) la prima presidiata dalle grandi banche nazionali, quotate in borsa, la cui provvista trae origine dal mercato internazionale dei capitali, con una clientela affidata costituita, soprattutto, da grandi imprese, anche esse presenti nei mercati internazionali;
2) la seconda nella quale operano le banche regionali che fanno riferimento al mercato locale dei capitali e sono al servizio delle piccole e medie imprese del territorio di riferimento.
Uno scenario regolamentato, funzionale a una riorganizzazione dei rapporti tra banche e imprese in cui tutti gli operatori economici abbiano possibilità di accesso al credito, in linea con le proprie esigenze finanziarie e di sviluppo. Però questo di- segno necessita di alcune modifiche.
Se è condivisibile che grandi banche che, da tempo, hanno superato l’ambito locale abbandonino la formula della società cooperativa, sarebbe coerente con tale impostazione che le banche di prossimità, che si caratterizzano per il radicamento nel territorio, per la conoscenza diretta della clientela e per il rapporto privilegiato con gli operatori economici piccoli e medi e con le famiglie, siano costituite sotto forma di società cooperative, quali banche popolari o banche di credito cooperativo.
Questa formula, infatti, comporta un rafforzamento dei rapporti con i clienti che, spesso, sono anche soci. Ciò significa, da un lato, che la banca conosce in modo approfondito le attività professionali e le qualità morali della propria clientela e, dall’altro, che il socio ha interesse a consolidare rapporti di lungo periodo con la banca, con vantaggi rilevanti per quest’ultima che potrà contare su una maggiore stabilità della compagine societaria, non esposta alle speculazioni della finanza predatoria interessata solo ai guadagni ottenuti giorno per giorno dal variare dei corsi di borsa, con effetti  deleteri per la programmazione strategica che è fondamentale per la stabilità e per una crescita duratura di un’azienda di credito.
È da considerare, inoltre, che una banca cooperativa opera al servizio del territorio e trae dal territorio i fondi per la sua attività. Quindi, è interessata allo sviluppo dell’economia locale e svolge, molto meglio di una banca nazionale, quella funzione di polmone finanziario per le piccole e medie imprese che è componente indispensabile di un sistema economico sano finalizzato allo sviluppo dell’economia e dell’occupazione. Uno dei fattori di crisi degli ultimi venti anni è stata certamente la ristrutturazione selvaggia del sistema creditizio, con una drastica riduzione delle banche locali che erano punti di riferimento essenziali per le piccole e medie imprese. 
Si aggiunga che la Banca d’Italia, in assenza  di  indicazioni  normative, utilizza gli stessi criteri e gli stessi parametri nelle attività di autorizzazione e di vigilanza, quale che sia la forma giuridica  delle banche interessate.
Questa proposta di legge si pone l’obiettivo di invertire la rotta e di valorizzare il ruolo del credito cooperativo, in linea, peraltro, con l’articolo 45 della Costituzione, articolo mai abrogato ma irresponsabilmente negletto negli ultimi anni, e, a tale fine, di diversificare il regime delle autorizzazioni, a seconda che si tratti di una società per azioni o di una banca popolare o di credito cooperativo.
Come criterio distintivo è stato scelto l’ammontare dell’attivo per un principio di omogeneità con le disposizioni del citato decreto-legge n. 3 del 2015.
È evidente che la Banca d’Italia, a seguito dell’approvazione di questa proposta di legge, dovrà provvedere a fissare requisiti di capitale più elevati per le società per azioni, in quanto senza un patrimonio adeguato non sarà possibile, in cinque anni, conseguire un attivo di 1 miliardo di euro.
Rimane una zona grigia, tra 1 miliardo e 8 miliardi di euro, in  cui  potranno operare sia società per azioni che banche cooperative. Un’area che dovrebbe essere progressivamente ridotta con successivi provvedimenti che  contemperino  l’interesse pubblico a una gestione del credito funzionale alle esigenze dell’economia e l’interesse degli azionisti delle banche società per azioni già in essere alla salvaguardia del proprio investimento, tenendo conto, comunque, che quella creditizia è un’attività regolamentata, subordinata ad autorizzazioni, disposizioni e controlli, in attuazione dell’articolo 47 della Costituzione.
 
PROPOSTA DI LEGGE
ART.  1.
1.  All’articolo 14 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 1 è inserito il seguente:
« 1-bis. Se la forma adottata per l’attività bancaria è quella della società per azioni, il programma concernente l’attività iniziale di cui al comma 1, lettera c), deve prevedere che entro il quinto esercizio l’attivo della costituenda banca superi 1 miliardo di euro. Qualora la banca sia autorizzata ma, al quinto esercizio, l’attivo sia inferiore a 1 miliardo  di  euro,  si applica la procedura di cui all’articolo 29-bis».
b) il comma 2 è sostituito dal seguente:
« 2. La Banca d’Italia nega l’autorizzazione quando dalla verifica delle condizioni indicate dai commi 1 e 1-bis non risulti garantita  la  sana e  prudente  gestione».
 
ART.  2.
1. Dopo l’articolo 29 del testo unico di cui al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, è inserito il seguente:
 
«ART. 29-bis. — (Banche costituite in forma di società per azioni). Le banche costituite in forma di società per azioni devono rispettare le condizioni previste dall’articolo 14, commi 1 e 1-bis.
 
2. Qualora una banca costituita in forma di società per azioni faccia registrare, per cinque esercizi consecutivi, un attivo inferiore a 1 miliardo di euro l’organo di amministrazione convoca l’assemblea per le determinazioni del caso.
3. L’assemblea può deliberare la fusione con un’altra azienda di credito che consenta di superare il limite fissato, la liquidazione o la trasformazione in banca popolare.
4. Le disposizioni di attuazione del presente articolo sono emanate dalla Banca d’Italia. La Banca d’Italia autorizza la trasformazione in banca popolare in deroga alle procedure previste per la costituzione, verificate la regolarità delle delibere degli organi aziendali e la sussistenza dei requisiti fissati per la costituzione delle banche popolari. In caso di inottemperanza la Banca d’Italia può adottare i provvedimenti di cui all’articolo 29, comma 2-ter ».