PROMEMORIA PER RENZI. CON LA STAFFETTA GENERAZIONALE È POSSIBILE AUMENTARE L’ OCCUPAZIONE SENZA ONERI PER LO STATO

Matteo Renzi
Il Presidente Renzi sembra avere accolto con grande interesse la proposta avanzata dal Centro Democratico della “staffetta generazionale”, uno strumento efficace per rimettere in moto il mercato del lavoro e che darebbe risultati immediati e sicuri sul fronte incandescente dell’occupazione giovanile.
Dal momento, però, che analogo interesse avevano manifestato i ministri del governo Letta, riteniamo opportuno sottoporre al neo Presidente del Consiglio e ai nuovi ministri un piccolo promemoria sul tema, onde evitare che abbiano ancora una volta partita vinta le gerontocrazie che dominano i ministeri e che hanno un’influenza determinante anche negli ambienti accademici. Gerontocrazie che sono terrorizzate dal timore che l’iniziativa, anche se impostata su base  volontaria, possa indurre in tentazione chi voglia svecchiare con una certa rapidità la macchina burocratica.
L’operazione permetterebbe di conseguire, in via diretta e immediata, quattro risultati:
Restituire competitività alle aziende attraverso la riduzione del costo del lavoro e l’aumento della produttività.
Tagliare drasticamente le spese della Pubblica Amministrazione
Accrescere la domanda di consumi e, per questa via,  rilanciare la produzione e lo sviluppo.
Dare uno sbocco lavorativo nei prossimi anni a centinaia di migliaia di giovani per i quali, oggi, non c’è alcun alcuna speranza di occupazione.
Le ipotesi percorribili sono due, il part time pensionistico e la pensione anticipata. Istituti già regolamentati nella legislazione vigente che richiedono solo l’adozione di norme integrative che li rendano pienamente funzionali alle esigenze del mercato del lavoro post Fornero.
A sostegno della validità dello strumento ricordiamo che negli ultimi decenni molte aziende e interi settori produttivi, ad esempio il credito, hanno utilizzato, con successo, i prepensionamenti per flessibilizzare il costo del lavoro e per riportare in equilibrio i conti. Se le banche italiane si sono presentate con bilanci solidi all’appuntamento con la crisi finanziaria internazionale lo si deve proprio ai massicci turn over effettuati negli anni precedenti che hanno permesso di ridurre i costi e, anche, di ringiovanire le compagini aziendali con enormi vantaggi sia in termini di efficienza che di apertura al rinnovamento tecnologico e organizzativo.
La situazione è diventata più difficile dopo l’entrata in vigore della legge Fornero che ha irrigidito il sistema con effetti negativi pesanti per tutti i settori produttivi, aggiungendo un ulteriore elemento di debolezza ai tanti che già rendono impervia la ripresa del nostro Paese.
In effetti, la stessa Fornero aveva lasciato la possibilità, in caso di eccedenza di personale,   di un esodo anticipato dei dipendenti ai quali  mancassero non più di quattro anni per la maturazione dei requisiti minimi per l’accesso alla pensione con l’art. 4 della l. 92 del 28 giugno 2012 cui ha fatto seguito la circolare attuativa dell’INPS n. 119 dell’1/8/2013.
La norma, tuttavia, è palesemente inadeguata sia perché impone una serie di vincoli burocratici inutili e onerosi, sia perché riguarda solo le aziende con più di 15 dipendenti. In tal modo vengono escluse le numerosissime piccole aziende che costituiscono il tessuto connettivo del sistema produttivo italiano e il settore pubblico che è quello che avrebbe maggiore esigenza di rinnovare la propria struttura organizzativa, considerato che da venti anni il turn over è bloccato dai continui spostamenti in avanti della soglia della pensione.
Inoltre, la norma è eccessivamente rigida in quanto prevede solo la possibilità di pensionamento anticipato che, invece, va integrata con altre opportunità, come, ad esempio, il part time pensionistico, che è anche esso già previsto da una legge vigente ma non ha alcuna possibilità di decollare se lo Stato non si farà carico degli oneri contributivi aggiuntivi necessari per evitare che il passaggio al part time comporti una penalizzazione irrecuperabile e perpetua del trattamento previdenziale.
Noi avanziamo delle ipotesi, molto prudenziali, sugli effetti positivi che l’istituto potrebbe apportare, anche sulla base di uno studio pubblicato da la “Voce.info”.
Nel solo settore privato la platea sarebbe di circa 290.000 lavoratori, fermando il conteggio, però, a trentasei mesi e non ai quarantotto che la legge Fornero fissa come possibile ambito di applicazione di misure di prepensionamento.
Se chiedessero di andare in part time 290.000 senior, si potrebbero assumere 190.000 giovani con un contratto di apprendistato e si avrebbe un robusto aumento della occupazione giovanile senza alcun onere aggiuntivo.
Per le aziende, infatti, il costo del lavoro rimarrebbe immutato. 
Lo Stato  dovrebbe pagare contributi figurativi ai senior in part time per poco più di 1 miliardo. Incasserebbe, però, la stessa cifra per i contributi sulle retribuzioni dei neo assunti così che l’operazione sarebbe a costo zero per le finanze pubbliche.
Per le aziende ci sarebbero enormi vantaggi sia sul piano della efficienza e della produttività che su quello della competitività che si aggiungerebbero alle ricadute positive sui consumi e sull’intero sistema economico.
Oltre, ovviamente, al risultato più importante, quello di consentire l’ingresso sul mercato del lavoro di 190.000 giovani che oggi non hanno alcuna prospettiva. 
Operazione che sarebbe ripetibile una volta ricostituita la platea degli aventi diritto, platea che, comunque, sarebbe molto più ampia estendendo l’operazione a tutto il mondo del lavoro, pubblico e privato. 
Ancora più conveniente potrebbe essere l’operazione se, invece che di part time pensionistico, si percorresse la strada della pensione anticipata.
E ancora maggiori sarebbero i vantaggi per lo Stato in caso di prepensionamento dei dipendenti pubblici, in quanto il costo medio di uno statale anziano è il doppio o il triplo (o un multiplo più elevato nel caso dei dirigenti) di un neo assunto e la produttività risente inevitabilmente della frustrazione che ha colpito i tanti fermati dalla Fornero a un passo dalla pensione.
Quali sono i veri motivi per cui, finora, questa operazione (che ha varato con successo la Francia, che pure ha una situazione più tranquilla della nostra, sia sul fronte economico che su quello occupazionale) non è stata ancora avviata?
Probabilmente  perché gli ambienti minacciati da una iniziativa del genere (che, comunque, a nostro avviso, dovrebbe essere basata rigorosamente sulla volontarietà) hanno boicottato l’iniziativa evidenziando gli oneri a carico della previdenza per i pensionandi (peraltro modesti) senza considerare gli introiti che le nuove assunzioni assicurerebbero  al settore pubblico globalmente considerato, nonché l’incremento della domanda interna e i vantaggi per il sistema produttivo.