PROCESSO ABU OMAR – CONDANNATI ANCHE I DIPLOMATICI USA

Abu Omar

Svolta nel processo per il sequestro di Abu Omar. La Corte di Appello di Milano ha condannato a sette anni di carcere Jeff Castelli, il capo della Cia in Italia. Le responsabilità di Castelli erano incontestabili, ma, il primo grado si era concluso con un “non luogo a procedere” perché coperto da immunità diplomatica: all’epoca era consigliere dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma. Sono stati condannati anche Ralph Henry Russomando, primo segretario d’Ambasciata e Betnie Medero, seconda segretaria d’Ambasciata.
La Corte non ha riconosciuto l’immunità diplomatica con una interpretazione innovativa della Convenzione di Vienna secondo la quale i diplomatici potrebbero “esercitare ogni altra funzione che non sia vietata dalle leggi e regolamenti dello Stato di residenza, o alla quale lo Stato di residenza non si opponga”.
Il reato per il quale sono stati condannati è particolarmente odioso in quanto Omar fu sequestrato, portato in Egitto e torturato, senza alcun giudizio formale, ma per una semplice diceria da corridoio dei servizi. Alla fine si scoprì che non era nemmeno colpevole, tanto che fu rilasciato e poté tornare in Italia.
Ma l’immunità diplomatica è uno dei pilastri della convivenza fra le diverse nazioni.

L’interpretazione data dalla Corte di Appello di Milano è palesemente ardita. E’ evidente, infatti, che l’immunità serve proprio quando il diplomatico viola le leggi dello Stato accreditatario e rischia di essere sottoposto a processo. Riconoscere l’immunità a patto che non si violino le leggi del Paese di residenza è pressoché inutile.