PRESIDENTE MATTARELLA: “IL PROBLEMA NUMERO UNO DEL PAESE RESTA IL LAVORO”. DARE CONCRETEZZA ALL’IMPEGNO DEL CAPO DELLO STATO CON LA STAFFETTA GENERAZIONALE

Il messaggio di fine anno del Capo dello Stato non è stato un semplice messaggio di auguri. Il Presidente Mattarella in pochi minuti ha dettato una vera e propria agenda di governo, rappresentando con parole chiare e comprensibili a tutti le vere esigenze degli Italiani.
“La comunità, peraltro, va costruita,  giorno per giorno, nella realtà. Il problema numero uno del Paese resta il lavoro. Nonostante l’aumento degli occupati, sono ancora troppe le persone a cui il lavoro manca da tempo, o non è sufficiente per assicurare una vita dignitosa. Non potremo sentirci appagati finché il lavoro, con la sua giusta retribuzione, non consentirà a tutti di sentirsi pienamente cittadini.
Combattere la disoccupazione e, con essa, la povertà di tante famiglie è un obiettivo da perseguire con decisione. Questo è il primo orizzonte del bene comune.
Abbiamo, tra di noi, fratture da prevenire o da ricomporre. Tra il Nord del Paese e un Sud che è in affanno. Tra città e aree interne. Tra centri e periferie. Tra occupati e disoccupati. Barriere e difficoltà dividono anche il lavoro maschile da quello femminile, penalizzando, tuttora, le donne”.
Abbiamo riportato integralmente il nucleo centrale del discorso in quanto i concetti sono chiarissimi e sono sufficienti a dare concretezza a questa fase di fine legislatura.
Sono anni che chiediamo di porre il lavoro al centro dell’azione di governo, senza trovare riscontro nei provvedimenti degli Esecutivi che si sono succeduti. Abbiamo avanzato proposte immediatamente operative che avrebbero dato un grande impulso all’occupazione giovanile, proposte che non sono state respinte, ma hanno incontrato un muro di gomma nell’establishment burocratico e tecnocratico sensibile alle sollecitazioni dell’alta finanza e delle lobbies di potere piuttosto che ai problemi della gente comune.
Ora, dopo le parole del Capo dello Stato, riproporremo con forza la “Staffetta generazionale” che, con un minimo impegno finanziario da parte del Tesoro, potrebbe dare una speranza ai tanti giovani disoccupati costretti ad emigrare in cerca di lavoro e avviare un circolo virtuoso “lavoro – domanda interna – sviluppo – lavoro” che consentirebbe all’economia di uscire dal pantano della stagnazione in cui si dibatte senza prospettive dopo anni caratterizzati dalla più lunga recessione della storia.
Il Presidente Mattarella dice giustamente “combattere la disoccupazione e con essa la povertà”. La povertà, altro grande problema dell’Italia di oggi, discende proprio dalla mancanza di lavoro.
Il lavoro non deve essere uno dei punti del programma a cui si destina qualche centinaio di milioni di euro. Deve essere l’obiettivo primario intorno al quale ruota tutta l’azione dell’Esecutivo e alla cui soluzione è finalizzata tutta l’attività del governo e del Parlamento.
La nostra Costituzione, alla quale i cittadini hanno dimostrato di essere particolarmente legati dice all’art. 1, “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. È giunto il momento di dare attuazione piena a questo principio perché, come ha detto il Presidente Mattarella, tutti possano sentirsi pienamente cittadini. È così che si combatte l’antipolitica e si ristabilisce un rapporto solido fra Paese legale e Paese reale.
Se il reddito di cittadinanza è un’utopia, che, peraltro, presenta anche aspetti non condivisibili, il lavoro di cittadinanza è, invece, un programma possibile che si può perseguire e realizzare con un impegno efficace della politica che deve creare le condizioni perché anche gli altri protagonisti dell’economia – imprenditori, sindacati, aziende pubbliche – orientino la loro azione al raggiungimento di tale obiettivo.