UN CONSIGLIO PER IL MINISTRO POLETTI: APRIRE AI GIOVANI IL MERCATO DEL LAVORO PER CANCELLARE UNA BATTUTA INFELICE

Francamente, lascia perplessi  la condotta del ministro Poletti. Il momento è delicato e il risultato del referendum ha dimostrato che la frattura fra paese legale e paese reale è molto più profonda di quanto si potesse credere.
In tale contesto la frase del titolare del Lavoro sui giovani che sono andati via dall’Italia, “Questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi” non è soltanto un’offesa per i giovani che giunge dopo anni di disinteresse. È, soprattutto, una confessione di incapacità che arriva da chi sarebbe deputato a risolvere i problemi del mondo del lavoro, da cui deriva la fuga all’estero di tanti giovani. Una dichiarazione che giunge subito dopo che il 4 dicembre si è registrato un risultato disastroso per il governo proprio nelle fasce di età fino ai trentacinque anni.
Le scuse non possono essere sufficienti in quanto non si tratta di una gaffe ma di una palese inadeguatezza nell’affrontare i problemi del mancato sviluppo e della crisi occupazionale che affligge con particolare pesantezza le giovani generazioni.
L’interpretazione più facile che si può dare alle parole del ministro è che quanto più numerosi sono i giovani che vanno all’estero, tanto minori sono le difficoltà di gestione del ministero. Una visione che, ovviamente, sarebbe miope e inaccettabile.
Ancora peggio, se si trattasse di un tentativo di rovesciare le responsabilità secondo un copione seguito in passato anche da altri personaggi che non hanno lasciato alcuna traccia nella gestione della cosa pubblica.
Le richieste di dimissioni sono, però, una reazione eccessiva e strumentale, considerato che il governo è in carica da pochi giorni e che le valutazioni su un ministro vanno concentrate sulle opere più che sulle dichiarazioni.
Il ministro del Lavoro ha un modo semplice di riscattarsi e di far dimenticare le parole inopportune per le quali è sotto accusa. Imprimere una svolta alla politica del ministero e fare del rilancio della occupazione l’obiettivo primario  del proprio impegno istituzionale. La prima opportunità è costituita dall’entrata in vigore dell’APE, una legge che potrebbe essere qualificante per il governo e giustificare, da sola, il protrarre la legislatura fino alla scadenza naturale, se venisse utilizzata per avviare un grande turn-over nel pubblico e nel privato.
Poletti ha dimostrato di condividere la tesi che attribuisce  grande importanza alla staffetta generazionale. In una intervista al Corriere della Sera del settembre 2015 sosteneva che bisognava accrescere la flessibilità in uscita per aprire il mercato del lavoro ai giovani e per consentire alle aziende di tenere il passo con il progresso tecnologico.
Dare un seguito a quelle dichiarazioni, completare l’Ape con assunzioni di giovani che vadano a sostituire i lavoratori anziani che aderiranno all’Ape sarebbe il mezzo migliorare per cancellare una dichiarazione inopportuna e dimostrare che, al di là delle battute, il governo è sensibile ai reali problemi delle giovani generazioni.