PENSIONI: I COMITATI DEGLI ESODATI CONTRO LA SOLUZIONE GIOVANNINI – DAMIANO

Esodati

Da esponenti dei Comitati Esodati abbiamo ricevuto commenti critici sugli orientamenti in merito alla riforma delle pensioni del ministro del Welfare Enrico Giovannini e dell’on. Cesare Damiano, esponente del partito Democratico e presidente della Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati.
Il tema, come tutti sappiamo, è molto complesso e il dibattito sulle possibili soluzioni, dopo l’infausta era Fornero, è appena agli inizi.
I contributi, come quelli riportati in questo spazio sono importanti, sia sul piano politico, perché consentono di far conoscere al Parlamento e al Governo le opinioni e le osservazioni  dei diretti interessati, sia sul piano tecnico,  perché evidenziano aspetti del problema che potrebbero sfuggire agli esperti, o presunti tali, di matrice ministeriale o parlamentare.
Saremo lieti di pubblicare altri contributi che dovessero esserci inviati.
(Ettore Nardi)

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I commenti sono in neretto e, se inseriti all’interno di un intervento,  in parentesi quadre

Pensioni: positiva la proposta del Ministro Giovannini | scrive Cesare Damiano

[NOI NON SIAMO D’ACCORDO con Cesare Damiano, il PD e il Ministro Giovannini (nota del commentatore)] 

Pubblicato il 15 maggio 2013 SUL SITO di Cesare Damiano.
La riforma delle pensioni del ministro Fornero va corretta. Se si vuole fare un intervento strutturale, oltre al rifinanziamento del Fondo per allargare la platea dei 130 mila lavoratori salvaguardati, è necessario introdurre un criterio di flessibilità nel sistema. È positiva la proposta del ministro Giovannini che va in questa direzione. Come Partito democratico, abbiamo presentato già nella scorsa legislatura una proposta di legge che prevede l’accesso alla pensione in una età compresa tra i 62 e i 70 anni per coloro che hanno maturato 35 anni di contributi [??? e chi ne ha di meno ?? e i 60 anni delle DONNE ??? (nota del commentatore)]. 
In questa proposta, come evidenziato dal ministro, abbiamo anche introdotto una logica di premio-penalizzazione a seconda dell’età di pensionamento. Una leggera penalizzazione dell’assegno pensionistico è prevista fino all’età di 65 anni. Questa soluzione [??????] potrebbe rappresentare una risposta ai problemi e alle angosce di cui soffrono i lavoratori rimasti senza reddito a seguito della abolizione delle pensioni di anzianità operata dalla riforma Fornero.

Mimmo

15 maggio 20.03.02 NOI NON SIAMO D’ACCORDO

POSTATO SULLA PAGINA DI CESARE DAMIANO da Mimmo che il 15 maggio 2013 alle 19:59 scrive:

La riforma strutturale delle pensioni, di cui si parla, si applicherebbe a tutti, anche agli esodati. E’ una reviviscenza della quota 97 con minimo 62 anni (senza finestre ed aumenti per aspettativa di vita). Chi invece matura 41 anni e i 40 anni come spariscono ???? (senza finestre ed aumenti per aspettativa di vita) andrebbe a prescindere dall’età, ma non sono chiare le penalizzazioni. Per questi ultimi 41isti non dovrebbero essercene. Sparisce il requisito dei 60 anni per le donne.  
Per i quotisti si potrà andare in pensione a 62/63/64 e comunque non prima di 62 anni con un disincentivo dell’1% a partire da 62 anni fino a 65 anni con massimo il 3% ed un incentivo del 2% all’anno a partire da 65 anni a 70 anni con un massimo del 10%. Con un disincentivo del 3 % ad anno invece, ne farebbero le spese solo gli esodati non salvaguardati ed i licenziati senza tutele, chi è invece al lavoro non avrebbe convenienza a lasciare. Tutto sarebbe da realizzare con decreto legge, altrimenti le discussioni e le divisioni creerebbero alibi a chi non vuole concludere alcunché.

NOI NON SIAMO D’ACCORDO

Da NICO

Attenzione queste modifiche che il nuovo ministro del lavoro e l’on.Damiano stanno pensando di fare, per prima cosa contengono delle penalizzazioni, ancora non definite, e, secondo, riguardano solo l’età anagrafica; per esempio anziché andare in pensione a 67 anni si potrà andare in pensione a 63/64 e comunque non prima di 62 anni; morale della favola, le modifiche non riguardano ahimè , anzi ahinoi, i contributi versati. Un lavoratore che ha 38/39/40 anni di contributi e meno di 62 anni d’età continuerà ad andare in pensione con la legge Fornero. Morale della favola continuano le iniquità e le ingiustizie.
Caro On. proprio non riuscite a capire che questa riforma va cambiata per tutti. Come più volte ho scritto, io penso che un po di risorse le potreste prendere da chi in passato ha beneficiato di leggi che gli hanno consentito di andare in pensione molto presto e molte volte avendo anche degli incentivi, vedi per es, i bancari , i dipendenti dell’Enel ecc. ecc. Ebbene penso che a questi lavoratori sia giusto chiedere un piccolo contributo di solidarietà.
Inoltre, caro On. lei sa che ancora oggi a molte categorie, vedi per esempio il comparto delle forze armate e delle forze dell’ordine, è consentito andare in pensione in giovane età anche 54/55 anni e 35 anni di contributi godendo di 5 anni di scivolamento? Se queste agevolazioni fossero date a quei militari che fanno o hanno fatto per tanti anni missioni di guerra all’estero o che sono impegnati in servizio di pattuglia o di ordine pubblico, tutto questo sarebbe sacrosanto. Ma, invece, queste agevolazioni vengono date anche a chi ha sempre fatto lavoro d’ufficio. Io, tutto questo, in questo momento in cui vengono chiesti sacrifici a tutti, lo trovo profondamente ingiusto. Vorrei tanto conoscere il suo parere e vorrei anche chiederle una cortesia, la prossima volta che incontra la Fornero le dica che oltre ad aver fatto una riforma delle pensioni profondamente ingiusta, è stata anche bugiarda perché nel suo discorso quando le scappò la lacrimuccia disse che questa riforma aveva tolto ogni qualsivoglia privilegio,  rendendola eguale per tutte le categorie e/o professioni.