PENSIONI, ALLO STUDIO MODIFICHE DELLA LEGGE FORNERO. RENZI AVVII LA STAFFETTA GENERAZIONALE, RENDA FLESSIBILE L’USCITA DAL LAVORO E ROTTAMI I SUPERBUROCRATI

Matteo Renzi

Dopo tanti progetti abortiti, sembra che il governo Renzi, con la prossima legge di stabilità, abbia intenzione di sottoporre all’esame del Parlamento norme finalizzate a rendere più flessibile la legge Fornero, consentendo ai lavoratori più anziani una pensione anticipata con qualche penalizzazione relativamente all’ammontare dell’assegno.
Sembra una buona notizia, considerato che la disastrosa riforma targata Fornero – Monti sembrava immodificabile fino a qualche mese fa, nonostante abbia causato danni enormi al Paese, bloccando il turn-over sia nel settore privato che nella pubblica amministrazione, con conseguenze negative sull’occupazione e sui consumi da un lato e sulla produttività e sulla competitività delle aziende dall’altro.
Purtroppo, ci sono gruppi di pressione potenti che sono abbarbicati alle poltrone e che vedono nell’allungamento dei termini di pensionamento uno strumento per conservare il loro potere. Prima di Renzi il governo Letta ha predisposto progetti per apportare correttivi ai paletti della Fornero – rigidi al limite dell’ottusità – ma è stato fermato dalla opposizione di burocrati il cui orizzonte è limitato alle situazioni di cassa e che sono manifestamente incapaci di misurare gli effetti di lungo periodo di un provvedimento e, soprattutto, di valutarne le implicazioni sui diversi mercati e sul sistema economico nel suo complesso.
Però, dato che il promotore della misura è Tito Boeri, considerate le precedenti posizioni del Presidente dell’INPS, sorge qualche dubbio sulla portata della proposta e sulla sua efficacia.
Non vorremmo, infatti, che si trattasse di una semplice proroga dell’attuale “opzione donna” magari estesa anche agli uomini, che comporta penalizzazioni talmente pesanti da dissuadere la stragrande maggioranza dei lavoratori dall’aderire.
La flessibilizzazione della Fornero non deve essere finalizzata solo a salvaguardare il diritto di singoli che, per qualche problema personale non superabile, hanno l’esigenza di accelerare l’accesso alla pensione, anche se questo è sicuramente un obiettivo socialmente meritevole di apprezzamento. 
Lo scopo principale deve essere di avviare un turn-over straordinario sia nel settore pubblico che in quello privato, con un massiccio aumento delle nuove assunzioni, con ricadute positive sull’occupazione complessiva, sui consumi, sulla produttività e sulla competitività delle aziende e sulla efficienza della pubblica amministrazione, con l’attivazione di un circolo virtuoso occupazione – produzione – occupazione  che porti a una crescita strutturale e costante che manca, nel  nostro Paese, da oltre venti anni.
È, in conclusione, l’unica strada per imprimere una svolta alla lotta alla disoccupazione, in particolare alla disoccupazione giovanile e per riavviare il mercato interno, premessa fondamentale per un rilancio della economia. 
Per raggiungere questi risultati è necessario che le modifiche alla legge Fornero siano sostanziali e incisive. Se fossero la riproposizione, con piccole variazioni, di “opzione donna” non avrebbero gli effetti macroeconomici che da una innovazione del genere è possibile attendersi.
Peraltro, i costi sarebbero molto più contenuti di quanto si possa immaginare. Sulla staffetta generazionale che è una delle ipotesi di applicazione possibili delle modifiche in discussione c’è stato qualche anno fa’ uno studio de “La Voce Info” dal quale emergeva che l’onere per il settore pubblico per 190 mila nuovi assunti era di 1,5 miliardi di euro. Il che significa  che, ad esempio, con i fondi da stanziare per abolire la Tasi sulla prima casa si potrebbero assumere circa 400 mila lavoratori, un numero che, da solo, assicurerebbe una spinta molto forte al rilancio dello sviluppo. 
Inoltre, le imprese hanno un enorme interesse a ringiovanire le compagini aziendali sia per aumentare la produttività, sia per ridurre i costi. Quindi, sarebbero, certamente, disponibili a dare un contributo per garantire all’operazione un esito positivo.
D’altronde, un’iniziativa analoga è stata adottata con successo, negli anni scorsi, dalla Francia che ha una situazione occupazionale meno pesante della nostra. Basterebbe studiare l’esempio di oltralpe per rendersi conto che i risultati possono essere molto significativi.
Renzi tenga fede alla sua fama di rottamatore. Butti a mare tutti i superburocrati super pagati e improduttivi che sono un freno alla efficienza e al rinnovamento della pubblica amministrazione e li sostituisca con giovani freschi di studi e di capacità di elaborazione culturale. 
E avvii una grande operazione di turn over che può dare quella scossa che il sistema economico attende da oltre venti anni e che è essenziale per riprendere il cammino dello sviluppo.
È di riforme come questa che l’Italia ha bisogno. E ne ha bisogno anche l’Esecutivo per recuperare quel consenso e quella immagine vincente che si è progressivamente appannata dopo le elezioni europee del 2014.