OCCUPAZIONE: LETTA VINCE IN EUROPA. ORA È NECESSARIA PIÙ DETERMINAZIONE IN ITALIA

Enrico Letta

Enrico Letta torna da Bruxelles con l’aureola del vincitore. Chi diceva che doveva sbattere i pugni sul tavolo o minacciare l’uscita dall’euro è servito. Il Presidente del Consiglio, con una accorta politica delle alleanze e con la forza della ragione ha sbaragliato il campo. Torna dal vertice UE con un miliardo e mezzo di fondi aggiuntivi per l’occupazione giovanile. Mai, da molti anni a questa parte, un Capo di Governo italiano aveva avuto un successo simile. E senza dover sbattere la scarpa sul tavolo alla Kruscev, anche se, magari, un Grillo non riuscirà mai a capire il valore dei risultati ottenuti e la propaganda berlusconiana cercherà di confondere le idee ai cittadini.
È inevitabile il paragone con il Cavaliere che oggi sbraita contro la Merkel, sulla scia degli slogan elettoralistici di febbraio, ma che, quando è stato premier ha sottoscritto, senza battere ciglio, gli accordi più onerosi per l’Italia. 
Però, proprio per il successo conseguito in Europa, Letta deve osare di più in Italia. Le misure contro la disoccupazione adottate dal Consiglio dei Ministri di qualche giorno fa sono solo un primo passo. È  necessario andare oltre per sconfiggere un cancro che sta distruggendo l’economia e la società.
Secondo  la Confindustria i posti di lavoro perduti dal 2007 sono circa 700 mila che diventeranno più di 800 mila alla fine del prossimo anno. A fronte di tale catastrofe sociale ed economica gli stanziamenti previsti sono di meno di un milione di euro, contro i quattro milioni destinati alla abrogazione dell’IMU prima casa, una misura che, sotto il profilo macroeconomico è assolutamente inutile e serve solo a Berlusconi per pagare una cambiale di carattere populistico elettorale.

Tutti sappiamo che la politica è l’arte del possibile e che un governo con il PDL richiede il pagamento di un prezzo.
Meglio pagare un prezzo sull’IMU prima casa, che va, comunque a vantaggio di una categoria di cittadini vessati dal fisco,  si potrebbe ragionare, piuttosto che, magari, sul fronte della giustizia, con una amnistia generalizzata che andrebbe a favorire categorie di cittadini meno meritevoli di attenzione da parte dello Stato.
Però, non è accettabile che i giochini elettoralistici del Cavaliere distruggano, in una fase di risorse scarse, i residui margini di intervento sulla economia reale. 
E poiché non è ipotizzabile una drastica inversione della congiuntura economica che anche quando inizierà ad essere contraddistinta dal segno più, sarà, comunque molto debole, è necessario concentrare risorse consistenti  direttamente in favore dell’occupazione. 
È da considerare che, anche quando ci sarà la ripresa, la domanda di lavoro crescerà molto più lentamente della produzione. 
Pertanto, bisogna procedere con urgenza a ridistribuire le opportunità in favore delle giovani generazioni o, comunque, di quanti sono stati espulsi dalle aziende a seguito della crisi. Anche perché lo slittamento continuo dei limiti di pensione, dovuto a mere ragioni di cassa, ha creato una fascia di dipendenti anziani, stanchi e demotivati che volentieri cederebbero il proprio posto se potessero essere coinvolti in una operazione di pensionamento anticipato.
Rettificare in via temporanea le regole previdenziali servirebbe, oltre che a porre rimedio ai guasti della Fornero, ad alleggerire le tensioni sociali e a dare una speranza ai tanti, giovani e meno giovani, che si sentono tagliati fuori a tempo indeterminato dal mercato del  lavoro.
Aprire alle giovani generazioni  sarebbe un’operazione di grande impatto non solo sul piano sociale ma anche su quello macroeconomico. Significherebbe accrescere i consumi, incentivare la formazione di nuove famiglie, incidere, in particolare, sul mercato delle abitazioni e dei beni durevoli. Con il risultato di mettere in moto un circolo virtuoso che potrebbe stimolare la ripresa e fungere da moltiplicatore dei suoi effetti sulla produzione.
La staffetta generazionale è, a tal fine, lo strumento più efficace a disposizione dell’Esecutivo.
Il Parlamento ha approvato a larghissima maggioranza una mozione sulla materia presentata dal Centro Democratico che ha avuto anche il parere favorevole del governo.
Ora è necessario che si adottino provvedimenti concreti per dare attuazione a quella mozione.
Attendere la legge di stabilità e il mese di settembre, per superare prima le incertezze derivanti dalla affannosa ricerca di fondi per evitare l’aumento dell’IVA con i suoi catastrofici effetti sui consumi, può anche essere una scelta corretta.
Ma settembre deve essere il termine ultimo al di là del quale non è consentito andare.
La situazione è grave e non permette tergiversazioni e incertezze.