NOZZE GAY: PER I DIRITTI CIVILI L’ITALIA RESTA UN PAESE ARRETRATO

David-Cameron

Mentre in Italia si procede a piccolissime dosi, portando avanti un dibattito con toni a volte molto duri, nel resto del mondo ci sono Paesi che, pur concedendosi polemiche e vivaci discussioni, fanno susseguire i fatti alle parole e riescono alla fine ad approvare leggi necessarie a rendere possibile il matrimonio tra omosessuali. È il caso della Francia e della Gran Bretagna, ultime solo per ordine di tempo, che in questi giorni sono riuscite a compiere un importante passo avanti in materia di parità di diritti. In entrambi i Paesi, infatti, è già stato detto un mezzo “si” alle nozze gay (basterà attendere  la conclusione dell’iter legislativo è il “si” sarà completo e definitivo). Non è il caso ovviamente dell’Italia, dove spesso si ha la sensazione di non essere in grado neppure di portare avanti una sana discussione in tal senso. Figuriamoci poi ad arrivare a una legge messa nero su bianco.

Quello della Francia e della Gran Bretagna è solo l’ultimo degli esempi. Sui diritti dei gay e sul matrimonio tra persone dello stesso sesso sono diversi i Paesi che hanno avuto il coraggio di fare il salto di qualità. Ma quale la situazione attuale? A fare da apripista è stata l’Olanda, nel 2001, aprendo al matrimonio civile per le coppie gay con stessi diritti e doveri delle coppie etero, tra cui l’adozione.
È stata poi la volta del Belgio, dove il matrimonio omosessuale è in vigore dal 2003, mentre il via libera alle adozioni gay è arrivato nel 2006. In Spagna è da luglio 2005 che le coppie gay possono sposarsi e, sposate o no, possono adottare bambini. Sempre nel 2005 è stata anche la volta del Canada. Nel 2006 il Sudafrica è diventato il primo Paese africano a legalizzare le unioni gay, attraverso “matrimonio” o “partenariato civile”.  Inoltre, in Sudafrica queste coppie possono anche adottare. Dal 2009, invece, è la Norvegia a non fare più distinzione, in materia di matrimonio e adozione, tra omosessuali ed eterosessuali; come anche la Svezia, dove i gay possono sposarsi con matrimonio civile o religioso. In Portogallo è dal 2010 che, nonostante sia esclusa la possibilità di adottare, è cambiata la definizione di matrimonio: è stato abolito il riferimento a “sesso diverso” come prerogativa essenziale per contrarre matrimonio. Il 2010 è stato anche l’anno dell’Islanda, che oltre al matrimonio permette ai gay anche di adottare, e dell’Argentina, primo Paese sudamericano ad autorizzare il matrimonio gay e le adozioni da parte di omosessuali. C’è poi il Messico, con le nozze gay possibili solo nella capitale, Città del Messico, e gli Stati Uniti, dove sono possibili in 10 stati. Ci sono poi Paesi dove le nozze gay costituiscono un reato punibile, o dove ai gay è negata anche la libertà di espressione.  
E l’Italia? Benché l’argomento non sia più un tabù, tutto è fermo alle parole, spesso inutili, e dichiarazioni spesso discriminatorie. Il nostro Paese è tra quelli in cui è ancora troppo forte l’influenza di forze conservatrici e cattoliche, che in un modo o nell’atro riescono a remare contro qualsiasi tipo di legislazione in materia, inabissando ogni tipo di provvedimento al riguardo. Di persone che si dicono dalla parte del cittadino, ma poi gli impediscono di unirsi sentimentalmente e ufficialmente con chi preferisce, indipendentemente dall’orientamento sessuale.  E in questo sono complici tanto la Chiesa quanto la politica.
Dopo anni di accesi dibattiti a cosa si è arrivati? A una timida apertura da parte della Chiesa e dei cattolici, che comunque continuano a dirsi contrari al matrimonio tra persone gay, ritenendolo appannaggio solo di persone etero, di chi rispetta insomma i canoni del loro “perfetto” moralismo religioso. L’Italia è tra i Paesi maglia nera. L’Italia, dispiace dirlo, in materia di diritti civili, non può dirsi nella schiera dei Paesi promotori di civiltà.