NO ALLA MERKEL. LE RICETTE TEDESCHE DANNEGGIANO L’EUROPA E L’EURO

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Le dichiarazioni della cancelliera Merkel, che le riforme avviate in Italia e in Francia sarebbero insufficienti,  sono sbagliate nel metodo e nel merito, come hanno evidenziato, con una reazione ferma e immediata, autorevoli esponenti dell’Esecutivo Renzi.
Sbagliate nel metodo in quanto i rapporti fra stati sovrani non permettono a nessuno di impartire lezioni o di dare direttive a governi di altri Paesi. Principio tanto più valido all’interno dell’Unione Europea che può avere un futuro solo se basata sul rispetto reciproco fra i membri che ne fanno parte.
Sbagliate nel merito in quanto la Germania ha responsabilità molto più gravi di Italia, Spagna e Grecia messe insieme nella crisi che sta investendo l’euro e che dalla UE potrebbe estendersi anche alle altre più importanti economie mondiali.
In una unione monetaria, ma anche nelle normali relazioni fra economie di Stati indipendenti, i surplus ripetuti, soprattutto se non giustificati dalla necessità di superare situazioni di sottosviluppo, sono fonte di difficoltà come lo sono i deficit persistenti. La stessa Cina ha accettato le sollecitazioni della comunità mondiale a intraprendere iniziative per riequilibrare l’eccessivo avanzo della sua bilancia dei pagamenti.
La Germania, invece, è tetragona a ogni osservazione e continua imperterrita con il suo indirizzo di rigore che vorrebbe imporre anche agli altri paesi della UE, sfruttando l’inadeguatezza di un Trattato scritto in un’altra era economica.
La teoria di una politica economica monotematica, finalizzata solo a contenere o prevenire la crescita dell’inflazione, è considerata un errore, grave, da tutti gli economisti e da tutti i governi del mondo. Ed è contestata dagli stessi grandi leader che hanno governato la Germania prima della Merkel, quali Helmut Kohl, Helmut Schmidt e Gerhard Schroeder i quali, da anni, pubblicano articoli e interviste in netto contrasto con la linea seguita dalla attuale cancelliera.
Dal momento che è difficile ipotizzare che al vertice dell’Esecutivo tedesco sia concentrato un manipolo di sprovveduti sarebbe quasi naturale ipotizzare che dietro tanto rigore si celino interessi poco commendevoli. Come potrebbe dedursi dalla constatazione che le posizioni rigide della Repubblica Federale hanno favorito in questi anni speculazioni miliardarie sulla pelle dei cittadini e degli Stati dell’Unione. Non possiamo non ricordare che, a volte, dichiarazioni rigoriste di esponenti istituzionali tedeschi sono state causa di terremoti finanziari con corsi di borsa fuori controllo e passaggi di ricchezza per centinaia di milioni di euro in favore della speculazione e a danno di intere popolazioni e con effetti negativi gravi per l’euro e per l’Unione europea.
Ma è più probabile che la rigidità dei tedeschi derivi solo da una concezione dogmatica della politica economica che, peraltro, ha conosciuto eccezioni quando era a rischio il loro sistema produttivo.
La Merkel e i suoi concittadini dimenticano facilmente le lezioni del passato. Dimenticano che l’Europa ha salvato le Germania ben tre volte nell’era moderna, dopo la prima guerra mondiale, dopo la caduta del nazismo e dopo la crisi dei primi anni 2000, quando era la grande malata d’Europa e, solo grazie allo sforamento, tollerato e comunque non sanzionato, dei parametri di Maastricht, riuscì a superare la congiuntura sfavorevole e a porre le premesse per l’attuale sviluppo.
La politica propugnata dalla Merkel, peraltro, è in stridente contrasto con la realtà effettuale, in quanto con aumenti dei prezzi che tendono allo zero continuare a sostenere una linea restrittiva solo perché novanta anni fa nella Repubblica di Weimar ci fu una inflazione terrificante è, nella migliore delle ipotesi, una cosa irrazionale sia sul piano dell’economia, sia del solo semplice buon senso.
Purtroppo, riemergono i mali atavici della Germania, la sindrome di autosufficienza e di superiorità e le tendenze egemoniche che l’hanno portata al disastro già diverse volte nella storia.
Oggi, per fortuna, non si tratta di carri armati ma di crediti bancari e di finanza pubblica; non ci sono in ballo conquiste territoriali ma invasioni mercantili e asservimento di aziende e di settori produttivi.
Ma l’approccio è lo stesso: Germania uber alles, insofferenza per i legittimi interessi degli altri, incapacità di concepire un rapporto paritario con uomini e Stati al di fuori della propria sfera di influenza, convinzione pregiudiziale che, se c’è un contrasto fra la Germania e il resto del mondo, la Germania ha ragione e il Resto del mondo ha torto.
È un mix esplosivo che, sempre nella storia, dopo una fase di grande splendore, ha portato il Paese alla rovina.
Da Arminio in poi i tedeschi hanno vinto tante battaglie ma hanno perduto tutte le guerre. Perderanno anche questa volta. È il destino inevitabile di chi non sa meditare sugli errori del passato.
C’è solo da sperare che non trascinino nella disfatta tutta la zona euro e gli Stati che ne fanno parte.