NASCE SINISTRA ITALIANA. MA I DISTINGUO SONO NUMEROSI E AUTOREVOLI, A COMINCIARE DA PIERLUIGI BERSANI

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Rinasce la “cosa rossa”. Come spesso succede ormai da anni, a sinistra del Partito Democratico ricominciano le grandi manovre, dirette alla creazione di una forza politica che sia in grado di intercettare le istanze provenienti dal Paese ed ignorate dal PD renziano. Questa volta ci provano D’Attorre, in unione con il già fuoriuscito Stefano Fassina ed altri deputati e senatori, che hanno costituito insieme con SEL di Nichi Vendola Sinistra Italiana. L’obiettivo sarebbe quello appunto di dare vita ad una sinistra di governo in un momento in cui, sostengono gli oppositori di Renzi, il PD si è spostato su posizioni più centriste. Non è la prima volta che succede. Già in passato, altri raggruppamenti politici hanno tentato il sorpasso da sinistra degli allora PDS e DS.
Già ai tempi del Partito Comunista vi sono state forze, anche importanti, che hanno seguito questa strada. Tutte queste ipotesi, però, sono alla fine sfumate, a causa talvolta della eccessiva litigiosità dei loro componenti (il vecchio detto “per quanto uno sia di sinistra c’è sempre qualcuno più a sinistra di lui”), talvolta per la incapacità di strutturarsi in modo stabile. Si è trattato cioè spesso di veri e propri esperimenti, senza quelle caratteristiche di organizzazione che un partito deve necessariamente avere se vuole realmente riuscire a radicarsi nel panorama politico nazionale. Ed è proprio questa la sfida che gli ex della sinistra PD sono chiamati ad affrontare, una sfida molto difficile che passa per una seria proposta politica che sappia differenziare il nuovo movimento dal Partito Democratico, anche in vista delle elezioni comunali che rappresentano di sicuro un importante banco di prova. I critici della operazione già abbondano, come sempre in questi casi. Anche le critiche sono sempre le stesse, e si riassumono tutte nella domanda, “se ci sia veramente bisogno di una altra forza della sinistra”. Lo stesso ex segretario Pierluigi Bersani, che della sinistra del Partito Democratico può essere considerato il padre nobile, ha sottolineato come fuoriuscire dal partito voglia dire disperdere le forze e, quindi, rinunciare alla possibilità di influire sulle sue decisioni e, per tale via, modificare l’operato del governo. Come dire il peso della sinistra è maggiore quando fa parte del PD facendo da pungolo alle politiche del segretario e premier Renzi.