MOZIONE ON. FORMISANO (MODERATI), UTILIZZARE L’APE PER RILANCIARE L’OCCUPAZIONE ATTRAVERSO UN MASSICCIO RICAMBIO GENERAZIONALE

Nello Formisano

La mozione presentata da Nello Formisano e dagli altri parlamentari Moderati (sottoscritta anche dal Presidente del Gruppo Misto, on. Pisicchio), di cui pubblichiamo il testo integrale, è un tentativo di dare una svolta alla politica dell’occupazione. Dopo il boom del 2015 i numeri sul mercato del lavoro dell’anno in corso sono abbastanza deludenti. La disoccupazione rimane a livelli inaccettabili e ancora più elevati sono i dati relativi alla disoccupazione giovanile e al Mezzogiorno. Il Presidente del Consiglio ha preannunciato per il 2017 una decontribuzione totale al Sud. Ottima idea che avevamo proposto già per il 2016. 

Ma la decontribuzione è, comunque, una misura tampone che allevia la situazione sociale ma non risolve il problema dello sviluppo. Invece, la soluzione proposta da Nello Formisano e dagli altri parlamentari dei Moderati, un massiccio ricambio generazionale collegato all’avvio dell’APE, avrebbe l’effetto non solo di ridurre in misura significativa la disoccupazione giovanile ma anche di rilanciare i consumi e di aumentare la competitività delle aziende, riavviando il processo produttivo.
La legge di bilancio è una grande opportunità di ridare slancio al sistema economico che, da troppo tempo, oscilla fra fasi di recessione e fasi di stagnazione caratterizzate da percentuali di crescita misurate in decimali di punto (Ettore Nardi)

Mozione 1-01383

presentata da
Aniello FORMISANO 
Co-firmatari: Portas, Di Lello, Di Gioia, Pisicchio
 
La Camera, 
premesso che
– i dati sull’occupazione mostrano qualche miglioramento, ma non sono affatto soddisfacenti, considerato che si registra, a seconda dei periodi presi in esame, una stasi o aumenti modesti in termini di decimali di punto; 
– la disoccupazione in valori assoluti rimane a livelli elevatissimi, incompatibili con una società civile, in particolare per uno Stato la cui Costituzione statuisce all’articolo 1 «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro»;
 
– la disoccupazione giovanile, nel secondo trimestre, è al 35,5 per cento, con un ulteriore aumento a luglio che ha portato il dato del mese al 39,2 per cento; 
– la situazione del Mezzogiorno è drammatica con un tasso di inattività del 45,3 per cento e una disoccupazione del 19,3 per cento, mentre la disoccupazione giovanile supera, in alcune aree, il 50 per cento; 
– la crisi della natalità, evidenziata anche dal Ministro della salute con la sua campagna per il «fertility day», è motivo di grave allarme ed è dovuta non a una fuga dalle responsabilità da parte delle nuove generazioni ma alla loro esclusione da ogni prospettiva occupazionale. Crisi di natalità che, in prospettiva, è il più preoccupante problema del Paese con ricadute pesanti di lungo periodo sul piano economico, politico e sociale, nonché, ovviamente, su quello demografico; 
– il blocco del turn over imposto dalla «riforma Fornero» ha ingessato il mercato del lavoro impedendo il fisiologico turn over fra lavoratori anziani e neo assunti con ulteriori effetti negativi sulla occupazione giovanile; 
– l’approvazione delle misure concernenti l’anticipo pensionistico (APE) nella manovra di bilancio rappresenta, in tale contesto, una grande occasione per invertire il trend e riaprire ai giovani le porte del mercato del lavoro, in quanto è prevedibile, che, se le condizioni non saranno eccessivamente onerose, la pensione anticipata raccoglierà un numero considerevole di adesioni, ponendo le basi per un ricambio generazionale che potrebbe essere la leva per un rilancio dello sviluppo; 
– un programma straordinario di prepensionamenti e assunzioni potrebbe indurre una svolta nella crisi economica che da anni attanaglia l’Italia in quanto farebbe crescere la domanda interna, allargando la base dei percettori di un reddito stabile e influenzando positivamente i consumi, in particolare quelli di beni durevoli e il settore delle costruzioni che hanno un ruolo trainante nella economia reale; 
– un tale programma consentirebbe, inoltre, di conseguire altri due obiettivi di fondamentale importanza, quali l’aumento della produttività con l’immissione di lavoratori aperti all’innovazione in sostituzione di dipendenti al limite della pensione, stanchi e demotivati, e il miglioramento della qualità dei servizi della pubblica amministrazione che, da tempo, è condizionata negativamente dalla crescita sempre più marcata dell’età media del proprio personale; 
– i costi sarebbero molto contenuti e ampiamente compensati dalla operazione di esodo, in quanto i lavoratori interessati al prepensionamento hanno un costo medio che è almeno il doppio, secondo stime prudenziali, di un neo assunto,
impegna il Governo:
–  a valutare la sostenibilità delle scoperture che si apriranno, a seguito della approvazione dell’anticipo pensionistico (APE), nel settore pubblico, scoperture che andranno ad aggiungersi a quelle già manifestatesi negli ultimi anni; 
– ad approfondire, in particolare, i gravissimi vuoti di organico che già oggi investono comparti strategici, quali quelli della giustizia e della sicurezza, che indeboliscono la risposta dello Stato alla criminalità organizzata e mettono a rischio la tutela dei diritti fondamentali costituzionalmente garantiti in aree molto vaste del Paese con una progressiva estensione del contagio anche a regioni che in passato non erano interessate al fenomeno; 
– ad affrontare con assoluta priorità il problema della efficienza della pubblica amministrazione e della qualità dei servizi che essa è tenuta ad assicurare ai cittadini e alle imprese; 
– ad attivare, subito dopo avere raccolto le adesioni all’anticipo pensionistico (APE), una rapidissima indagine ministeriale volta a definire le esigenze di personale della macchina pubblica e ad avviare con immediatezza le procedure previste dalla legge per il ripianamento degli organici nella misura necessaria ad assicurare la efficacia e la efficienza della azione amministrativa; 
– a mettere a punto un piano di incentivi fiscali e previdenziali finalizzati ad agevolare il turn over nel settore privato, premessa indispensabile per un aumento della produttività e della competitività delle aziende produttive, con l’obiettivo di tendere a un riavvio del processo di crescita dell’economia e dell’occupazione e al superamento dei problemi strutturali che affliggono da anni il nostro Paese e impediscono allo stesso di uscire dalle secche della stagnazione.