MOZIONE DEL CENTRO DEMOCRATICO PER L’OCCUPAZIONE E PER I GIOVANI

Nello Formisano

Il Centro Democratico è, dall’inizio della legislatura, in prima fila nel sostenere tutte le iniziative finalizzate ad affrontare in modo incisivo i problemi del lavoro e della produzione.
In tale contesto il Gruppo del Centro Democratico alla Camera dei Deputati ha presentato una mozione, primo firmatario Nello Formisano Presidente del Gruppo e Vice Presidente nazionale del partito, per impegnare il governo sul fronte dell’occupazione e della staffetta generazionale che, se attuata in modo coerente con gli obiettivi da raggiungere, potrebbe portare risultati molto significativi sul fronte della disoccupazione giovanile.
La volontà dell’Esecutivo di procedere su questa strada è apparsa palese nelle scorse settimane.

Ma, il sostegno della maggioranza parlamentare e della pubblica opinione è fondamentale per superare le resistenze dei “benaltristi” che allignano, in misura rilevante, sia fra i politici che fra quei tecnici che si crogiolano in discussioni teoriche oziose e che non propongono nulla di concreto per risolvere i problemi del Paese (Ettore Nardi)

  La Camera,

premesso che 

  • la pesante crisi economica che l’Europa sta attraversando, colpisce in modo particolarmente duro i giovani. Dati recenti parlano di 5,7 milioni di giovani che non lavorano in Europa. Di questi, 3,6 si concentrano nell’area euro;
  • a questo fenomeno si aggiunge quello altrettanto preoccupante dei cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training), i giovani tra i 15 ed il 29 anni che non studiano e non lavorano;
  • molti studi informano che in Europa circa 14 milioni di giovani possono essere considerati a tutti gli effetti Neet. Si tratta di una cifra impressionante, pari al totale della popolazione di vari Stati componenti la Ue;
  • in Italia il tasso di disoccupazione giovanile ha toccato ormai quota 40,5%, ma ha superato il 50% nelle aree del Mezzogiorno, con alcune punte ancora maggiori in varie zone del Sud del nostro Paese. I Neet italiani, invece, sono circa 2,2 milioni;
  • sommando le due tipologie di giovani non occupati risulta che il costo stimato della disoccupazione giovanile si aggira intorno ai 32 miliardi di euro;
  • oltre ai costi economici, però, la disoccupazione di larga parte della popolazione giovanile, sia europea sia italiana, ha pesanti ricadute negativi anche in campo sociale e politico, allontanando drasticamente i giovani dalle istituzioni e rendendo sempre più difficile una loro emancipazione dalle famiglie di origine;
  • per contrastare questo preoccupante fenomeno, l’Unione europea si è attivata mettendo in atto concrete politiche di contrasto alla disoccupazione e che tentano di consentire un maggiore e più rapido inserimento dei giovani nel mercato del lavoro;
  • strumento principale di questa azione europea è la misura detta Youth Guarantee, che mette per ora a disposizione sei miliardi di euro per le regioni europee che abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile molto alto, al fine di reinserire i giovani in percorsi di studio o nel mercato del lavoro in tempi molto brevi. Si sta cercando di ottenere un aumento delle risorse messe a disposizione da questa misura;
  • le iniziative europee, però, da sole non bastano. La stessa Ue, infatti, ha chiesto un importante impegno dei singoli Stati membri nell’azione di affiancamento di quanto messo in campo dalle istituzioni sovranazionali;
  • per quel che riguarda in particolare l’Italia, ed ancor più il Mezzogiorno del nostro Paese, le misure comprese nella Youth Guarantee, ed anche tutti gli altri provvedimenti quali la riduzione del cuneo contributivo fiscale e quelli finalizzati al sostegno della domanda, sono certamente importanti ma non portano a risultati immediati;

è, invece, di tutta evidenza il fatto che in Italia sia necessario mettere in campo in tempi brevissimi concrete misure di sostegno all’occupazione giovanile;

  • la cosiddetta “staffetta generazionale” appare strumento estremamente utile per affrontare con decisione una situazione che se è difficile ovunque è particolarmente tragica nel Mezzogiorno d’Italia, cronicamente afflitto dal fenomeno della disoccupazione ed ora colpito con particolare durezza dalla crisi che stiamo vivendo;
  • la staffetta generazionale non è certo un’idea peregrina o utopistica. Infatti, già la cosiddetta “Legge Treu”, la legge 196 del 1997, all’articolo 13 comma 4 lettera (b stabiliva “la maggiore misura della riduzione delle aliquote contributive prevista [si applica] contratti di lavoro a tempo parziale in cui siano trasformati i contratti di lavoro intercorrenti con lavoratori che conseguono nei successivi tre anni i requisiti di accesso al trattamento pensionistico, a condizione che il datore di lavoro assuma, con contratti di  lavoro a tempo parziale e per un tempo lavorativo non inferiore a quello ridotto ai lavoratori predetti, giovani inoccupati o disoccupati di età inferiore a trentadue anni”;
  • successivamente molte sono state le proposte per migliorare l’istituto della staffetta tra generazioni nel mondo del lavoro, e oggi essa viene sperimentata in Regioni quali il Piemonte, la Lombardia, l’Emilia-Romagna, mentre è utilizzata con successo in vari stati europei, tra i quali la Germania, laddove lo Stato ha accettato di aiutare chi voleva lasciare il lavoro, per farsi sostituire da un giovane, riconoscendo i contributi figurativi mancanti per il raggiungimento della pensione;
  • già il Presidente del Consiglio Letta, nel suo discorso alla Camera del 29 aprile 2013, in occasione del voto di Fiducia al nuovo Governo, aveva fatto un accenno a questo strumento utile per affrontare la situazione;
  • la staffetta generazionale è stata poi ripresa ed approfondita dal Ministro Giovannini nelle successive audizioni in Commissione lavoro del Senato, il 14 maggio, e della Camera il giorno successivo;
  • il Ministro non ha nascosto le difficoltà che si possono incontrare nell’attuazione di questa misura di contrasto immediato alla disoccupazione dei giovani, ma ha dichiarato che potrebbe avere dei vantaggi importanti;
  • non appaiono, sinceramente fondate le obiezioni di vari tecnici, che sembrano ispirarsi più a pregiudizi che a fattori concreti;
  • appare difficile, infatti, negare che l’introduzione della staffetta tra generazioni non comporti, se, ovviamente, non lasciata isolata e con un attento studio dei costi e dei benefici, avrebbe effetti positivi sull’occupazione, ed anche sul piano macroeconomico e su quello delle imprese;
  • la staffetta tra generazioni non intende in alcun modo espellere i lavoratori anziani dal mercato del lavoro, contro la loro volontà. Non si tratterebbe di una espulsione coatta ma di un incentivo a lasciare il lavoro o ad accettare un part time, favorendo l’inserimento di un giovane;
  • inoltre, si è detto sino a poco tempo fa che la riforma che ha ritardato la pensione anche di cinque anni ha imposto un pesante sacrificio ai lavoratori. Ora, invece, si afferma che mandare in pensione in anticipo lavoratori anziani, che si ritirerebbero due o tre anni prima del previsto, sarebbe un sacrificio. Appare evidente che le due tesi non stanno insieme e che l’illogicità ne mostra la debolezza concettuale e concreta;
  • si afferma, inoltre, che l’andare in pensione più tardi non sottragga posti di lavoro ai giovani, e che anzi pesi meno sul sistema previdenziale in modo da liberare risorse utili a costruire nuovi posti di lavoro. Anche qui la logica del ragionamento appare quantomeno labile. Non è difficile immaginare che, al contrario, se una quota di anziani accettasse di andare in pensione prima del tempo, le aziende potrebbero assumere giovani. Non vi sarebbero, certo, nuovi posti di lavoro ma posti di lavoro per i giovani sì!;
  • si deve anche ricordare un altro dato: il costo del lavoratore prossimo alla pensione è doppio rispetto a quello di un neo assunto. Incentivando, quindi, la staffetta generazionale si potrebbe raggiungere lo scopo di inserire nel mondo del lavoro due giovani al posto di un anziano;
  • ma se anche l’azienda interessata al turn over decidesse di sostituire il lavoratore anziano con un solo giovane, ridurre in misura netta il costo del lavoro, con un risultato che in prospettiva sarebbe positivo per la stessa azienda, che diverrebbe maggiormente competitiva, potendosi anche permettere di pagare contributi più alti, con l’evidente recupero dei maggiori oneri contributivi sopportati nell’immediato dal sistema previdenziale per consentire l’uscita anticipata dei lavoratori anziani;
  • se, invece, i lavoratori anziani restano sino alla fine al lavoro ed a tempo pieno, si blocca il mercato del lavoro e si chiudono le possibilità per i giovani di iniziare a lavorare presto, rendendo più efficiente e produttiva l’azienda;
  • se è vero che gli anziani non possono essere sostituiti da un giorno all’altro dai giovani, che non hanno la loro, indispensabile, esperienza lavorativa, è anche vero che la staffetta generazionale, con una introduzione del part-time, consentirebbe il giusto mix tra esperienza e freschezza necessario per il progresso dell’azienda;
  • il brusco aumento dell’età pensionabile che, in alcuni casi, è passata rapidamente da 57 a 67 anni ha bloccato il turn over e impedito l’immissione annuale di nuovi elementi che assicurassero il naturale ricambio delle compagini aziendali, con effetti prevedibilmente negativi sulla efficienza, sulla innovazione, sulla qualità dei prodotti e sulla capacità produttiva delle aziende;
  • nella Pubblica Amministrazione, inoltre, dove fino al 1994 si andava in pensione con diciannove anni sei mesi e un giorno (e anche meno in molti casi), il turn over è, sostanzialmente, bloccato da allora con effetti deleteri evidenti;
  • a livello macroeconomico, poi, l’assunzione con contratti a tempo indeterminato di un numero di giovani che potrebbe superare i duecentomila avrebbe effetti altamente positivi sui consumi e, soprattutto sul mercato delle abitazioni e dei beni durevoli che, come è noto, hanno un ruolo trainante e possono rimettere in moto tutto il processo produttivo;
  • inoltre, la staffetta generazionale potrebbe aiutare i giovani a rendersi autonomi da quella famiglia che sino a poco tempo fa è stato il vero welfare italiano, ma che ora comincia a sentire gli effetti della crisi, dato che anche i genitori, pur non in età pensionabile, vedono messo a rischio spesso il loro posto di lavoro;
  • è certamente vero che la staffetta generazionale da sola non risolve il problema complessivo dell’occupazione giovanile, ma – come affermato anche dal Ministro Giovannini – è necessario evitare che i giovani restino troppo tempo fuori dal mercato del lavoro;
  • infine, la staffetta tra generazioni potrebbe esser molto utile nella ricostruzione di un patto tra generazioni evidentemente rottosi per colpa della la crisi in corso, ma anche per un insensato clima di scontro tra “giovani” e “vecchi” che ha preso piede negli ultimi venti anni e che ha ritenuto che l’unico modo per aiutare i giovani fosse quello di colpire i vecchi;

 

impegna il Governo

 

  • a continuare, come annunciato dal Presidente Letta e dal Ministro Giovannini, sulla strada della staffetta tra generazioni, quale primo strumento per affrontare la crisi occupazionale giovanile, mettendo in atto tutte quelle misure necessarie per consentire un turn over generazionale pacifico, efficiente e capace di dare risposte immediate alle esigenze dei giovani delle aree più svantaggiate del nostro Paese, anche seguendo l’esempio delle Regioni che stanno sperimentando concretamente la misura;
  • in particolare, in modo da ottenere un risultato quanto più rapido possibile e duraturo, ad adottare, pur nei limiti attuali del bilancio, tutte le iniziative necessarie per la concessione di sgravi alle imprese per le tasse sui contributi figurativi dei lavoratori, evitando così, il rischio di una totalmente controproducente doppia imposizione;
  • a intervenire, in occasione del prossimo Consiglio d’Europa del 27 e 28 giugno prossimi, dedicato proprio al tema dell’occupazione giovanile, per ottenere un aumento della dotazione del Fondo sociale europeo, in modo da finanziare progetti che favoriscano l’occupazione dei giovani, passo successivo ma indispensabile anche per la riuscita della staffetta tra generazioni;
  • ad adoperarsi in tutte le sedi opportune, a partire dallo stesso Consiglio d’Europa del 27 e 28 giugno, per ottenere un aumento della dotazione complessiva di 6 miliardi di euro per la Youth Guarantee, cifra che, vista la grave situazione in cui versa l’occupazione giovanile in Europa, con Paesi come Spagna e Grecia che vedono percentuali enormi di giovani fuori dal mercato del lavoro, non appare sufficiente per consentire concreti interventi in tutte quelle regioni che ne necessitano.