L’ERRORE STRATEGICO DI RENZI, RILANCIARE IL DOROTEISMO NEGLI ANNI 2000

Matteo-Renzi

Matteo Renzi

di Andrea Daniro

Era difficile credere che Renzi avrebbe fatto tesoro della sconfitta al referendum per cambiare politica e, soprattutto, per cambiare atteggiamento.
Ma, dopo l’episodio delle rivelazioni di De Bortoli nemmeno gli iscritti che lo hanno riconfermato  alla segreteria possono nutrire più dubbi, Matteo è sempre lo stesso, con tutti i difetti che ne hanno appannato l’immagine dopo una prima fase di luna di miele con la pubblica opinione che aveva portato al 40 per cento alle elezioni europee.
Riassumiamo il caso. De Bortoli scrive di avere saputo, da una fonte autorevole,  che la ministra Boschi era intervenuta sull’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni perché  acquistasse Banca Etruria in gravissime difficoltà.
Il fatto, se confermato, sarebbe grave, perché la Boschi  non aveva alcun titolo per intervenire, dato che in quanto ministro delle Riforme avrebbe dovuto occuparsi di tutt’altro, e, anzi, era in palese conflitto di interessi, visto che il padre era Vice presidente dell’Istituto di credito interessato all’iniziativa. Per giunta, quando era stata chiamata a rispondere alla Camera, aveva dichiarato di non essersi mai interessata di Banca Etruria.
Un po’ di prudenza non sarebbe stata fuori posto. Invece, dopo 48 ore di silenzio, Renzi non ha trovato di meglio che attaccare frontalmente De Bortoli, colpevole solo di avere pubblicato una notizia di grande interesse per la pubblica opinione.
Replicando uno scenario ormai consolidato, Renzi non si è limitato a entrare nel merito della questione, ma ha aggredito De Bortoli, immaginando che il giornalista volesse colpirlo per una aspirazione insoddisfatta al Consiglio di Amministrazione della RAI.
A parte che sarebbe stato un onore affidare un incarico di responsabilità a De Bortoli in RAI, l’ex direttore del Corriere della Sera (due volte) e de Il Sole 24 Ore ha potuto facilmente replicare che ha rifiutato due volte alla Presidenza della Rai.
Renzi dà la sensazione di giudicare De Bortoli con parametri validi per se stesso per i suoi amici. Il Partito Democratico, con la sua leadership, è tornato a una concezione “dorotea” della politica in cui tutto è finalizzarono alla occupazione del potere e alle carriere personali.
È il limite più grave della sua esperienza politica. Un limite che lo ha portato a rifugiarsi nel giglio magico e a scegliere in base all’appartenenza più che in base alla competenza. Il che, tra l’altro, è stato ed è un formidabile assist per i 5 Stelle.
Il punto debole del movimento grillino è sempre stato il dilettantismo della sua classe dirigente. Ma, purtroppo, questo argomento si è molto indebolito da quando, con il governo Renzi, i dilettanti fedeli hanno  occupato posizioni di responsabilità a tutti i livelli nella mappa del potere pubblico, sia a livello politico che a livello amministrativo e  manageriale.
L’Italia ha bisogno di un Partito Democratico e di un Centro Sinistra che pongano al centro i valori e invece che il potere, le idee invece che le tessere, i meriti invece che la fedeltà.
Purtroppo, ci sono fondati motivi per credere che il nuovo – vecchio segretario del PD sia geneticamente incapace di avviare un percorso del genere.