LEGGE SEVERINO, DE LUCA NON PUÒ ESSERE SOSPESO PRIMA DELLA NOMINA DEL VICEPRESIDENTE

Nello Formisano

Il dibattito pre elettorale si è concentrato, come era prevedibile, sulla possibile sospensione di Vincenzo De Luca, candidato della coalizione di centrosinistra alla presidenza della Regione Campania.
De Luca, come è noto, ha una condanna in primo grado per abuso di ufficio, condanna che ha comportato la sospensione da parte del Prefetto, provvedimento per il quale ha ottenuto una sospensiva dal Tribunale Amministrativo Regionale che ha rinviato la legge alla Corte Costituzionale sulla falsariga di analoga decisione adottata per il sindaco di Napoli, De Magistris.
Il tema è tornato di attualità in quanto le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno sancito la competenza del giudice ordinario sulla materia, sottraendola al TAR.
La novità, valutata in modo asettico, avrebbe un rilievo marginale in quanto è relativa solo alla giurisdizione. Non si comprende per quale motivo il giudice civile dovrebbe esprimere valutazioni diverse rispetto al Tribunale Amministrativo Regionale,  considerato, peraltro, che già la Corte di Appello di Bari ha rinviato alla Consulta la legge per un caso simile a quello che coinvolge l’ex sindaco di Salerno.

Invece la sentenza della Cassazione è stata presa a pretesto per affermare che la sospensione dovrà intervenire immediatamente, senza che il neo Presidente abbia il tempo di nominare la Giunta con conseguente scioglimento del Consiglio regionale e indizione di nuove elezioni. Arrivando addirittura a sostenere che, se Renzi ritardasse il provvedimento, dando al neo eletto il tempo di procedere alla nomina del Vicepresidente, si renderebbe responsabile di una scorrettezza istituzionale.
Tutte considerazioni infondate che si basano più sulla polemica politica che sull’analisi tecnica delle disposizioni della legge.
Se si analizza la Severino nella sua interezza non si può non rilevare che essa prevede due casi: la condanna definitiva regolamentata dall’art. 7 che prevede la incandidabilità, la ineleggibilità e, in caso di elezione, la nullità e la revoca;  la condanna non definitiva regolamentata dall’art.8 che prevede la sospensione dalla carica per un periodo massimo di diciotto mesi.
È evidente che il legislatore ha voluto fissare discipline differenziate per i due casi, che sono, ovviamente, molto diversi, in quanto a una condanna in primo grado può seguire una assoluzione nei successivi gradi di giudizio e, quindi, la sospensione temporanea in attesa di verificare l’esito della vicenda processuale è la massima sanzione possibile, compatibile con il doveroso rispetto di quel principio di ragionevolezza al quale deve ispirarsi qualunque legge che voglia essere coerente con il dettato costituzionale.
Quindi, il Presidente del Consiglio può sicuramente procedere alla sospensione in applicazione dell’art. 8 della legge Severino, ma deve seguire una tempistica che non trasformi la sospensione in decadenza, che, invece, è prevista dall’art. 7 solo in caso di condanna definitiva.
Cosa  ancora più importante il Presidente del Consiglio, non deve ledere, con una accelerazione ingiustificata della procedura, le prerogative del Consiglio regionale, organo legislativo di rango costituzionale, la cui decadenza, immotivata e non prevista da alcuna norma, comporterebbe una  violazione dei diritti elettorali sia dei consiglieri regionali sia degli elettori della Campania.
La tesi esposta è confermata dalla lettera della legge che per la sospensione degli eletti a cariche regionali prevede  l’intervento di cinque organi dello Stato. Si parte dalla comunicazione del provvedimento giudiziario da parte della cancelleria del tribunale o della segreteria del pubblico ministero al Prefetto che, a sua volta invia comunicazione al Presidente del Consiglio che provvede, sentiti il ministro per gli affari regionali e il ministro dell’Interno.
È una procedura complessa che, certamente, richiede tempi non brevi.
Contrariamente a quanto hanno scritto giuristi autorevoli  ma non attenti, la legge non dice che la sospensione deve essere immediata. Anzi, il comma 4, che specifica in modo analitico i successivi adempimenti propedeutici alla sospensione, dice che “il prefetto dà immediata comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri”, ma che questo “sentiti il Ministro per gli Affari regionali e il Ministro dell’Interno adotta il provvedimento”.
Quindi, la legge usa la parola “immediatamente” soltanto per la comunicazione del Prefetto al Presidente del Consiglio. Per la adozione del provvedimento non solo non riprende il concetto di immediatezza ma richiede il parere obbligatorio di due ministri. Peraltro, il Ministro dell’interno non potrà esimersi dal rilevare, nel suo parere, che la sanzione deve  essere tarata con una tempistica che colpisca solo il Presidente eletto, senza recare pregiudizio né alle prerogative del Consiglio regionale, né a quelle del corpo elettorale della Regione Campania. E il ministro per gli Affari regionali non potrà non evidenziare i danni che un provvedimento che non contemperi i diversi interessi in gioco comporterebbe per la regione interessata..
Inoltre, la legge non stabilisce un termine iniziale della sospensione, che decorre dal momento della notifica. Mentre, a conferma della differenziazione della disciplina, in caso di condanna definitiva, prevede la decadenza “di diritto dalla data di passaggio in giudicato della sentenza”.
Quindi, la teoria che gli atti adottati dal Presidente eletto, prima della eventuale sospensione, siano nulli non trova alcun sostegno nella lettera della legge ed è in contrasto con il suo impianto complessivo.
Per finire, la segnalazione dell’antimafia non aggiunge nulla alla vicenda De Luca. La Commissione ha richiamato, senza alcun dettaglio specifico, un fatto che risale al 1998, per il quale, dopo diciassette anni, non c’è ancora una condanna e per il quale l’imputato ha rinunciato alla prescrizione che, altrimenti, avrebbe già portato all’estinzione del processo. Una segnalazione del genere, a due giorni dalle elezioni, alimenta solo un clima di confusione e non aiuta l’elettore a una scelta informata e ragionata.