LE INSUFFICIENZE DI MONTI GIUSTIFICANO LA VALUTAZIONE NEGATIVA DEL FINANCIAL TIMES

mario_monti

di Ettore Nardi

Alla fine è arrivata anche la scomunica del Financial Times. Monti perde consensi non solo fra l’elettorato ma anche nel mondo della comunicazione e nella comunità degli economisti.
Gli si ritorcono contro le omissioni del suo governo e, anche, le promesse contraddittorie della sua “agenda” che, peraltro, è estremamente carente in quanto indica  obiettivi parziali e, spesso, generici, ma non i percorsi per raggiungerli.
I suoi meriti, indubbi, nell’avere salvato  l’Italia da un destino simile alla Grecia appaiono sempre più sfocati col passare dei mesi, oscurati dalle altrettanto indubbie e inspiegabili manchevolezze della azione del governo in altri settori della politica economica, in particolare per quanto riguarda l’economia reale, altrettanto importanti quanto la gestione dei conti pubblici.
Ricordiamo le accuse più pesanti che vengono mosse a Monti e all’Esecutivo dei tecnici, accuse alle quali né il premier, né i suoi ministri hanno mai dato una risposta.
 Il problema principale dell’Italia, a causa del quale veniva posta in dubbio dalla speculazione internazionale la capacità del nostro Paese di riuscire a sostenere il peso del debito è la mancanza di sviluppo. La nostra economia non cresce da circa venti anni e in questo arco di tempo si è progressivamente indebolita sul piano della produttività e della competitività.
Monti non ha nemmeno affrontato il problema rimandandolo a una seconda fase che non è mai cominciata e che, invece, doveva essere avviata con priorità assoluta e con provvedimenti di grande impatto non appena fosse finita l’emergenza finanziaria.
In secondo luogo, la debolezza del Paese di fronte alla finanza internazionale deriva dall’ammontare del debito che costringe il Tesoro a reperire sui mercati, ogni anno, oltre 400 miliardi di euro. L’Esecutivo avrebbe potuto  e dovuto mettere in vendita il patrimonio dello Stato e contenere la dipendenza dai mercati, ottenendo, in tal modo  anche il risultato di ridurre gli oneri derivanti dal servizio del debito che sono un handicap pesantissimo per i conti pubblici.

Non sarebbe stato, nemmeno, necessario vendere. Ci sono state proposte innovative, molto interessanti, di autorevoli tecnici quali, ad esempio Jean Paul Fitoussi e Andrea  Monorchio, che avrebbero consentito di intervenire sul debito utilizzando i beni dello Stato solo come garanzia, almeno in fase iniziale.
Pur volendo comprendere che non sarebbe stata una operazione semplice e che erano, comunque, necessari tempi tecnici non brevissimi per mettere a punto un piano che consentisse di alienare ordinatamente senza svendere, lascia sconcertati che non ci sia traccia nemmeno di una attività preliminare dell’Esecutivo su questo fronte.
Aggiungasi che una  delle debolezze strutturali del Paese è la patologica dimensione dell’evasione fiscale che, secondo stime autorevoli, raggiunge i 120 miliardi l’anno.
Lungi da noi l’idea che si potesse risolvere il problema in dodici mesi. Ma  non si può non evidenziare che l’Esecutivo tecnico è stato completamente assente nella lotta all’evasione che, infatti, nel 2012 non ha segnato alcun progresso rispetto all’anno precedente. Al di là di operazioni di facciata, tipo Cortina, Monti si è limitato a dichiarazioni di principio, ma non ha avviato alcuna iniziativa concreta contro questa autentica piaga nazionale.
Senza assumere atteggiamenti rivoluzionari, avrebbe potuto, almeno, concludere un accordo con la Svizzera, come hanno già fatto Germania, Austria e Gran Bretagna. Il che avrebbe permesso di recuperare, solo in termini di una tantum, fra i venti e i trenta miliardi, nonché decine di miliardi annui a regime.
Per giustificare la sua inazione si è trincerato, in un primo momento, dietro l’opposizione della UE agli accordi bilaterali, opposizione che altri Stati non hanno tenuto in alcuna considerazione. Poi ha iniziato una trattativa interminabile con la Confederazione di cui non si vede la conclusione, il cui protrarsi, ovviamente, darà modo ai capitali interessati di emigrare verso contrade più accoglienti, rendendo, di fatto, irrilevante un accordo che andava concluso, invece, in tempi brucianti.
Infine, una ulteriore fonte di sprechi è il capitolo dei trasferimenti alle imprese e della elusione fiscale. Su questo punto il comportamento di Monti è ancora più paradossale. Ha affidato uno studio al Prof. Giavazzi per definire i tagli possibili in questo settore. Giavazzi, che non è un pericoloso bolscevico ma un liberale, fautore dell’economia di mercato, avrebbe avanzato, secondo indiscrezioni attendibili, un’ipotesi prudenziale in base alla quale si sarebbero potuti tagliare 10 miliardi di trasferimenti, da utilizzare, eventualmente  per alleggerire il cuneo fiscale-contributivo sul costo del lavoro e aumentare la competitività dei settori produttivi.
Da giugno quel lavoro, che conteneva anche indicazioni operative ed era, quindi, immediatamente traducibile in provvedimenti normativi,  è chiuso in qualche cassetto della presidenza del Consiglio, senza che il Premier si sia almeno preoccupato di spiegare agli italiani il motivo dell’abbandono del progetto.
Si potrebbe continuare. Ma la casistica evidenziata dimostra in modo indiscutibile l’insufficienza dell’azione di Monti e la sua inadeguatezza nel ruolo di presidente del Consiglio.
L’analisi del Financial Times è corretta e nulla il premier ha potuto replicare relativamente al merito delle contestazioni mossegli.
Non è una correzione di rotta il secondo editoriale del giornale della City che, a quanto pare, vede con favore un Esecutivo Bersani – Monti, con l’attuale premier in un ruolo di responsabilità.
L’inadeguatezza alla funzione di Capo del governo non esclude che Monti possa ricoprire autorevolmente un incarico ministeriale di alto profilo.
Un rigoroso guardiano dei conti, per fare un esempio,  può essere un ottimo ministro dell’Economia. Ma se non ha una visione complessiva dei problemi e non si preoccupa della economia reale può dare una pessima prova nella funzione di presidente del Consiglio.