Le industrie del made in Italy tornano a casa

La tendenza alla delocalizzazione negli anni scorsi ha portato anche i marchi del made in Italy a trasferire in Cina le fabbriche, lasciando in Italia solo la progettazione dei prodotti. Con conseguenze negative rilevanti,  sulla produzione e sull’occupazione. Oggi, si comincia a registrare il fenomeno opposto. Il costo del lavoro in Cina sta aumentando e questo, aggiunto a fattori che sono sempre esistiti, quali l’onere del trasporto e la scarsa preparazione delle maestranze che incide sulla qualità del prodotto, spinge alcune aziende a riportare le produzioni in Italia.
La motivazione che incide di più è proprio la qualità del prodotto che, se la fabbrica è in Cina, non appare adeguata alle attese dei consumatori.
La cosa singolare è che non sono i consumatori europei ad avanzare dubbi sui prodotti made in Italy fabbricati in Cina, ma i consumatori cinesi. I cinesi ricchi, così come i russi, vogliono il made in Italy vero, non quello taroccato, prodotto dagli operai asiatici.