LAVORATORI DIPENDENTI: IL DIRITTO ALLA PENSIONE.

ministro fornero

Il tema della previdenza pensionistica viene distorto strumentalmente ed artatamente da chi vorrebbe portarla nell’ambito esclusivo del settore privato a tutto vantaggio delle Assicurazioni e della finanza, ovvero dei  soliti noti, e dalla Politica che ha necessità di coprire l’evasione contributiva dello Stato come datore di lavoro per l’INPDAP.  Per osservare correttamente le cose occorre limitare inizialmente lo sguardo all’INPS, in quanto previdenza dei lavoratori dipendenti privati. Occorre ricordare che fin dal 1995 (ovvero 18 anni fa con la riforma Dini) il metodo di calcolo è il contributivo, cioè la pensione viene calcolata con concetti di riserva matematica legati all’età di pensionamento ed alla aspettativa di vita. Il residuo delle ultime pensioni erogate con calcolo pienamente retributivo sarebbe stato erogato non oltre il 2017, per una parte limitata di soggetti. Inoltre,  considerando l’enorme costo del riscatto della laurea a partire dal 1983, si può con buona approssimazione ritenere che tali soggetti o sarebbero  lavoratori non laureati che hanno iniziato a lavorare a 18 anni, e quindi ora avrebbero 58-60 anni, oppure laureati comunque di età superiore ai 62 anni previsti dall’attuale norma relativa alle cosiddette “quote”. Infine dal punto di vista del rapporto economico tra  contributi versati e montante pensionistico totale erogato fino alla morte, mediamente tale rapporto risulta uguale o maggiore di 1.Il che vuole dire che l’INPS ripaga i contributi versati senza aiuto della fiscalità, ovviamente escluse le pensioni-baby (che non esistono più) e le pensioni dei manager che hanno fatto una progressione economica notevole (ma meno del 1% dichiara un reddito superiore a 100.000 euro!!).

Osservando meglio anche come si distribuisce il parametro dell’aspettativa di vita media si vede che oggi alla nascita è di 78 anni per gli uomini e 83 per le donne, ma per chi nasce oggi.  Ma non basta poiché le statistiche indicano chiaramente che il rapporto uomo-donna nel lavoro è fortemente sbilanciato verso gli uomini: questo è un altro aspetto differenziale che non viene considerato abbastanza.
Quindi in conclusione: i lavoratori privati hanno versato i loro soldi (premio pari al 33% della retribuzione) ad un Ente Assicurativo (INPS) dello Stato (Garante!) che avrebbe dovuto amministrarli con razionalità, efficienza e trasparenza per assicurare la pensione prevista! Nulla viene richiesto alla fiscalità! Si può obiettare: ma il sistema di gestione è a ripartizione (i contributi versati oggi servono a pagare le pensioni di oggi); la risposta è che la gestione è compito e responsabilità dello Stato e non può essere scaricato sul lavoratore (utente) ed inoltre nei tempi passati il surplus avrebbe dovuto essere gestito correttamente.
Molti scandali hanno dimostrato che, ad esempio, gli immobili dell’INPS (e di altri Enti) sono stati gestiti in modo clientelare ed addirittura venduti a prezzi davvero di favore a soggetti della “casta italiana” in senso ampio. Insomma: cosa direste voi, se andando in banca per ritirare i vostri soldi, trovaste il vostro conto svuotato? Il caso Cipro da noi sta avvenendo già silenziosamente, ma non sui redditi sopra i 100.000 euro bensì, vergognosamente, sui più deboli.
Il lavoratore è un creditore privilegiato dello Stato e non un questuante.