VALORIZZARE IL PATRIMONIO IMMOBILIARE PUBBLICO. L’ESEMPIO DEL PRESIDENTE MATTARELLA

Sergio_Mattarella

Il Presidente Mattarella è stato eletto da meno di un anno ma gode già di grande popolarità, una popolarità che sarebbe ancora più profonda e più radicata se politici e media comprendessero e diffondessero correttamente i messaggi che discendono dai suoi interventi.
Invece, purtroppo, non è così. Gli atti del Presidente, spesso, non sono percepiti e rappresentati come modelli ai quali ispirarsi ma come azioni simboliche che riguardano solo il Quirinale e devono rimanere circoscritte in quell’ambito.
Eppure, per la Pubblica amministrazione sarebbe doveroso imitare le buone pratiche, soprattutto se vengono dal Colle più alto di Roma e della politica italiana.
L’ultimo caso è la volontà di Mattarella di eliminare abusi e anomalie nell’utilizzo degli appartamenti di servizio da parte dei dipendenti della Presidenza. volontà che, come era naturale, ha avuto ampio spazio su tutti i giornali. 
Ma la cosa si è fermata lì e nessuno ha colto il significato più profondo del nuovo corso. La Presidenza della Repubblica ha molti immobili di pregio e li aveva messi a disposizione dei propri dipendenti per le cui funzioni erano richiesti requisiti di reperibilità piena e immediata. Su questo principio giusto si erano, poi, innestate interpretazioni devianti, per cui usufruivano del beneficio anche impiegati le cui attività non erano di particolare rilievo e, addirittura, anche ex dipendenti che rimanevano ospiti dei palazzi presidenziali anche quando erano andati in pensione o, comunque, non ricoprivano più gli incarichi per i quali avevano avuto l’assegnazione dell’immobile.
Il Presidente Mattarella ha posto fine a questi privilegi e, sia pure con la gradualità necessaria per rimuovere senza traumi incrostazioni consolidate, ha deciso di riportare la situazione al rigoroso rispetto delle regole.
I media hanno dato ampio risalto al progressivo aumento dei fitti allo scopo di riportarli in linea con il mercato, ma hanno trascurato l’aspetto più importante, la normalizzazione delle assegnazioni degli immobili.
Il motivo di tanta reticenza è facile da immaginare. Una delle piaghe più gravi della situazione italiana, sia per gli aspetti economici che per quelli etici, è la gestione del patrimonio immobiliare pubblico. Lo Stato, gli Enti territoriali, gli Istituti previdenziali hanno un patrimonio sterminato da cui potrebbero trarre grande giovamento i conti del Tesoro.
I comuni, che sono in condizioni precarie dal punto di vista finanziario, hanno immobili che, nella loro globalità, ammontano a miliardi di euro e che sono occupati, in gran parte, da cittadini che non hanno alcun titolo valido, con fitti bassissimi che non coprono nemmeno i costi di manutenzione o, addirittura a fitto zero.
Lo scandalo dei Casamonica potrebbe registrare un secondo tempo ancora più deflagrante collegato, proprio, alla presunta assegnazione da parte della amministrazione capitolina, di decine di appartamenti a componenti del clan, nullatenenti milionari, sconosciuti al fisco ma in possesso di auto di gran lusso.
Il problema, ovviamente, non è limitato al comune di Roma. La valorizzazione del patrimonio immobiliare è un problema generale, che assume un rilievo addirittura macroeconomico. Una gestione degli immobili pubblici in linea con i valori di mercato consentirebbe di abbattere il debito in linea con le raccomandazioni della Commissione UE e di gestire con assoluta tranquillità il deficit. Gli Istituti previdenziali, dal canto loro, se avessero valorizzato i loro immobili, o anche se lo facessero ora, riuscirebbero a far fronte agevolmente agli oneri della previdenza, senza dover conculcare i diritti dei pensionati.
In conclusione, si tratta di un grande tema che varrebbe da solo a giustificare un programma di legislatura.
Il Presidente Mattarella ha indicato la strada. Quanti sono disposti a seguirlo abbandonando la difesa acritica e pregiudiziale degli amici degli amici e di piccoli gruppi di pressione che hanno sempre considerato gli interessi privati preminenti sul bene comune?