LA QUESTIONE MERIDIONALE E LE RESPONSABILITÀ DELLA DESTRA

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L’OPINIONE
di Nicola Tranfaglia Ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università di Torino

La cosa davvero indecente è che un partito dichiaratamente razzista e secessionista come la Lega Nord, che fu di Umberto Bossi e fa capo oggi a Roberto Maroni, abbia – grazie all’alleanza con il leader populista di Arcore, Silvio Berlusconi, deciso se  gli converrà, a staccare la spina al governo di Enrico Letta nel prossimo ottobre – un peso notevole nella politica italiana e attacchi il centro-sinistra per la politica economica a favore del Mezzogiorno.
Vorrei ricordare a chi se ne dimentica che tutto nasce dalla concentrazione al Sud dell’esborso finanziario (sono soltanto cinquecento milioni in un anno per decisione dell’Unione Europea) contro la disoccupazione giovanile che nel nostro paese ha già oltrepassato il quaranta per cento e che nel Mezzogiorno è molto più alta che nel resto del paese.
“I fondi vanno soltanto al Sud mentre è il Nord che continua a mantenere tutto il Paese” ha appena dichiarato il responsabile Lavoro del Carroccio, Massimo Fedriga. Certo gli osservatori politici hanno già capito che la collera dei leghisti è legata alla scelta del governo di rinviare di alcuni mesi la decisione di rinviare l’acquisto dei caccia bombardieri F 35 e quindi di creare problemi ai siti dell’industria aerospaziale del Nord come Varese e Cameri.

Vero è che il governo Letta  ha rifinanziato di recente con un miliardo la cassa integrazione che è una misura legata alle difficoltà delle industrie collocate soprattutto al Nord e che, per quanto riguarda il finanziamento delle ferrovie urbane e all’interno delle città gli stanziamenti riguardano, accanto alla Torino-Lione, la linea metro 1 di Napoli, la terza linea metro di Roma, i collegamenti autostradali in Sicilia come la Ragusa-Catania, l’Agrigento Caltanissetta e infrastrutture del Nord come la Tem di Milano, la Pedemontana Veneta e la Metropolitana 4 di Milano.
Quanto agli aeroporti la sproporzione tra quelli del Nord e quelli del Centro-Sud è così grande da apparire addirittura incredibile a chi guarda una cartografia dell’Italia nei cieli.
La verità – come appare con sempre maggior chiarezza- è che Berlusconi, e i suoi più vicini collaboratori come gli onorevoli Verdini e Brunetta, sono sempre  convinti che le elezioni nell’ottobre o novembre  prossimo sono opportune e necessarie per riportare al potere l’uomo di Arcore e basta vedere in televisione le performances serali della Santanchè per rendersi conto degli umori ormai maturati nel fu PDL, destinato a dar vita, nelle prossime settimane, a un’edizione rinnovata e più forte della vecchia Forza Italia andata al potere nel 1994 e caduta sette mesi dopo, essenzialmente per colpa di Umberto Bossi.
Certo è, per molti versi, indecente, che in un paese che negli ultimi vent’anni ha trascurato notevolmente  i problemi del Mezzogiorno e ha favorito in ogni modo l’accentuarsi del distacco tra il Nord e il Sud si lasci spazio agli sconsiderati esponenti della Lega maroniana per accusare il governo attuale di trascurare il Nord  e di favorire il Sud.
Ma, se si analizza con mente fredda la situazione italiana dal punto di vista economico e sociale con particolare attenzione all’istruzione e al lavoro, la condizione del Mezzogiorno appare più che mai distante dagli standard settentrionali ed europei.
La spesa per ricerca e sviluppo – ricordiamolo – è la metà di quella europea. Per il tasso di occupazione, l’obbiettivo massimo è il 67-69 per cento ma il Mezzogiorno sfiora soltanto  il 48 per cento. Per l’abbandono scolastico l’obbiettivo italiano è il 15-16 % rispetto al 10% europeo e la situazione al Sud è molto pesante. Per l’istruzione universitaria si scende dal 40 per cento europeo al 26-27 per cento dell’obbiettivo italiano. Oggi l’Italia sfiora il  venti per cento ma il Mezzogiorno è molto più indietro. Insomma,potremmo continuare ma resta il fatto che il divario Nord-Sud resta oggi, come ieri, uno dei problemi centrali per il destino dell’Italia nel ventunesimo secolo. E abbiamo al potere, con il potere di staccare la spina, due partiti del centro destra che per quasi vent’anni hanno non soltanto ignorato il problema ma di fatto aggravato la crisi meridionale e fatto del Mezzogiorno il luogo della disperazione dei giovani come delle famiglie.