PEREQUAZIONE PENSIONI, SENTENZA STORICA DELLA CONSULTA – CINQUE MILIARDI DI DANNI PER IL BLOCCO DELLA FORNERO.

elsa fornero
La Corte Costituzionale, ancora una volta, ha svolto in modo impeccabile il suo ruolo di garanzia, imponendo il rispetto dei diritti dei cittadini a un Parlamento e a un Governo spesso distratti, superficiali e incapaci.
La Consulta ha annullato la norma imposta dal governo Monti e dalla famigerata ministra Elsa Fornero che bloccava l’adeguamento al costo della vita delle pensioni superiori a tre volte il minimo INPS (1.443 euro).
La sentenza è importantissima sia perché la perequazione è l’unico mezzo a disposizione dei pensionati per conservare il potere di acquisto, sia perché stronca in via preventiva le fantasiose ipotesi di ricalcolare le pensioni in essere inventando criteri di riequilibrio insostenibili sia sul piano giuridico che sul piano attuariale.
L’unica obiezione mossa contro la sentenza è che, considerato il costo di cinque miliardi di euro che essa comporta per le finanze pubbliche, la Corte avrebbe dovuto tenere maggiore conto dell’art. 81 della Costituzione. Obiezione tipica di chi non avendo cultura giuridica ritiene che i diritti costituzionalmente garantiti siano subordinati alle decisioni di spesa del governo e del Parlamento.
Nel caso di specie la illegittimità del provvedimento era prevedibile già al momento della sua emanazione. Infatti, la Consulta, nel 2010, con la sentenza 316, nel dichiarare non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata in un giudizio analogo aveva precisato “Deve essere, tuttavia, segnalato che la sospensione a tempo indeterminato del meccanismo perequativo ovvero la frequente reiterazione di misure intese a paralizzarlo, esporrebbero il sistema ad evidenti tensioni con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità perché le pensioni, sia pure di maggiore consistenza, potrebbero non essere sufficientemente difese in relazione ai mutamenti del potere di acquisto della moneta”.
Decidere, appena un anno dopo quella sentenza, un nuovo blocco della perequazione è stato un atto di arroganza che è doppiamente colpevole.
Perché erano possibili altre soluzioni più corrette che sono state scartate solo per colpire i pensionati, considerati una categoria debole, priva di potere contrattuale.
Perché, essendo prevedibile la bocciatura da parte della Consulta, sono state poste colpevolmente le premesse per un buco nei conti pubblici di cui era certa l’entità ed era incerto solo il momento in cui si sarebbe verificato.
Ora, per non aggiungere errore ad errore e guasti a guasti è bene che il governo disponga subito il pagamento di tutti gli arretrati senza inutili tergiversazioni.
E che sia avviata una indagine per individuare le responsabilità.
La Fornero dice che non è colpa sua e che furono altri ad imporle di adottare il provvedimento. 
È una giustificazione ridicola che fa il paio con quelle, passate alla storia, sugli esodati. Sarebbe il primo caso di un ministro che legifera a sua insaputa.
Noi, invece, riteniamo che sia pienamente responsabile, e non solo sul piano politico. Il buco di cinque miliardi nelle casse del Tesoro è da ascrivere soprattutto a lei, anche perché non è credibile che non fosse a conoscenza della illegittimità del provvedimento.
Se anche si trattasse solo di negligenza, la negligenza è colpa grave ed è fonte di responsabilità. E cinque miliardi di danni sono un motivo più che sufficiente per avviare un’indagine.