LA MERKEL, SCONFITTA IN MECLEMBURGO, VINCE IN SASSONIA. MA, PER SUPERARE LA CRISI AVREBBE BISOGNO DI NUOVE IDEE.

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Per fortuna la Bassa Sassonia non ha confermato il risultato del Meclemburgo. La CDU, nella regione che ha come capoluogo Hannover si è confermata il primo partito con il 34,4 per cento, sia pure con una leggera flessione rispetto a cinque anni prima. Di contro, l’AFD, Alternativa per la Germania, ha ottenuto un modesto 7,8 per cento, che, almeno temporaneamente, raffredda gli entusiasmi per la nuova formazione politica.
Per la Merkel, però, la situazione rimane preoccupante. Lo schiaffo infertole dagli elettori del Meclemburgo che hanno declassato la CDU al terzo posto dopo SPD e AFD è stato pesante, anche perché quella regione è il collegio elettorale della cancelliera che, evidentemente, non appare molto credibile nemmeno a casa sua.
Sulle motivazioni di tale sconfitta le opinioni sono varie. La versione più accreditata è che l’arretramento del Partito Cristiano Democratico e la contemporanea avanzata del partito di destra Alternativa per la Germania siano da attribuire alla politica di accoglienza dei migranti decisa dalla Merkel e contestata dalle forze populiste. Anche a Berlino, quindi, il problema dell’immigrazione diventerebbe prioritario dopo il massiccio flusso di extra comunitari dello scorso anno. Molti osservatori ritengono che, a questo punto, la Germania potrebbe aumentare le pressioni sull’Unione Europea, per arrivare ad una soluzione condivisa della questione dell’accoglienza.  Soluzione alla quale continuano ad opporsi i Paesi dell’Est.
Fino ad ora, nonostante gli accordi, il peso dei flussi migratori è rimasto, tutto, su Grecia e Italia. Paesi che hanno fatto il possibile, senza ricevere nessun tipo di supporto dalla UE in generale e dal Nord Europa in particolare.
Ora che la crisi sta arrivando a Berlino potrebbe derivarne un rilancio del famoso piano europeo per la redistribuzione dei profughi, piano fino ad ora rimasto solo sulla carta.
Ma, a un esame più attento, i migranti sono solo una parte, e non la più importante, del problema anche perché nel Meclemburgo non ci sono migranti e, quindi, sarebbe strano che i cittadini abbiano reagito a un fenomeno di cui non c’è, in quelle aree nessuna manifestazione concreta.
La verità è più complessa. La Merkel, finora, ha mantenuto la sintonia con i propri elettori andando a rimorchio della pubblica opinione. Non ha mai proposto una sua visione del futuro, non ha mai disegnato uno scenario che facesse sognare il popolo tedesco e i popoli europei. Ha guidato la Germania e, di fatto, anche l’Europa, con la mentalità di un amministratore di condominio che cerca di non urtare la suscettibilità dei condomini e si guarda bene dall’avanzare proposte che superino il tran tran quotidiano.
In tal modo ha fermato i progressi della costruzione europea e ha trasformato un’Unione che era nata per migliorare la vita delle popolazioni in una struttura burocratica, governata dai contabili, più attenti ai decimali di punto dei bilanci che allo sviluppo della economia e più sensibili alle pressioni della finanza internazionale che alle esigenze dei cittadini.   Il che, ovviamente, ha generato un malcontento profondo e crescente.
Quando il malcontento ha prodotto consensi per i partiti populisti anti europei, Berlino ha risposto  rafforzando la linea volta a tutelare il “particolare” tedesco immaginando che, in tal modo, la protesta sarebbe rimasta circoscritta alla periferia della UE.
Invece, l’onda populista, non contrastata, è arrivata fino in Germania.
Sarebbe ancora possibile fermarla. Ma è logico dubitare che la cancelliera abbia la volontà e le idee per imprimere la svolta che sarebbe necessaria allo scopo.