LA LOTTA ALL’ISIS RAFFORZA LA POSIZIONE DELLA RUSSIA. USA E NATO IN DIFFICOLTÀ PER LE AMBIGUITÀ DELLA TURCHIA

Vladimir Putin

Si può pensare quello che si vuole di Putin ma le sue mosse nella guerra all’Isis sono perfette. Lo zar era alle corde dopo il contenzioso con l’Ucraina che gli aveva consentito di riconquistare la Crimea ma lo aveva messo ai margini della comunità internazionale.
Aveva bisogno di una opportunità di riscatto. Le incertezze dei paesi occidentali gliela hanno fornita su un piatto d’argento. La Russia, a differenza delle altre potenze intervenute contro il Califfato, non si è limitata a qualche bombardamento simbolico, non si è limitata a operazioni di facciata ma ha avviato una vera propria spedizione militare, con aerei, navi, reparti speciali, consiglieri, rifornimenti di armi pesanti agli alleati presenti sul terreno.
Certo, la  motivazione dell’intervento dei russi non è tanto la lotta all’ISIS ma la difesa del regime di Assad, Ma questo, dopo i massacri di Parigi e le minacce che si susseguono giorno dopo giorno, non interessa a nessuno.
L’abbattimento del Sukhoi, ha completato il quadro. Mancavano dei martiri per nobilitare la battaglia di Putin contro il terrorismo internazionale. Ora, la carenza è colmata.
Non solo. L’incidente ha dato modo al presidente russo di lanciare una campagna contro Erdogan denunciandone l’alleanza occulta e gli affari sporchi con i terroristi.
E, dal momento che la Turchia fa parte della NATO ed è un alleato da cui gli Stati Uniti non possono prescindere, le ombre i sono estese anche ai paesi alleati di Ankara.
Sotto questo aspetto non è stata una idea geniale, quella del Pentagono, di esprimere solidarietà alla Turchia.
Le accuse di Putin a Erdogan potrebbero anche non essere vere, ma sono credibili. 
L’Isis non è una semplice banda di terroristi, ma ha un vero e proprio esercito con armamenti pesanti, carri armati, blindati, mercenari  e grandi disponibilità finanziarie.
Una organizzazione del genere ha bisogno di uno stato confinante che gli fornisca  armi e munizioni e tenga aperte le vie di comunicazione attraverso cui far passare i rifornimenti.
I vietcong non sarebbero mai esistiti senza il Vietnam del Nord. E, rispetto ai vietcong l’Isis ha un armamento molto più simile a quello di un esercito regolare.
Basta guardare una cartina per rendersi conto che solo la Turchia può svolgere questo ruolo di retrovia delle truppe jihadiste.
Si aggiunga che le voci su un coinvolgimento di Ankara e della sua classe dirigente nei traffici di armi e petrolio con l’Isis erano state diffuse già nei mesi scorsi in Turchia e che Erdogan le ha soffocate facendo fuori poliziotti, magistrati e giornalisti con i metodi poco ortodossi che lo contraddistinguono. La conclusione è che difficilmente i dubbi possono essere eliminati con una difesa d’ufficio degli Stati Uniti o di altri paesi della Nato. Che, peraltro, pur difendendo l’alleato, lo hanno invitato a sigillare la frontiera. Un modo diverso di avanzare sospetti su quello che realmente succede ai confini fra Siria e Turchia.
La verità è che Putin ha una strategia. Invece, Obama e gli altri leader occidentali annaspano in un mare di contraddizioni e di incertezze. E l’opinione pubblica, che, ovviamente, è sensibile al problema sicurezza sarà sempre più critica verso gli atteggiamenti di tolleranza nei confronti dei terroristi e spingerà i governi  ad uniformarsi alle posizioni intransigenti del Presidente russo.
La risoluzione in discussione all’ONU per imporre pesanti sanzioni nei confronti degli Stati che commerciano con l’Isis, risoluzione sulla quale è in corso una serrata trattativa fra Stati Uniti e Russia, è un primo passo in tale direzione. Così come è significativo che la Francia non consideri più pregiudiziali a una trattativa sul futuro della Siria le dimissioni di Assad.