La Lega contro la Legge Fornero. Ma l’antecedente fu lo scalone di Maroni

Il nuovo corso della Lega ha pagato in termini elettorali. Il Carroccio ha raggiunto il 6 per cento, un risultato che sembrava impensabile solo qualche mese fa, alla luce dei diamanti della Tanzania, delle mutande verdi acquistate con i fondi della regione e delle lauree albanesi.
Però, il vizio capitale rimane. Al di là degli episodi di malcostume, il partito dei padani si è sempre distinto per l’incoerenza. E sotto questo profilo non ci sono novità.
Salvini ha fatto della abolizione della Legge Fornero uno dei cavalli di battaglia della nuova Lega. Una battaglia meritoria, ma sospetta per un partito che, con Maroni al Lavoro, si era inventato lo “scalone” in virtù del quale in una notte i termini per andare in pensione si allungavano di tre anni.
Se la legge non fosse stata abrogata dal governo Prodi avremmo avuto gli esodati con alcuni anni di anticipo
Criticare la Fornero che è il minimo per chiunque consideri i disastri che la ministra torinese ha combinato.
Ma, un po’ di autocritica e una spiegazione logica di una giravolta di 180 gradi sarebbero necessarie per essere credibili di fronte agli elettori.