LA GRECIA DICE SÌ ALL’EURO, NO AL RIGORE. SCONFITTI LA MERKEL E I BUROCRATI DI BRUXELLES

Alexis Tsipras

La questione del debito greco ha ormai raggiunto il suo punto di svolta. Il referendum sulle clausole del prestito internazionale, ha visto gli elettori bocciare sonoramente le richieste dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Si tratta di una sconfitta storica per la politica del rigore, portata avanti dalle istituzioni comunitarie negli ultimi anni, e per la Germania in particolare.
La cancelliera tedesca Angela Merkel è la principale perdente di questa tornata elettorale.

La sua convinzione che le rigide politiche di bilancio, imposte a tutta l’Europa, fossero la base per la ripresa economica si è rivelata fallimentare. Un fallimento che ora è stato ufficializzato dal popolo greco, che ha clamorosamente respinto le imposizioni di Berlino. Si deve, quindi, capire cosa succederà adesso. La speranza è che si avvii una nuova fase negoziale in cui i creditori ammorbidiscano le loro posizioni, allo scopo di raggiungere una intesa con Atene senza che la popolazione ellenica sia sottoposta senza motivo ad un altro inutile piano “lacrime e sangue”. Solo con una ristrutturazione del debito greco, infatti, si può giungere ad una soluzione che tenga conto dell’interesse sia dei cittadini ellenici sia dei creditori. Il dato che emerge dal referendum greco è che se l’Europa non cambia, se resta solo la patria del rigore, se non diventa anche un luogo di sviluppo, di politiche per l’occupazione e per l’inclusione sociale, è destinata a scomparire come entità politica.
E deve essere l’Italia a guidare questo cambiamento. Il premier Renzi  lo ha detto più volte, “l’Europa deve cambiare verso”. Ora si tratta di tradurre questo ragionamento in una vera e propria azione politica. L’Italia, in particolare, deve diventare la guida dei Paesi mediterranei, che dovrebbero fare blocco comune allo scopo di iniziare finalmente una nuova politica europea. Ciò va fatto prima che sia troppo tardi e soprattutto prima che i movimenti politici di estrema destra e di estrema sinistra si impossessino della protesta contro la politica comunitaria, con esiti che potrebbero essere disastrosi.
C’è poi anche una considerazione geopolitica da fare. Una Grecia abbandonata dall’Unione Europea, senza più denaro per pagare gli stipendi e per tenere aperte le banche, senza più risorse per sopravvivere, finirebbe inevitabilmente nell’orbita di Mosca. La Russia di Putin si è già fatta sentire ed è pronta a dare ad Atene tutti gli aiuti necessari, allo scopo di farne un proprio alleato, una sorta di “cavallo di Troia” nell’Europa e nella NATO. Non a caso l’America è il Paese che più si è mosso per una soluzione della crisi del debito. Obama sa bene che il blocco occidentale non può permettersi che Atene divenga una vera e propria “Cuba mediterranea”, magari anche con il Pireo trasformato in una base della marina russa che non vede l’ora di avere uno sbocco nel Mediterraneo, cosa che cerca dal tempo degli Zar.
Infine, nelle masse europee si fa sempre più forte il dubbio che i fanatici del rigore, che, con il placet tedesco, dominano la UE, abbiano favorito non tanto una linea virtuosa di politica economica, quanto gli interessi di ambienti finanziari internazionali dediti a una speculazione senza scrupoli, che non rispettano alcun principio etico e che sono diventati un pericolo per la stabilità politica, per lo sviluppo economico e per la pace sociale. Forse il concetto espresso da Varoufakis, che ha paragonato i creditori della Grecia ai terroristi è un concetto forte. Ma, anche il Papa ha condannato la finanza internazionale con parole altrettanto forti.
Noi siamo con Papa Francesco senza se e senza ma. I rigoristi, ovviamente, sono nello schieramento opposto, contro il Papa e contro le prospettive di crescita dell’economia.
È bene che Renzi schieri l’Italia sul fronte dell’equità e della democrazia.
Anche perché la Germania, da Arminio in poi ha sempre vinto tutte le battaglie, ma ha sempre perduto tutte le guerre. E perderà anche questa volta perché la Grecia rappresenta la civiltà e i tedeschi non hanno alcun titolo per imporre agli altri le loro idee e i loro stili di vita che, già in passato hanno portato disastri all’Europa e all’umanità.