LA GIUSTIZIA NORVEGESE DÀ RAGIONE A BREIVIK. IL KILLER DI OSLO E UTOYA SARÀ RISARCITO PER DETENZIONE DISUMANA

Anders Breivik

Mentre nel mondo intero si alza unanime il coro di condanna al terrorismo, sotto qualsiasi forma esso si presenti e a qualsiasi cultura appartenga, dalla Norvegia arriva una notizia raccapricciante. Anders Breivik ha vinto la sua causa contro lo Stato norvegese, nella quale denunciava le condizioni inumane della sua detenzione. Vale la pena ricordare che si tratta del killer che il 22 luglio 2011 commise la doppia strage di Oslo e Utoya, dove persero la vita 77 persone, per lo più ragazzi. Due attentati pianificati da Breivik nei minimi dettagli per motivi culturali e religiosi: ribellarsi contro le continue immigrazioni e quindi contro il multiculturalismo.
Per la duplice strage terroristica Breivik era stato condannato a 21 anni di carcere, la pena massima ottenibile in Norvegia, e all’isolamento presso un’ala di sicurezza del carcere di Skien. Ma lo stesso Stato che allora lo ha condannato ora si trova a dovergli dare ragione. Lo Stato norvegese è stato chiamato in causa dal 37enne per “detenzione disumana”. Nella sua causa allo Stato Breivik ha denunciato il totale isolamento e le frequenti perquisizioni. È doveroso ricordare al riguardo che le modalità di detenzione norvegese non sono per nulla ferree come si potrebbe immaginare, ma al contrario anche troppo generose. La cella, infatti, in cui Breivik sta scontando la sua pena è un trilocale con stanza palestra, stanza lavoro, più cucina e servizi e dotato di tv e playstation.
Insomma Breivik sembrerebbe vivere in condizioni più che accettabili, ma il Tribunale che si è occupato del caso gli ha dato ragione, costringendo il penitenziario a migliorare l’assistenza offerta. Il Tribunale di Oslo ha sentenziato che Anders Breivik sta subendo “trattamenti inumani e degradanti”, in quanto viene mantenuto in isolamento totale da circa cinque anni. La corte ha stabilito che il suo totale isolamento viola l’articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani e il giudice ha condannato il governo a pagare al detenuto un indennizzo di 330,000 corone, circa 35 mila euro.