LA COESIONE DELLE FORZE SOCIALI PER UNA ALLEANZA PER IL LAVORO E LO SVILUPPO

Giorgio Benvenuto

di Giorgio Benvenuto

Joschka Fisher, vice di Gerhard Schroeder nell’ultimo governo tedesco rosso-verde, in una intervista al Corriere della Sera ha così criticato le ricette della cancelliera Angela Merkel: “L’attuale strategia politica non funziona. Va contro la democrazia, come dimostrano i risultati delle elezioni in Grecia, in Francia e anche in Italia. E va contro la realtà: lo sappiamo sin dalla crisi del 1929, dalle politiche deflattive di Herbert Hoover in America e del cancelliere Heinrich Bruening nella Germania di Weimar, che l’austerità in una fase di crisi finanziaria porta solo a una depressione”. Le parole di Fisher hanno trovato piena conferma in Italia nei dati diffusi dall’Istat: disoccupazione oltre l’11 per cento con tendenza in aumento per il 2013 (11,4), contrazione del 2,3 per cento del Pil, crollo della spesa per i consumi (- 3,2). In particolare l’Istat documenta come il paese si stia spaccando in due tra Nord e Sud. La forbice si è allargata. Fra il 2007 e il 2011 il Mezzogiorno ha perso il 6,8 per cento del suo Prodotto Interno Lordo, bruciando ricchezza per 24 miliardi di euro; gli investimenti fissi sono calati dell’11,5 per cento, otto miliardi tondi; sedicimila imprese (cioè l’1 per cento del totale) hanno chiuso; gli occupati sono calati di trecentomila unità, in percentuale il 4,6 per cento.
Ma si allargano anche altre forbici. Quella salariale: in Calabria la retribuzione giornaliera è di 68,7 euro contro 85,80 della media nazionale, 97,20 della Lombardia; quella di “genere”: sei donne su dieci al Sud non lavorano. Con questi numeri non possiamo più parlare di un paese a due velocità, dobbiamo per forza di cose immaginare due pianeti che corrono in direzioni opposte.
In questo contesto è fondamentale il ruolo delle forze sociali. Si deve arrestare la deriva. Alla ingovernabilità politica bisogna contrapporre la governabilità sociale. Occorre costruire una grande alleanza per lo sviluppo, per il lavoro.

Il sindacato è paralizzato dalle divisioni: le polemiche tra Confederazioni hanno più spazio delle discussioni di merito sulle cose da fare. Uilm e Fim hanno ragione quando pretendono di firmare il contratto dei metalmeccanici ma si devono contemporaneamente porre il problema di una metà della categoria che preferisce battere un’altra strada. Mi viene in mente un vecchio proverbio: se vuoi camminare in fretta, vai da solo, ma se vuoi essere certo di arrivare, allora muoviti in carovana. Quando le scelte restano solitarie, il rischio della sconfitta è consistente, quando, al contrario le soluzioni diventano patrimonio di tutti, le possibilità di giungere felicemente a un traguardo sono più concrete.
In particolare i lavoratori sono diventati vulnerabili, attaccati sul fronte del reddito, dei diritti e delle certezze (o sarebbe meglio dire incertezze) occupazionali.
Il sindacato deve rimettere in moto i meccanismi della democrazia interna, deve tornare a rappresentare non solo chi è iscritto ma anche chi non è iscritto. Bisogna ricercare nuovi meccanismi democratici, con una indispensabile intesa sull’annosa questione della rappresentanza.
Dagli opposti estremismi siamo passati agli opposti egoismi. Gli egoismi si irrobustiscono man mano che le forze politiche diventano più deboli. La realtà è che la Seconda Repubblica è caratterizzata da partiti troppo leggeri, personali, territoriali, in taluni casi semplici comitati elettorali.
I partiti della Prima Repubblica, a differenza delle forze politiche di oggi,  rappresentavano veramente il paese, per intero, da Nord a Sud, da Est a Ovest. Le forze sociali, il sindacato e la Confindustria, non hanno ora più la medesima rappresentatività degli anni d’oro. Bisogna ricreare le ragioni della coesione perché l’Italia si sta sfarinando. La mancanza di coesione determina l’arroccamento. L’arroccamento porta a un dialogo tra sordi.
È difficile a livello politico trovare un comune sentire. E’ possibile invece che, come è avvenuto in altri momenti difficili della storia del nostro paese, si possa costruire qualcosa di positivo a livello sociale.
Lo scenario è inquietante. A marzo le addizionali sull’Irpef per i comuni e per le regioni registrano un aumento del 13%. Ad aprile ci sarà la Tarsu, che si chiamerà Tares, con un ulteriore aggravio fiscale; a giugno occorrerà pagare la prima rata dell’Imu, potenziata rispetto ad un anno fa; sempre a giugno scatterà l’aumento dell’Iva dal 21 al 22%, con effetti di trascinamento sulle tariffe e sul costo della vita; a luglio non ci sarà più disponibilità di fondi per la Cassa integrazione guadagni in deroga.
Occorrerà negoziare con l’Europa, così come ha già fatto la Francia, per avere più tempo per raggiungere il pareggio di bilancio; sarà anche necessario che vengano sbloccate le spese per gli investimenti e per la crescita, a cominciare dal rapido pagamento dei settantacinque miliardi di credito vantati dalle imprese nei confronti delle amministrazioni pubbliche.
Le forze sociali debbono scendere in campo per imporre al mondo politico una agenda con le indicazioni delle priorità per il lavoro e per lo sviluppo. Occorre reagire. Non si può sacrificare l’interesse generale al proprio “particulare”. Si deve superare quel sostanziale scetticismo che determina un pessimismo radicale in cui finisce per incagliarsi ogni progettualità per il futuro.
In questo difficile frangente della nostra vita politica ed economica è interessante ricordare quello che scriveva Adriano Olivetti a premessa di un suo saggio “Democrazia senza partiti”. Presentando negli anni Cinquanta il Movimento Comunità così spingeva a guardare con fiducia al futuro: “Ognuno può suonare senza timore e senza esitazione la nostra campana. Essa ha voce soltanto per un mondo libero, materialmente più fascinoso e spiritualmente più elevato. Suona soltanto per la parte migliore di noi stessi, vibra ogniqualvolta è in gioco il diritto contro la violenza, il debole contro il potente, l’intelligenza contro la forza, il coraggio contro la rassegnazione, la povertà contro l’egoismo, la saggezza e la sapienza contro la fretta e l’improvvisazione, la verità contro l’errore, l’amore contro l’indifferenza”.