L’USCITA DALLA CRISI SARÀ LENTA. SERVONO MISURE IMMEDIATE PER L’OCCUPAZIONE

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L’OPINIONE
di Nicola Tranfaglia
Ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università di Torino

Abituati da alcuni anni, sei per l’esattezza, a lottare contro una crisi economica mondiale che ha fatto perdere più di trenta milioni di posti di lavoro che non sono ancora stati ricuperati,corriamo il rischio di continuare a pensare che i paesi economicamente più avanzati (di cui l’Italia fa ancora parte non nel più esclusivo G7 bensì nel più ampio G20) siano destinati a ritornare in fretta a una situazione positiva e che il problema maggiore continui a riguardare quelli in maggiore difficoltà economiche.
A leggere alcune delle statistiche pubblicate ieri dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro(ILO) si ha la prova che le cose non vanno così, che il nostro paese ha problemi particolari legati al suo sviluppo pre e postunitario ma che altri paesi sicuramente tra i più avanzati soffrono ancora in maniera acuta le conseguenze dell’ultima crisi. Soltanto 6 su 37 delle economie più avanzate hanno registrato quest’anno  tassi di occupazione più alti dei livelli pre-crisi. Si tratta della Germania, dell’Ungheria, di Israele, del Lussemburgo, di Malta e della Svizzera. Dei paesi che hanno verificato il maggior peggioramento in questi ultimi anni, diciotto fanno parte del gruppo più avanzato e più della metà appartiene all’Eurozona, compresa l’Italia con una flessione di oltre il tre per cento nell’ultimo biennio nel caso di Grecia, Spagna, Portogallo e Cipro. Ma a sorpresa ne fanno parte anche paesi come Danimarca e Olanda, Norvegia e Finlandia. 

Il caso dell’Italia – per l’Organizzazione Internazionale – appare un caso significativo  tra quelli dei paesi in continuo declino, guidato da una politica del lavoro che pensa a  misure criticate duramente come quella di sostituire i lavoratori anziani con quelli giovani e con un’assoluta  mancanza di politiche adatte a sostenere l’occupazione giovanile.  
Si segnalano, piuttosto, per conseguire questo obbiettivo importante le iniziative di paesi fuori del gruppo avanzato come il Cile e la Colombia che  segnalano un aumento dell’occupazione in media del 3,5 per cento  negli ultimi cinque anni Nello stesso periodo il tasso di inattività è diminuito nei due paesi rispettivamente del 3,9 per cento e del 5,4 per cento.
Inoltre in Cile la disoccupazione giovanile è scesa in modo costante dal record del 25,1 per cento nel 2009 al 15,8 per cento nel settembre 2012 mentre in Colombia si ridotta nello stesso periodo dal 23,7 per cento al 21,3 per cento.
Infine le previsioni per il 2015 prevedono 54,3 per cento milioni di disoccupati nelle economie avanzate. Ma, come sempre avviene, le previsioni dovranno fare i conti con altre variabili impossibili da calcolare con sufficiente esattezza.
C’è piuttosto la necessità di intervenire in Italia su quelle che sono caratteristiche costanti del nostro mercato del lavoro. Interviene ad aiutarci in questo compito di conoscenza e di azione  uno studio dell’Istituto Cattaneo di Bologna che analizza con precisione le forme di discriminazione ancora in atto nei confronti di individui appartenenti a categorie socialmente svantaggiate (D.Tuorto, Il lavoro difficile ed.Il Mulino) e segnala l’urgenza di interventi che realizzino i principi costituzionali contrari  a un simile modo di procedere (a cominciare dall’articolo 1 all’articolo 3 e  ad altri successivi) e colmino il distacco che ancora esiste dalle norme generali e dai comportamenti contrari delle aziende private ma a volte anche degli enti pubblici verso i lavoratori.