L’OCCUPAZIONE AL CENTRO DELLA LEGGE DI STABILITÀ. URGENTE UN PIANO STRAORDINARIO PER IL LAVORO E PER LA CRESCITA

Nello Formisano

L’intervista del ministro Calenda a Repubblica sulla legge di Stabilità richiede qualche riflessione.
È condivisibile l’idea base dell’intervista: è necessario un indirizzo strategico al quale fare riferimento per tutti i provvedimenti di politica economica.
Questo giornale, proprio pochi giorni fa, pur riconoscendo i  meriti del governo, ha proposto che l’Esecutivo avvii una politica organica di medio – lungo periodo adottando provvedimenti coerenti finalizzati al perseguimento degli obiettivi prioritari senza disperdere gli stanziamenti in mille rivoli. 
Siamo, quindi, pienamente d’accordo che la legge di Stabilità vada incentrata su pochi pilastri intorno ai quali costruire l’intera manovra economica. Le risorse sono scarse e l’utilizzazione ottimale dei fondi disponibili è una esigenza imprescindibile per portare il Paese fuori dalla crisi.
Però, puntare su una politica dell’offerta, incentivando gli investimenti è, a nostro avviso, un grave errore.
Non perché un aumento degli investimenti non sia un fatto positivo, ma perché il problema centrale della economia italiana è la caduta dei consumi.
E se non  si arresta la caduta dei consumi non è possibile alcuna ripresa.
Incentivare gli investimenti, in questa fase, è inutile, in quanto,  in una situazione di domanda stagnante, servirebbe solo a mettere a carico della collettività oneri per stanziamenti già decisi dagli imprenditori senza alcun investimento aggiuntivo e senza alcun vantaggio per la crescita. 
Nessun imprenditore aumenta la produzione se sa che la domanda è ferma o addirittura in declino. Gli incentivi avrebbero l’unico effetto di accrescere gli utili delle imprese. Non a caso il ministro non parla di effetti sulla crescita ma di aumento della competitività. Aumento che, in assenza di domanda interna, potrebbe avere riflessi favorevoli solo sulle esportazioni, riflessi inevitabilmente modesti, vista la congiuntura internazionale.
Ancora più chiaro è stata una autorevole esponente di Confindustria intervenuta nel dibattito: “I risultati non si vedranno nel breve periodo”. Che è un modo elegante per sottrarsi in via preventiva a qualunque verifica sui ritorni delle risorse che vengono richieste con tanta insistenza.
Il Presidente di Confindustria Boccia parla di “assalto alla diligenza”. Ma, sicuramente, non difende la diligenza, chi chiede “scelte selettive” in favore della categoria da lui rappresentata senza prendere alcun impegno a garantire risultati per l’economia nazionale in termini di sviluppo e di occupazione.
Ricordiamo che la disoccupazione è il problema principale dell’Italia, non solo sul piano sociale ma anche a livello economico, in quanto è proprio la bassa occupazione, e soprattutto, la elevatissima disoccupazione giovanile la causa primaria del calo dei consumi e della stagnazione dell’economia.
Perfino il Presidente della BCE, Mario Draghi, che per la funzione che riveste dovrebbe interessarsi soprattutto di finanza, ha lanciato l’allarme sulla disoccupazione giovanile.
Ed è proprio sull’occupazione che bisogna incentrare la prossima manovra. Non un piano straordinario per l’industria, ma un piano straordinario per l’occupazione è la priorità del Paese. In questo piano, a nostro avviso, va ricompreso anche un congelamento temporaneo della legge Fornero che, da un lato, aprirebbe ai giovani le porte del mercato del lavoro, dall’altro aiuterebbe il processo di rinnovamento dell’apparato produttivo, in quanto chiunque può comprendere che compagini aziendali costituite in prevalenza, soprattutto nelle fasce medio – alte, da dipendenti ultrasessantenni, spesso demotivati, costituiscono un ostacolo non secondario all’innovazione. Problema presente in forma ancora più accentuata nella pubblica amministrazione dove il turn-over è fermo da decenni.
In tale contesto possono trovare spazio anche incentivi per l’industria e per gli investimenti. Purché, però, non siano distribuiti a pioggia, siano strettamente vincolati alla creazione di nuovi posti di lavoro e prevedano una severa rendicontazione, con budget precisi, con verifiche periodiche rigorose e con blocco di ogni erogazione e obbligo di restituzione in caso di mancato rispetto degli impegni assunti.