L’ATTENTATO DI ROMA: DUBBI E TIMORI

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L’OPINIONE

di Nicola Tranfaglia Ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università di Torino

L’attentato contro i carabinieri  di guardia a Palazzo Chigi è soltanto il gesto di una persona che sta male o è il segno di qualcosa che può preoccupare gli italiani, oltre che i politici che sarebbero i destinatari  diretti – a quanto pare – di quell’attentato?
L’interrogativo percorre da molte ore le strade e le piazze e i locali delle nostre città e non possiamo far finta che non ci riguardi.
Le cause del disagio e della sofferenza di tanti sono chiare.
Una classe politica e dirigente che, negli ultimi decenni, ha mostrato troppi vizi privati e troppo scarse pubbliche virtù.
La mancanza di lavoro, le condizioni economiche difficili o insufficienti e ancora una società globale e atomizzata in cui anche la solidarietà a volte non c’è o è difficile da trovare e persino da praticare.
Un paese immobile che non cresce ma che, nello stesso tempo, è più disuguale e ingiusto di quanto sia stato a volte in passato. Una crisi, insomma, che è prima di tutto economica e politica, ma che è anche – di sicuro – morale e culturale.
E’ vero, come ha scritto Spataro sull’Unità che “la questione sociale è oggi in Italia la vera emergenza democratica”. Bisogna anche dire che non bastano misure economiche, sia pure necessarie e urgenti che si aspettano dal  nuovo governo, per risolvere i problemi come quelli che nascono da quegli spari a Roma.
La crisi di questi anni ha bisogno di concreti atti di governo, ha bruciato intere famiglie, ha fatto fuggire i più giovani o li ha costretti a lavoretti a trecento euro al mese, ha ingrossato l’esercito dei disoccupati e ha fatto chiudere i cancelli di migliaia di aziende.

A chi oggi accetta di governare spetta un compito difficile e bisogna esserne consapevoli fino in fondo per poter superare gli ostacoli. Oggi c’è, più che in passato o con il populismo berlusconiano al potere, una maggiore libertà per gli individui.
Ma che cosa rimane di questa libertà quando le cose vanno male e si è in ginocchio ? Non c’è il rischio che rimanga soltanto una libertà nichilista e distruttiva come quella che ha spinto Luigi Preiti, l’attentatore di sabato, a risolvere con un gesto irreversibile  la propria crisi spirituale e sociale e a compiere un gesto orribile, di disperata cattiveria?
È questo il quesito centrale  che, ancora una volta, ci assale di fronte al gesto terroristico di fronte a palazzo Chigi e alle terribili conseguenze umane, anche per il carabiniere Giangrande che rischia ancora  di non poter tornare a una vita normale?
Vorremmo poter dire che si è trattato di una  tragedia angosciante  dovuta a un gesto anomalo, dovuto a una persona che sta male, ma non abbiamo tutti gli elementi per una effettiva  sicurezza. 
Soltanto  le prossime settimane  potranno dirci se  si è trattato di un incidente anomalo o di un problema più grande e inquietante da affrontare, in un’Italia ancora devastata e oppressa dalla depressione  economica e da una  crisi morale e culturale tutt’altro che risolta.