L’APPOGGIO DI SANDERS RAFFORZA HILLARY. TRUMP NON CONVINCE I MAGGIORENTI REPUBBLICANI. IL DISSENSO DI CRUZ METTE A RISCHIO IL TEXAS

Donald Trump

La candidata democratica Hillary Clinton ha finalmente ottenuto ufficialmente la nomination dal suo partito. È diventata così la prima donna a concorrere per la presidenza degli Stati Uniti, entrando nella storia e superando lo scoglio delle primarie in cui il suo avversario, il senatore del Vermont Bernie Sanders, le ha dato filo da torcere. Proprio il rapporto con Sanders potrebbe avere una grande importanza nella fase finale della lunga corsa verso la Casa Bianca.
Hillary Clinton, infatti, è considerata una candidata centrista, che non gode di grandissimo favore nell’ala liberal del Partito Democratico. L’alleanza con il senatore dovrebbe riuscire a superare questo problema, realizzando quell’unità che è indispensabile per vincere a novembre.
Donald Trump, in questo momento, appare in vantaggio in qualche sondaggio, ma ha un pesante handicap, in quanto una parte autorevole del suo partito continua a manifestare perplessità nei suoi confronti, per usare un eufemismo. I Bush, padre e figlio, si sono chiusi in un eloquente silenzio. Un tacito dissenso viene anche dagli ultimi due candidati alla Presidenza, Mitt Romney e John McCain, dissenso che potrebbe trasformarsi in una esplicita presa di distanza. 
Chi, invece, si è schierato apertamente contro è lo sfidante di Trump alle primarie, il senatore del Texas Ted Cruz, che ha rifiutato, pubblicamente, di dare il proprio appoggio al tycoon newyorkese.
Il dissenso di Cruz  è foriero di pesanti conseguenze in vista del voto di novembre, in quanto potrebbe condizionare il risultato in Texas, dove il senatore ha un largo seguito. Una eventuale sconfitta a Dallas e dintorni sarebbe la fine per Donald, in quanto nessun candidato repubblicano può aspirare alla Casa Bianca, se non si assicura prima il voto di quello Stato, dove, peraltro, il GOP ha sempre vinto.
In conclusione, sia la Clinton che Trump hanno problemi nel proprio partito. Ma le difficoltà di Trump sono decisamente più elevate che quelle della ex first lady.