L’APE DOVREBBE PORTARE CENTOMILA PENSIONATI IN PIÙ NEL 2017. MA LA MANOVRA È MONCA SE NON PREVEDE ANCHE UN PARALLELO PIANO DI ASSUNZIONI

Ministro del Lavoro Poletti

La legge di bilancio è giunta al Quirinale e si cominciano ad apprendere le prime notizie certe basate sui numeri e non sulle sensazioni e sulle indiscrezioni.
L’APE dovrebbe costare a coloro che ne usufruiranno, salvo nuovi cambiamenti dell’ultimo minuto, meno di quanto si ipotizzava. Il pendolo ha oscillato a lungo, ma, alla fine, sembra che l’asticella si sia fermata su una riduzione del 4,5 per cento l’anno. Non è poco, soprattutto perché il taglio dell’assegno previdenziale che deriva dall’APE va ad aggiungersi a quelli che fisiologicamente gravano sul dipendente che decide di lasciare in anticipo il lavoro.

Certo si poteva fare meglio. Ma è probabile che con questo livello di penalizzazione le adesioni saranno considerevoli. Il governo prevede centomila pensionati in più nel 2017, ma il numero è influenzato in larga parte dall’APE social, quella che riguarda i disoccupati, coloro che hanno un disabile a carico e altre categorie svantaggiate, nonché i lavoratori precoci.
L’APE volontaria sarà scelta, secondo le previsioni, da qualche decina di migliaia di cittadini che possono permettersi una brusca riduzione di reddito ma non indurrà a lasciare il lavoro la massa dei potenziali aventi diritto.
Comunque, centomila prepensionati, pur non essendo sufficienti ad avviare un turn over di massa, sarebbero un numero adeguato per una prova generale di politica economica alternativa.  Si potrebbero verificare sul campo gli effetti di una modifica della Fornero applicata a una platea non vastissima ma significativa, monitorando le ricadute su occupazione, consumi e crescita del PIL, per poi provvedere con interventi più massicci nel prossimo anno.
Questo schema, però, prevede che la manovra non si limiti ai prepensionamenti ma avvii anche un piano di assunzioni, con l’impegno diretto dello Stato nel pubblico e con incentivi alle imprese nel privato.
Sono anni che sosteniamo che l’economia ha bisogno di una scossa e che un massiccio turn over sarebbe la leva per rimettere in moto il processo di sviluppo.
È da sperare che la misura riguardante le assunzioni sia in preparazione e che sia stata posposta solo per avere numeri più affidabili sulle uscite prima di programmare gli ingressi.
Fra l’altro, una proposta che faccia dei prepensionamenti lo strumento per aprire ai giovani il mercato del lavoro incontrerebbe meno obiezioni da parte della Commissione europea.
Infatti, i prepensionamenti senza assunzioni sono un provvedimento di carattere assistenziale. Invece, un pacchetto completo finalizzato a favorire le uscite degli anziani dal mercato del lavoro e a riequilibrare in favore delle nuove generazioni le compagni aziendali nel pubblico e nel privato sarebbe un provvedimento di politica economica funzionale ad accrescere la produttività e la competitività e a rilanciare lo sviluppo, sul quale Bruxelles non potrebbe dire di no.