INELEGGIBILITÀ (DI BERLUSCONI E DI ALTRI), PROPOSTA DI LEGGE DELL’ON. FORMISANO – CENTRO DEMOCRATICO

Nello Formisano

L’on. Nello Formisano, Capogruppo del Centro Democratico, ha presentato una proposta di legge sulla ineleggibilità finalizzata ad eliminare i dubbi interpretativi della disciplina vigente che risale al 1957 e che è stata richiamata da alcuni ambienti, e in particolare dai grillini, per sostenere la ineleggibilità di Berlusconi.
L’on. Formisano parte dalla premessa che, dato che la attuale legge è stata sempre interpretata fin dal 1994 come non riferibile a Berlusconi, oggi non sarebbe possibile una interpretazione innovativa.
Però, appare evidente che la norma, così come è stata finora applicata, è un non senso logico e giuridico.
Ricordiamo che il disposto legislativo dice che sono ineleggibili “coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”
È evidente che nell’economia moderna nessuno ha una concessione di notevole entità economica come persona fisica. E, quindi, quell’ “in proprio” non può che riferirsi ai titolari di pacchetti azionari.
Il conflitto di interessi, inoltre, è molto più concreto e molto più forte per il proprietario di una azienda che subisce le ricadute di eventuali provvedimenti governativi nel suo patrimonio piuttosto che  per il presidente che, se non è anche azionista, riceve solo un compenso dalla società per l’opera prestata.
Di qui l’esigenza di una norma aggiuntiva e chiarificatrice.

La proposta dell’on.Formisano introduce, a tal fine, con una disposizione esplicita e inequivocabile, il principio che l’ineleggibilità riguarda tutti i detentori di partecipazioni rilevanti di una società che sia titolare di una concessione dello Stato. Per la significatività della quota si fa riferimento alla soglia fissata dalla Consob al due per cento.
Con tale norma si chiarisce la portata del divieto evitando l’anomalia in base alla quale, finora, per le concessioni a Mediaset non era considerato eleggibile Confalonieri, mentre era eleggibile Berlusconi. Una anomalia che ha prodotto venti anni di sospetti e di situazioni al limite del grottesco con Berlusconi che usciva dalla sala del Consiglio quando il governo da lui presieduto doveva emanare norme relative alle sue aziende, lasciando a deliberare i ministri da lui designati.
La norma, però, ha valenza molto ampia e non riguarda solo Berlusconi, perché il conflitto di interessi concerne tante altre posizioni che andranno chiarite alla luce della nuova normativa.
La proposta stabilisce , inoltre, che la ineleggibilità comporta la incandidabilità. In tal modo il problema viene affrontato al momento della presentazione delle liste, prima del voto, e il potere di decidere viene sottratto al Parlamento e trasferito agli organi giurisdizionali ordinari, come è giusto che sia in tale materia.
Viene sanata, poi, un’altra carenza della attuale disciplina precisando che la ineleggibilità al Parlamento comporta anche la esclusione dalle cariche di governo, che, stranamente, non è prevista dalla legge del 1957.
Infine, allo scopo di evitare sospetti di intenti persecutori, l’entrata in vigore delle norme viene posposta alla fine della legislatura vigente.
In tal modo, qualunque interessato che si trovi nelle condizioni previste dalla legge avrà tutto il tempo di decidere se dedicarsi alla cura degli affari pubblici o alla propria azienda.